Omicidio Ciro Esposito, l'appello di mamma Antonella a Mattarella: «Una bravata? Mi aiuti ad avere giustizia»

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di Giuliana Covella

«Sig. Presidente, scrivo a Lei, perché rappresenta il mio Paese, perché per alcune responsabilità delle nostre istituzioni ho dovuto seppellire mio figlio e perché lei è il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, perché come madre sono avvilita e come cittadina sono disgustata e indignata per come non la giustizia, ma l’interpretazione della legge abbia offeso la memoria di mio figlio». Sono dure come macigni, ma anche taglienti come una lama che trafigge il cuore quelle che Antonella Leardi usa nell’incipit della lettera che ha scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Parole di una madre - è il caso di dire - trafitta ancora una volta dal dolore che si rinnova e mai si allevia, ogni giorno che passa. Ogni giorno, da quel 3 maggio del 2014, quando suo figlio Ciro Esposito rimase ferito (rimanendo in coma per 52 giorni, prima di morire) negli scontri fuori allo stadio Olimpico prima della partita di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli. L’ultima lama è stata affondata nel cuore di Antonella e di suo marito Giovanni pochi giorni fa, quando i giudici della Corte d’Appello di Roma hanno definito una “bravata” l’uccisione di Ciro da parte di Daniele De Santis, l’ultras giallorosso che si è visto ridurre in secondo grado la pena da 26 a 16 anni. Così mamma Antonella, che ha fondato un’associazione che porta il nome di suo figlio e non ha mai smesso di lottare per ottenere giustizia, nonostante le critiche che pure le piovono addosso dai suoi detrattori, ha deciso di rivolgersi alla più alta carica dello Stato, a cui ha indirizzato una lettera-appello.

«Hanno ucciso mio figlio per la seconda volta - dice - fin da subito ho espresso fiducia nella magistratura, ma adesso mi sento indignata ed offesa, nel più profondo del mio cuore». «Mi risulta difficile perfino trovare le parole per commentare ciò che ho letto - continua mamma Antonella - oltre che una grande offesa alla memoria di Ciro, c’è un pericoloso messaggio che si vuol far passare, ovvero che si è trattata di una bravata. Sono sconcertata, per questo ho rivolto un pubblico appello, attraverso una lettera al Capo dello Stato, in qualità di guida del Csm, perché intervenga e ci aiuti a ristabilire la verità: questa non è stata una bravata, ma un deliberato atto di violenza, che ha fatto perdere la vita ad un giovane innocente». Hanno aderito all’appello rivolto a Mattarella la Giunta del Comune di Napoli, il parlamentare europeo Gianni Pittella, il presidente del Movimento neoborbonico Gennaro De Crescenzo, gli scrittori Pino Aprile, Maurizio De Giovanni, Angelo Forgione e diverse personalità istituzionali e artistiche non solo di Napoli. In questi giorni, presso la sede dell’associazione “Ciro Vive” a Scampia, sarà possibile sottoscrivere l’appello.
Mercoledì 13 Settembre 2017, 20:09 - Ultimo aggiornamento: 13-09-2017 20:33
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4 di 4 commenti presenti
2017-09-14 12:58:49
Il termine bravata, probabilmente poiché non sono un etimologo, deriva dai"bravi" di manzonia memoria. A questo proposito tengo a precisare che quelli erano prepotenti e assassini, ergo ancor di più non capisco la riduzione di pena invece di un mantenimento o di un potenziamento della stessa. Non si fanno bravate, versione addolcita del termine, avendo la disponibilità di un'arma da fuoco. Quando si usano armi si commette un reato e se il contendente ne è sprovvisto è un'aggravante. Spero che la Cassazione ravvisi questa incongruenza tra delitto e pena e renda giustizia al povero ragazzo e alla sua famiglia.
2017-09-14 12:53:39
Il termine bravata, probabilmente poiché non sono un etimologo, deriva dai"bravi" di manzonia memoria. A questo proposito tengo a precisare che quelli erano prepotenti e assassini, ergo ancor di più non capisco la riduzione di pena invece di un mantenimento o di un potenziamento della stessa. Non si fanno bravate, versione addolcita del termine, avendo la disponibilità di un'arma da fuoco
2017-09-14 09:33:49
Credo proprio, che se Ciro non avesse fatto il ""bulletto"",con tutto il rispetto di questo mondo,, forse anzi certamente, non sarebbe accaduto nulla.Purtroppo oggi, per il calcio, si perde la ragione ,e l'esasperazione porta a storie inumane come questa.
2017-09-13 20:45:20
ora uccidere ,stuprare, distruggere, agire da vandali essere bulli violenti, ecc.ecc. si chiamano .....BRAVATE!!!!!!!!!!!!!!

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