«Sarà brutto e inutile», «No, porterà economia»: il corno rosso di Natale fa già litigare

di Maria Chiara Aulisio

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 Sarà pure pieno agosto e trenta gradi all’ombra ma l’installazione di Natale alla Rotonda Diaz - quei sessanta metri di corno rosso fuoco che dal prossimo dicembre troneggeranno là dove era stato piazzato Nalbero - continua a far discutere e probabilmente lo farà fino ad allora. Dalle pagine del Mattino l’architetto Raffaele Aragona ha lanciato un appello a quella che, nel suo articolo, ha definito l’«elite» napoletana, esortando alla «ribellione coloro che, bene a ragione, per professione e per bagaglio culturale, vantano un approccio diverso alle questioni cittadine, una sensibilità mirata ai valori del paesaggio e anche un’attenzione maggiore al rispetto delle regole».

Il primo a rispondere all’appello di Aragona, e a dire la sua, è l’antropologo napoletano Marino Niola a cui, non solo il corno piace molto, ma soprattutto non va giù l’idea che se ne stia facendo una questione solo estetica e soprattutto di gusto: «Quando si parla di bellezza o bruttezza mi piacerebbe sapere chi è che stabilisce le categorie del buon gusto. - spiega l’antropologo - Qui si tratta di una installazione cittadina, non dell’arredamento del salotto di casa propria dove, giustamente, ognuno fa quello che vuole».

La questione per Marino Niola è infatti tutt’altra. Quale? «Quella puramente economica. Si continua a parlare del corno come se fosse un opera d’arte, non lo è. Si tratta invece di un potente attrattore turistico: Nalbero ha avuto centinaia di migliaia di visitatori, la sera di Capodanno registrò il tutto esaurito, esattamente come avviene a Berlino, nella “Humboldt box”: scatoloni enormi piazzati nel cuore della città tedesca, eppure nessun berlinese mi pare ne abbia mai fatto una questione di lesa maestà. Meglio convincersi: la modernità è pop». Dall’antropologo all’architetto, pareri profondamente diversi. Massimo Pica Ciamarra va oltre, sorride quando sente parlare di «elite» e si appella invece alla «popolazione nel suo insieme».

«Il problema - spiega meglio - non è il corno, e nemmeno Nalbero, roba destinata a chiudersi in qualche mese senza lasciare traccia. È il contributo alla “discultura” della città sul quale bisognerebbe riflettere. È il modo in cui la classe politico-amministrativa contribuisce al degrado culturale nel suo insieme che mi preoccupa. Se pensiamo che la nostra identità sia il corno, - conclude l’architetto - quell’installazione è un contributo ad avvalorare stereotipi negativi e a ridurre ulteriormente il quoziente intellettivo culturale medio». Quando si parla di corni l’artista Lello Esposito non si tira mai indietro: «Vorrei vedere il contrario... Ho iniziato io a tradurre questo simbolo della scaramanzia napoletana in arte pura e mi fa piacere constatare che sia diventato patrimonio di tutti. Se mi piace? Perché no, anche se preferirei esprimermi alla fine, al netto delle polemiche, quando l’installazione sarà montata».

Ecco, questo è un altro punto sul quale Eduardo Cicelyn invita alla riflessione: «Quando presentavo un progetto alla sovrintendenza - spiega il gallerista di CasaMadre - si trattava esattamente di quello che poi avrei realizzato. Oggi così non è: ti fanno vedere una cosa e poi ne montano un’altra, è successo l’anno scorso, accadrà di nuovo. Attenzione però: se il corno sarà brutto come brutto fu Nalbero, il rapporto tra il sindaco e i napoletani ne risentirà. Qui si toccano elementi simbolici profondi e reali». Cicelyn azzarda pure un paragone: «Già lo vedo: un gigantesco chiosco abusivo di Mergellina su cui hanno piazzato un cappello a forma di corno. Il peggior De Magistris, insomma: esibizionista, insolente e volgare. Il corno di oggi è la bandana di ieri».

L’installazione natalizia che l’Italstage di Pasquale Aumenta si è aggiudicata per il secondo anno consecutivo non piace neanche all’attrice Cristina Donadio che si dichiara assolutamente contraria, e non solo al corno, ma pure «al peperoncino, al presepe e a tutto quello che in qualche modo mette a rischio il fascino del lungomare». «Un luogo intoccabile» per la mitica Scianel di Gomorra, «talmente bello così com’è che qualunque cosa sarebbe anti-estetica».


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Domenica 13 Agosto 2017, 12:25 - Ultimo aggiornamento: 13-08-2017 18:46
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