Napoli, a 30 anni sfregiano il Plebiscito, sorpresi dai vigili: solo denunciati

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di Paolo Barbuto

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Quel tizio vestito di nero che vedete accovacciato nella foto al centro di questa pagina, si chiama Raffaele, ma la ragazza lo chiama Raffy. Alle sue spalle c’è una giovane donna, anche lei vestita di nero, è Anna: la foto è un po’ mossa perché è stata estratta da un video registrato durante la corsa dell’agente della polizia municipale che stava tentando di bloccarli. Purtroppo non è riuscito a fermare quella mano barbara, così Raffy e Anna hanno avuto il tempo di lasciare il loro segno indelebile nel cuore della Napoli turistica, a Piazza del Plebiscito. Però i due sono stati fermati, identificati e denunciati: risponderanno davanti al giudice per aver sfregiato la città. 

Raffy e Anna non si sono limitati a disegnare un piccolo simbolo del loro amore. Bomboletta di spray nero alla mano hanno lasciato ovunque le scritte con i loro nomi circondati da cuoricini e fiorellini; quella con i due nomi e la data d’inizio della loro storia però, per colpa di quei curiosoni dei vigili, non è stata completata: sei maggio, ma di quale anno? 
 

Quando sono stati avvicinati dagli agenti del reparto motociclisti al comando del capitano Ciro Colimoro, li hanno guardati interrogativi: che volete da noi? Non erano nemmeno consapevoli dello scempio che avevano appena commesso, non riuscivano a spiegarsi il perché di quell’intervento così severo nei loro confronti: perché accanirsi su due ragazzi innamorati la cui unica colpa è di aver imbrattato il porticato di San Francesco di Paola nella piazza più conosciuta di Napoli?

I due sono stati identificati, la bomboletta spray di vernice nera è stata sequestrata anche se ormai era quasi vuota perché il romanzo dell’amore di Raffy e Anna ha preteso lunghe spiegazioni su pareti e colonne del porticato del Plebiscito. Per entrambi è scattata la denuncia: articolo 639 del codice penale, severo con chi imbratta i monumenti. «Se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico - scrive il legislatore - si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da mille a tremila euro», per i recidivi la multa sale a diecimila euro. Raffy e Anna sono andati molto vicini a quest’ultima ipotesi, quella della recidiva, e ora vi spieghiamo il perché.
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Sabato 26 Maggio 2018, 22:58 - Ultimo aggiornamento: 27-05-2018 10:52
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COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 19 commenti presenti
2018-05-28 17:54:32
Ogni anno questi scempi ci costano 3 milioni di euro per toglierli. E i cittadini pagano e il comune è in dissesto, carcere in flagranza di reato e multe molto più salate.
2018-05-27 21:54:13
Basterebbe ripristinare i campi di lavoro forzato e la confisca della casa come risarcimento allo Stato, e cesserebbe di colpo il fenomeno...
2018-05-27 18:27:01
Processo per direttissima e 3 anni di carcere (senza sospensione della pena) per chi imbratta o deteriora il decoro urbano….
2018-05-27 16:31:52
Bhe questi a trent'anni se fanno cose del genere sono irrecuperabili.Piuttosto per le bombolette si dovrebbe richiedere un documento d'identità visto l'uso sconsiderato e teppistico di tanti dementi.
2018-05-27 12:48:56
LA SOLUZIONE a questo atavico problema è una sola, dato che in ogni caso i manicomi sono ormai stati chiusi, ed il caso è a volte diffuso anche tra i teenager: una SUPERTASSA su queste maledette bombolette di vernice, e finalmente le togliamo dalle mani dei perditempo. Chi ne fa uso professionale si motivi a spendere 40-50 euro a bomboletta, mentre i fannulloni del degrado si troveranno finalmente hobbies alternativi meno dannosi. Con la citata tassa si pagherebbe il decoro urbano.

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