Spinello, coltelli e impennate
la vetrina social del baby-bullo

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di Ferdinando Bocchetti

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 MUGNANO. «La galera non mi fa paura, mi fa paura più la fame». È una delle ultime frasi choc pubblicate su Facebook da uno dei bulli che hanno pestato a sangue il piccolo Fabio, lo studente della media Filippo Illuminato aggredito con pugni e calci a Mugnano: la foto della vittima del raid con i segni dell’aggressione, pubblicata dal padre, ha fatto il giro del web. L’autore del post, individuato grazie alle ricerche effettuate sui social network dai genitori del 13enne, è il più grande della gang di giovanissimi, tutti di età inferiore ai 14 anni, che ha agito venerdì scorso.

Quella frase è stata postata proprio nei giorni successivi al pestaggio, ma non è chiaro se vi sia un nesso diretto con i fatti che si sono verificati in via Cesare Pavese. Scorrendo il profilo Facebook di Antonio (nome di fantasia), ci si imbatte in un unico leitmotiv: parole e foto inneggiano alla violenza e ad un concetto assai discutibile di «virilità». E poi ancora, minacce, citazioni di film e canzoni, un sequenza di espressioni zeppe di errori grammaticali. In questa pagina c’è, insomma, tutto il campionario del criminale in erba. Linguaggio e atteggiamenti sono quelli tipici dei ragazzini cresciuti a pane e Gomorra. Eppure Antonio, a guardarlo bene, non è altro che un bambino.

Ha un fisico esile, che tradisce la sua giovanissima età, ma prova a fare lo sguardo da duro e a mostrarsi sicuro di sé. Disprezzo per le regole e per le forze dell’ordine: la sua bacheca è lo specchio fedele di un contesto sociale che premia i furbi, i più forti, i violenti e, soprattutto, chi non tradisce gli «amici». Il giovane bullo è spesso circondato da amici, anch’essi giovanissimi. Tutti hanno voglia di apparire più grandi della loro età. Sguardi truci, l’aria fiera. «Chi mi pestava i piedi ora è zoppo - scrive Antonio in un altro post pubblicato soltanto pochi giorni fa - e chi voleva vedermi morto ora è morto». In una foto è alla guida di uno scooter. Sfida i compagni in un’esibizione di impennate sulla ruota posteriore e scommette, scrivendo in dialetto stretto, che nessuno riuscirà a battere il suo record. I suoi post catturano parecchi like.

Gli interlocutori sono perlopiù gli amici (anzi, come li chiama lui, «i miei fratelli»), ma anche ragazzine che commentano e condividono. Lo logica del branco è esaltata con un post che è tutto un programma: «Per una ragazza cento mazzate, per un compagno centouno coltellate». E ancora: «Non sto bene con la testa. Dio perdona tutti? Io ero assente a quella lezione». In mezzo a tanti frasi ad effetto, foto di coltelli e di spinelli fumati in gruppo. Il frasario, in questo caso, è mutuato dalle canzoni dei rapper più famosi tra gli adolescenti. «Fumo ganja olandese senza uscire dal mio quartiere»; «Fumano e parlano lingue diverse, però non ci parlano ai carabinieri».

L’aggressore di Fabio sembra intenerirsi soltanto davanti alle foto di un neonato, forse il fratellino, postate di recente sulla sua bacheca. «Ti amo, vita mia», scrive in uno dei rari momenti in cui prova a tornare bambino e non si atteggia a leader di una gang metropolitana. Antonio e gli altri due autori del pestaggio, tutti già individuati, non sono stati ancora ascoltati dai carabinieri. I militari hanno segnalato il caso all’autorità giudiziaria, ma non è ancora chiaro se e quando i genitori dei bulli saranno convocati in caserma e se sarà richiesto l’intervento degli psicologi e degli operatori dei servizi sociali del Comune. Un paradosso, secondo un nutrito gruppo di genitori che ieri si è recato in municipio, a Mugnano, per richiedere maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio.


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Martedì 21 Marzo 2017, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 20 Marzo, 20:34
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