Tragedia della Solfatara, svolta nell'inchiesta: indagato il gestore del parco

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di Nello Mazzone

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POZZUOLI. C'è una prima svolta nelle indagini sulla tragica morte di Massimiliano Carrer, della moglie Tiziana e del loro figlio Lorenzo di 11 anni avvenuta una settimana fa nel cratere della Solfatara: c'è un iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi accusatoria di omicidio colposo plurimo e, nello strettissimo riserbo in cui si sta muovendo la procura di Napoli, trapela che si tratterebbe dell'amministratore unico della società «Vulcano Solfarata srl» Giorgio Angarano. Un atto dovuto, innanzitutto per consentire all'indagato di poter nominare un proprio perito di fiducia e un avvocato che dovranno prendere parte all'esame autoptico delle salme della famiglia Carrer, il cui unico superstite è il piccolo Alessio di 8 anni che tre giorni fa è ritornato con i nonni nella casa di Meolo, in provincia di Venezia. I pm titolari del fascicolo di indagine, Anna Frasca e Giuliana Giuliano, non hanno ancora ufficializzato la data delle autopsie che dovrebbero tenersi tra domani e giovedi mattina. Soltanto dopo i feretri dei Carrer saranno trasportati a Meolo: il mesto viaggio in Veneto è stato organizzato direttamente dal Comune di Pozzuoli, che si farà carico del trasporto.

Dall'autopsia potrebbero arrivare già indicazioni utili ai pm coordinati dall'aggiunto Giuseppe Lucantonio, per una inchiesta delicata che sta seguendo con attenzione anche il capo della procura partenopea Giovanni Melillo. Il fascicolo di indagine è stato affidato alla sesta sezione, quella specializzata nei reati legati alla colpa professionale e agli incidenti sui luoghi di lavoro. Ed è facile intuire come l'attenzione degli inquirenti si sia concentrata sui vertici della «Vulcano Solfatara srl», società privata della famiglia Angarano che è proprietaria del cratere della Solfatara, e su Giorgio Angarano, che a maggio scorso insieme a rappresentanti dell'Ingv, dell'Osservatorio Vesuviano e dell'ordine campano dei geologi ha partecipato al «Totò Solfatara Day» in qualità di direttore del vulcano Solfatara. Nelle sue prerogative e nei suoi compiti di direttore dell'area vulcanica ragionano i pm c'erano anche quelli relativi alla gestione della sicurezza del sito? E, ancora, toccava a lui consegnare al Comune di Pozzuoli e far eseguire il piano di sicurezza contro i rischi che, secondo il dirigente comunale della Protezione civile Franco Alberto De Simone «non risulterebbe essere stato depositato»?

Ma i pm vogliono anche accertare il racconto di alcuni testimoni che hanno spiegato al Mattino che la voragine nella quale sono rimasti inghiottiti il piccolo Lorenzo, il suo papà Massimiliano e la mamma Tiziana nel disperato tentativo di uscire da quella camera a gas sotterranea, profonda un paio di metri, «non si trovava all'interno della zona recintata e interdetta, bensì all'esterno di essa e nell'area aperta al passaggio dei visitatori». Toccherà al perito incaricato dalla procura chiarire se quella voragine si era già aperta giorni prima della tragedia a causa delle abbondanti piogge del weekend precedente, come mostrerebbe un video postato su Youtube dal sito di informazione locale Pozzuoli21, e se davvero era stata segnalata soltanto con una piccola catena che non avrebbe retto al peso del ragazzino di 11 anni. Lorenzo, insomma, non avrebbe scavalcato alcuna recinzione né avrebbe violato alcuna zona off-limits all'interno delle staccionate, ma sarebbe inciampato nella catena posta sopra la buca probabilmente mentre scattava una fotografia. Diversi testimoni raccontano che la buca killer non si trova nella parte delimitata dalla staccionata di legno, bensì nel tratto esterno alla Fangaia. Lo si vede dalla prospettiva dei palazzoni popolari di via Seconda Traversa Coste d'Agnano che affacciano sul cratere. Lo si intuisce guardando il tour virtuale sul sito ufficiale www.vulcanosolfatara.it, datato dicembre 2014, in cui si vedono turisti che transitano a pochi metri dal punto dove nei giorni scorsi si è aperta la voragine killer all'esterno delle staccionate.

Visitare il vulcano oggi è impossibile, poiché l'area è ancora sotto sequestro per ordine della magistratura che ha disposto una serie di accertamenti tecnici e di rilevazioni per accertare le eventuali responsabilità soprattutto in materia di sicurezza. L'area della voragine andava interdetta in modo più marcato? Era opportuno segnalarla espressamente ai visitatori ed era opportuno prevedere una presenza maggiore di vigilantes lungo il percorso? Ipotesi. Per ora solo tante domande alle quali toccherà alla magistratura dare una risposta, nel prosieguo di una indagine che si presenta complicata anche da un vuoto normativo per quanto attiene la gestione delle aree vulcaniche private aperte al pubblico.


 
Martedì 19 Settembre 2017, 10:19 - Ultimo aggiornamento: 20-09-2017 13:53
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