Omicidio Materazzo, la sfida di Luca: affronta il processo e rischia l'ergastolo

di Leandro Del Gaudio

Non mostra segni di cedimento, appare determinato a giocarsi le sue chance fino alla fine. Sa di essere al centro della partita processuale e questa mattina è pronto a giocare le proprie carte. Fino in fondo, fino alla fine, senza scorciatoie. Non appare intimorito Luca Materazzo, alla vigilia della prima udienza utile dinanzi al gup per definire il proprio destino di imputato. Trasferito da qualche giorno nel carcere di Secondigliano, Luca Materazzo ha trascorso gli ultimi giorni a studiare quella montagna di carte che correda il processo a suo carico, lui, unico imputato per l’omicidio del fratello Vittorio. Quattordici mesi dopo il delitto di viale Maria Cristina di Savoia, si entra decisamente nel vivo. Cosa farà il 36 enne di Chiaia? Punterà sul rito abbreviato? O aspetterà il rinvio a giudizio dinanzi a una Corte di assise? Processo a porte chiuse, con un rito che potrebbe scongiurare la condanna all’ergastolo? O un dibattimento a porte aperte, con decine di testimoni in aula? Una scelta che verrà definita solo questa mattina, dinanzi al giudice Sabella, che sette giorni fa aprì formalmente il procedimento, assicurando ai parenti della vittima la possibilità di costituirsi parte civile. Chi lo ha incrociato in questi giorni - tra assistenti sociali, personale penitenziario e addetti ai lavori - ha visto Luca particolarmente deciso, determinato. Anche sulla scelta del rito, conviene fare un ragionamento: l’imputato si dice innocente, convinto di riuscire a ribaltare il tavolo delle accuse. Facile intuire che il luogo ideale dove far emergere le proprie convinzioni sia la Corte di Assise, al cospetto di una giuria popolare e al termine di un serrato contraddittorio tra le parti. È in questa ottica che Luca ha chiesto tempo. Essere sottoposto al rito ordinario potrebbe rispondere all’esigenza di portare in aula tutto il proprio mondo familiare e relazionale, nel tentativo di scrollarsi di dosso l’accusa di essere l’assassino del fratello.

 

Un caso che resta, a distanza di mesi, inchiodato su due elementi di prova raccolti dalla Procura: la prova del Dna, in relazione alla presenza di tracce del corredo genetico di Luca Materazzo sulle armi e sugli indumenti ritrovati la notte dell’omicidio in vico Santa Maria della Neve; e la testimonianza di un barista di via Crispi, che associò il volto di Luca a quello dell’uomo che, la notte dell’omicidio, si trattenne nella toilette del proprio locale per lavare macchie di sangue. Inchiesta condotta dai pm Francesca De Renzis e Luisanna Figliolia, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso, l’accusa è di omicidio volontario premeditato finalizzato a chiudere i conti con il fratello nella delicata questione della eredità familiare. Sangue e soldi a Chiaia, violenza probabilmente covata per anni. Difese dal penalista napoletano Gennaro Pecoraro, tre delle quattro sorelle di Luca e Vittorio hanno chiesto e ottenuto di costituirsi parte civile; stessa scelta da parte di Elena Grande, la vedova dell’ingegnere ucciso sotto casa, assistita dagli avvocati Arturo ed Enrico Frojo, costituiti anche a tutela dei due figli della vittima.
Non si tratta di istanze contro Luca - bene chiarirlo -, ma la scelta di costituirsi parte civile viene ricondotta all’esigenza di essere formalmente presenti in aula in un momento cruciale per la definizione della prova e della verità giudiziaria. Intanto, questa mattina la prima mossa tocca ai legali di Luca. Difeso dai penalisti Gaetano e Maria Luigia Inserra, Luca Materazzo chiarirà a tutti quale sarà la sua strategia processuale. Un fatto è certo: chi ha incrociato Materazzo jr in questi giorni ha la sensazione che non ci sia alcuna voglia di dare inizio a una confessione sul delitto consumato sotto casa, in quel lunedì 28 novembre del 2016. 
Mercoledì 14 Febbraio 2018, 09:37
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