Terra dei Fuochi in Campania, incompleti i dati sul monitoraggio dei tumori

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di Lorenzo Calò

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È una immagine in chiaroscuro quella che ritrae gli effetti in Campania dell’inquinamento ambientale correlato all’incidenza di patologie tumorali: da un lato sfata alcuni pregiudizi e sentenze sommarie basate sulla retorica della Terra dei Fuochi e sulla sorte inevitabilmente segnata per le popolazioni residenti; dall’altro mette impietosamente a nudo le pecche di un sistema dell’assistenza - specie nella sanità pubblica - assolutamente inadeguato se raffrontato con la media statistica nazionale e di gran lunga al di sotto degli standard minimi nel Mezzogiorno. Il tutto messo nero su bianco dalla commissione Sanità del Senato, presidente Emilia De Biasi (senatrice Pd eletta in Lombardia) che ieri ha depositato la corposa relazione - 156 pagine - scaturita dall’indagine conoscitiva condotta in Campania e, particolarmente, tra le province di Napoli e Caserta. Il testo verrà discusso e approvato la prossima settimana. «Un’indagine che serve a fare chiarezza su un tema spesso conflittuale - spiega il senatore Lucio Romano, relatore dello studio, che per quattro anni ha raccolto, analizzato e catalogato una messe impressionante di dati - ma che all’evidenza scientifica dei riscontri ottenuti conferma un trend allarmante: nell’area dei 90 comuni fra Napoli e Caserta ricompresi nel perimetro della cosiddetta Terra dei Fuochi, l’aumento della mortalità complessiva per cause riconducibili a tumori è nettamente più elevato rispetto a tutte le altre regioni del Mezzogiorno».

L’area della Terra dei fuochi è stata così delineata: 90 comuni suddivisi per Registro Tumori (RT)/Asl sono 34 per il RT/Asl Caserta; 35 per il RT/Asl Napoli 3 Sud; 20 per il RT/Asl Napoli 2 Nord; 1 per RT/Asl Napoli 1 Centro. «In provincia di Caserta - si legge nella relazione - i deceduti per tumore, nel triennio 2008/2010, sono stati 6.071: nei maschi 3.660 (60,3%) e nelle femmine 2.411 (39,7%), su un totale di 21.886 decessi per tutte le cause. In provincia di Napoli il tasso complessivo di mortalità oncologica nel confronto con i dati nazionali e del Sud risulta più elevato per tutti i tumori rilevati; in particolare, sulla mortalità pesano i maggiori tassi di incidenza dei tumori del polmone e del fegato, entrambi a cattiva prognosi». Da sottolineare, inoltre, che il più ampio spettro temporale di analisi è garantito soltanto nel territorio dell’Asl Napoli 3 Sud che «copre» una popolazione «a rischio ambientale» di 622mila abitanti (il 52,5% della popolazione totale del Registro e 24,5% dell’intera popolazione inclusa nel perimetro della Terra dei Fuochi). Il dato si riallinea alla media nazionale nel caso dell’insorgenza di tumori in fascia pediatrica dove - evidenzia lo studio - negli ultimi anni le cifre relative alla Campania risultano omogenee rispetto alla media statistica nazionale. «Ma va anche ribadito - precisa Romano - che in letteratura scientifica la mortalità è un indice di esito, un fattore cioè determinato da precarietà di accesso alla diagnostica e all’assistenza; inoltre, nel caso della Campania, ci troviamo di fronte a una carenza strutturale negli screening oncologici che pongono la regione agli ultimi livelli in Italia. L’altro elemento di valutazione inserito nel rapporto è l’indice di rischio, vale a dire quei fattori contingenti che incidono direttamente sulle cause di morte: e in questo caso le risultanze relative all’area dell’Asl Napoli 3 Sud (Nola, Acerra, Pomigliano) confermano un’incidenza statisticamente significativa sulla frequenza dei decessi pari a un +46 per cento nei maschi e un +21 per cento nelle femmine». Non va meglio in provincia di Caserta dove per i 34 comuni dell’area Terra dei Fuochi è ancora in corso l’analisi dei dati «geo-referenziati» per micro-aree: dunque non è possibile, almeno per ora, elaborare uno schema attendibile sotto il profilo epidemiologico.

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Giovedì 9 Novembre 2017, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 8 Novembre, 22:13
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