La strage del bus: «Troppi ritardi al processo, vogliamo giustizia per i nostri cari»

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di Nello Mazzone

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«Ho perso tutto, sto soffrendo ogni giorno di più. Vorrei solo un po' di giustizia». È il grido di dolore di Clorinda Iaccarino, 48enne di Pozzuoli che quella maledetta sera del 28 luglio 2013 era sul bus della morte e vide morire sotto i suoi occhi il marito Antonio Del Giudice, mentre le sue due figlie poco più che adolescenti, Silvana e Simona, morirono qualche ora dopo. Un dolore che diventa rabbia anche per la famiglia Lanuto, per i De Felice, per i Caiazzo e per Giuseppe Bruno, presidente dell'associazione «Vittime della A16», che ha perduto nello schianto i suoi genitori Salvatore e Maria Elisabetta.
 
 

«Si stanno accumulando troppi ritardi e stanno cercando di rimandare il più possibile il momento della sentenza con l'accertamento delle tante responsabilità di questa tristissima storia tuona Giuseppe Bruno - ma noi diciamo basta e per il 18 ottobre, alla prossima udienza fissata dal giudice Buono, mobiliteremo tutti i familiari delle quaranta vittime e terremo un sit-in sotto il tribunale per chiedere che la giustizia decida in tempi rapidi». La voce di Giuseppe si fa tremolante, ancora oggi, quando rievoca quella domenica di festa per la comitiva di una cinquantina di persone partite da Monterusciello, periferia di Pozzuoli, trasformatasi all'improvviso in tragedia all'altezza del viadotto Acqualonga della A16 Napoli-Bari e che attende ancora una sua verità giudiziaria. Dopo 4 anni e migliaia di pagine di relazioni tecniche stilate dai periti, centinaia di ore di dibattimento e decine di udienze non c'è ancora una sentenza. La Iaccarino dal 2013 invoca ogni giorno giustizia. Come fa Patrizia De Felice, che finora ha assistito nel tribunale di Avellino a tutte le udienze di questo lunghissimo processo, che vede imputati oltre al fratello dell'autista morto nell'incidente, anche due dirigenti della società Autostrade e due funzionari della Motorizzazione civile. Patrizia ha visto morire sotto i suoi occhi il marito Luciano, nel volo giù dal viadotto. «Mi rivolgo a tutti i familiari delle vittime dice Patrizia in un post sulla pagina Facebook dedicata al ricordo Nel vostro cuore avete un pezzo del cuore dei nostri familiari morti. Per questo fatevi avanti, nelle udienze combattiamo e diamo loro giustizia per farli riposare in pace. E, forse, in questo modo magari riusciremo finalmente a riposare anche noi».
 

«Chiediamo giustizia, ma stiamo andando troppo a rilento e temiamo che i vertici della società Autostrade e i funzionari della Motorizzazione civile possano farla franca aggiunge Bruno, a nome dell'associazione nata dopo il 28 luglio 2013 Siamo convinti che il sacrificio dei nostri familiari abbia scoperchiato il vaso di Pandora, come sta emergendo da inchieste parallele sul presunto giro di revisioni false e sullo stato di manutenzione dei guardrail. Secondo noi non si tratta di casi isolati, perciò chiediamo di controllare tutti i bus revisionati negli ultimi anni e l'intera rete autostradale, perché mi sembra poco probabile che solo in quel curvone della A16 i tiranti e i new jersey erano corrosi. E se lo fossero anche altrove?».

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Domenica 8 Ottobre 2017, 11:14 - Ultimo aggiornamento: 08-10-2017 11:14
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2 di 2 commenti presenti
2017-10-08 13:04:37
E se lo fossero anche altrove? Sicuramente.
2017-10-08 12:53:01
la società autostrade è un colosso. i colossi non vanno processati anche quando hanno colpe gravi, una soluzione all'italiana molto praticata fino ad oggi a favore di qualche squallido personaggio "politico" è sempre la prescrizione, familiari delle vitime fatevi coraggio, il gigante golia è sempre vivo e davide è morto da tempo.

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