Processo Cpl Concordia, il pm chiede sei anni e 4 mesi per l'ex sindaco di Ischia

di Leandro Del Gaudio

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Per la Procura di Napoli non ci sono dubbi: l'ex sindaco di Ischia Giosi Ferrandino si sarebbe messo a disposizione di un potente gruppo imprenditoriale nazionale - parliamo di Cpl Concordia -, sponsorizzando la metanizzazione di alcuni comuni dell'Isola verde in cambio di alcuni favori. Un asservimento delle proprie funzioni, ma dovuto a cosa?
Possibilità di carriera politica, ma anche una consulenza in Cpl offerta al fratello di Giosi, quel Massimo Ferrandino tuttora imputato (e in attesa di un processo che tarda a decollare) dinanzi ai giudici del Tribunale di Modena; poi una convenzione tra la Cpl Concordia e l'albergo della famiglia Ferradino; infine un viaggio in Tunisia, che il sindaco avrebbe fatto assieme all'ex management della Cpl.
Due anni e mezzo dopo l'inchiesta terremoto sull'appalto energetico a Ischia, tocca alla Procura offrire le proprie conclusioni dinanzi ai giudici della prima sezione penale (presidente Pellecchia). Per l'ex sindaco di Ischia, ci sono due richieste di condanna: la prima a tre anni di reclusione, per un'ipotesi di corruzione impropria, che risaliva proprio al suo ruolo di presunto sponsor di Cpl Concordia (chiesti tre anni anche per il dirigente ufficio tecnico del comune di Ischia Silvano Arcamone); la seconda a tre anni e quattro mesi, in virtù di una nuova e recente contestazione mossa a Ferrandino dalla Procura, in relazione ad una presunta pressione esercitata dall'ex sindaco nei confronti di una ditta appaltatrice, per far passare dei tubi all'interno un albergo ischitano che risultava così favorito in termini energetici.
Due richieste di condanna, l'ex sindaco rischia così una pena di sei anni e quattro mesi.

 

Aula 118, tocca al pm Celeste Carrano trarre le conseguenze dopo circa due anni di istruttoria, al termine di un lavoro investigativo condotto nella fase preliminare delle indagini accanto ai colleghi Giusy Loreto e Henry John Woodcock. Ricordate la primavera estate del 2015? Inchiesta monstre, al termine degli accertamenti condotti dai militari del Noe, all'epoca guidati dall'ufficiale Gian Paolo Scafarto, lo stesso che ha scritto le informative del caso Consip e che proprio questa mattina è atteso a Roma, accanto al suo avvocato, per difendersi dall'accusa di depistaggio. Tutto nasce da lì, da Ischia, dall'ipotesi di un accordo politico imprenditoriale tra settori della pubblica amministrazione e il colosso delle coop di sinistra. Intercettazioni, pedinamenti, virus spia, fino ad entrare negli uffici romani della Cpl. Arresti e sequestri, anche se poi alcune misure cautelari vennero revocate in sede di Riesame, l'ipotesi principale puntava sul ruolo di Ferrandino. Stando alla ricostruzione della Procura di Napoli, l'ex sindaco di Ischia avrebbe fatto da garante o da sponsor occulto per la metanizzazione di Ischia, anche al cospetto di altri comuni isolani. Per mesi, sotto i riflettori sarebbero finiti anche i comuni di Casamicciola (che si sarebbe impegnato ad accogliere il progetto, senza fornire però alcuna sponda concreta); poi i comuni di Lacco Ameno e Forio (anche qui, nessun intervento concreto da parte di Cpl). Scenari su cui sono stati sentiti a dibattimento sindaci e responsabili amministrativi, in un processo decisamente più «leggero» rispetto alle premesse.
Come è noto, l'inchiesta è stata spacchettata per competenza territoriale e funzionale. Se a Napoli si sta processando il presunto sindaco corrotto, per la stessa vicenda dovrà iniziare il processo a carico del presunto corruttore Roberto Casari, ex patron della Cpl Concordia: per lui il processo è a Modena, dove è stato trasferito il reato di associazione per delinquere. Difeso dai penalisti Luigi Chiappero, Stefania Nubile e Luigi Sena, Casari è stato recentemente assolto dinanzi al Tribunale di Napoli nord (accusa di concorso esterno in associazione camorristica, per la metanizzazione dell'agro aversano), ieri mattina la sua presenza in aula non è passata inosservata.
Osservatore speciale, in attesa che prenda le mosse il «suo» processo a Modena, quello della presunta associazione per delinquere all'ombra della Cpl Concordia.
Una vicenda che da due anni e mezzo attira l'attenzione dei media, anche per il clamore dei personaggi coinvolti da brandelli di intercettazioni e scampoli di conversazioni da parte di terzi. È il caso di Massimo D'Alema, che finì per qualche giorno nel tritacarne, in relazione alla presunta sponsorizzazione di un libro di economia a sua firma e al vino prodotto in una sua tenuta (ovviamente fatti privi di rilevanza penale); ma anche di ufficiali del calibro del generale della Finanza Michele Adinolfi, a sua volta intercettato in questa indagine mentre dialoga scherzosamente con Matteo Renzi, in una ipotesi investigativa poi archiviata dalla stessa Procura.
Facce diverse dello stesso fascicolo, prima che i giudici del Riesame decidessero di spedire gli atti a Modena, su cui oggi sono state depositate le richieste di condanna dei pm. Tocca alla difesa (gli avvocati Alfonso Furgiuele e Giovan Battista Vignola per Ferrandino; e Roberto Guida e Gennaro Tortora per Arcamone), replicare alla richiesta di condanna, a partire da prossimo nove gennaio.
Martedì 19 Dicembre 2017, 19:15 - Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre, 09:19
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