Sanatoria a Ischia, 1100 case sotto esame: se vincoli no condono

di Francesco Pacifico

0
  • 31
Guai a chiamarlo condono, ma nessun reale passo indietro sulla sanatoria a Ischia. Il tutto mentre spunta anche una leggina per regolarizzare le piccole cubature non autorizzate nelle aree colpite dal sisma in Centro Italia. Ieri alla Camera il premier Giuseppe Conte ha, da un lato, rivendicato l'articolo 25 del decreto Genova, quello che vuole velocizzare la valutazione delle domande di sanatoria presentate negli anni scorsi e mai vagliate dai Comuni. Dall'altro, ha voluto chiarirne il perimetro d'applicazione. «A Ischia - ha spiegato il presidente del Consiglio durante un question time alla Camera - ci sono 28mila domande di condono di oltre 20 anni fa. Per il terremoto ci sono 1100 case danneggiate: il decreto dispone di esaminare le istanze avviate molti lustri orsono e ha disposto solo la definizione relativa. Laddove per le case da regolarizzare ci siano vincoli idrogeologici o altri vincoli la regolarizzazione non andrà concessa e si dovrà procedere alla demolizione».
Ma dietro queste parole non c'è - come si potrebbe pensare - la volontà di riscrivere l'articolo contestato. Lo dimostra il fatto che ai senatori della commissione Lavori Pubblici del Senato, che devono approvare il decreto Genova, è stato chiesto di chiudere il dossier entro domani, al massimo lunedì prossimo, nonostante manchino ancora i pareri delle altre commissioni parlamentari coinvolte.
I CINQUESTELLE
Spiega Agostino Santillo, senatore dei Cinquestelle e membro della commissione Lavori Pubblici: «Non è un condono quello relativo a Ischia, ma soltanto uno strumento per velocizzare le pratiche presentate e mai vagliate soltanto nei Comuni colpiti dal sisma dello scorso anno. I sindaci hanno 60 giorni per dare valutare la pratica: se la risposta è positiva, chi ha una casa che si può condonare, può ottenere il contributo per la ricostruzione da 10mila euro. Chi non è in queste condizioni, deve abbatterla».
LE MODIFICHE
In attesa di vedere gli emendamenti al decreto Genova, dal Pd il senatore Andrea Ferrazza ha chiesto «uno stralcio dell'articolo 25, perché è un condono vero e proprio». Soprattutto gli ambientalisti e i partiti di opposizione hanno criticato la scrittura della norma, facendo notare sia che gli amministratori locali non si sono mai mostrati virtuosi nella difesa dell'ambiente sia, soprattutto, che l'articolo 25 velocizza anche le pratiche presentate per il condono del 1985. Che, rispetto a quelli del 1994 e del 2003, non prevede paletti per le aree vincolate. «A Ischia c'è un piano paesaggistico del 1999 - replica Santillo - e quello è inderogabile, dovrebbe evitare ogni abuso. Per quanto riguarda i Comuni, con il limite dei 60 giorni, dovranno prendersi le loro responsabilità. Dai nostri calcoli, su 1.700 case lesionate a Ischia, 440 hanno presentato la pratica per la sanatoria dopo il 2003».
A ben guardare gli umori della maggioranza, non c'è - almeno al momento la voglia e il tempo di presentare emendamenti correttivi al Decreto Genova. Anche se il Servizio bilancio del Senato ha richiamato il governo sia sui fondi per la ricostruzione del Ponte Morandi nel capoluogo ligure sia per avere maggiore chiarezza sul numero di case da sanare nell'Isola Verde. Intanto, come detto, nel passaggio da Montecitorio a Palazzo Madama due deputati marchigiani - il leghista Tullio Patassini e la pentastellata Patrizia Terzoni - hanno proposto un emendamento che finisce per facilitare le sanatorie delle cosiddette piccole difformità nelle abitazioni lesionate dai terremoti in Abruzzo, Umbria, Marche e Lazio. La norma, che in un primo tempo doveva entrare nel decreto Terremoti di luglio, è stata suggerita dai sindaci marchigiani ai loro parlamentari: in passato chi aveva subito dei danni, non poteva accedere al credito d'imposta per la ricostruzione, se mancava la cosiddetta attestazione di conformità. Un atto impossibile da ottenere, se lo stato catastale era cambiato nel tempo. La leggina inserita nel decreto Genova ne prevede invece la concessione, anche se c'è una difformità non superiore al 20 per cento nella superficie e al 5 per cento della cubatura: basta pagare una multa non superiore ai 5mila euro. Secondo Stefano Patuanelli, capogruppo al Senato del Cinquestelle, «si è voluto soltanto accorpare due norme, l'ottenimento dei bonus per la ricostruzione e l'autorizzazione all'aumento delle cubature previsto dai piani casa regionali già esistenti, per snellire la burocrazia».
Giovedì 8 Novembre 2018, 08:31 - Ultimo aggiornamento: 08-11-2018 17:59
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP