Omicidio ai Quartieri, la superteste: «Odio tribale tra famiglie dietro gli spari a una donna incinta»

di Leandro Del Gaudio

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La prima scena è quella dell’omicidio: una donna incinta salta giù dallo scooter, quando capisce che il marito non potrà fare nulla contro i colpi che gli vengono esplosi da pochi metri. Un balzo decisivo, quello della donna, con cui riesce a salvare se stessa, la vita che porta in grembo e quella di un cagnolino che aveva con sé. Per lui, per il conducente dello scooter, niente da fare: Gennaro Verrano, 38 anni, cinque colpi di pistola in punti vitali, l’inutile corsa in ospedale. Ma ci sono altre tre scene, che vengono fuori dalla ricostruzione fatta dal gip Anna Laura Alfano, nel corso dell’ordinanza di custodia cautelare che tiene in cella Francesco Valentinelli, ritenuto responsabile di un’esecuzione a sangue freddo, intorno alle tre del pomeriggio dello scorso 17 novembre ai Quartieri spagnoli. Sono i racconti di una testimone, una donna che ha ricostruito il clima di odio feroce cresciuto nel corso dell’ultimo anno tra le famiglie della vittima e dell’assassino.

Tre giorni prima del delitto - ha spiegato la supertestimone - intorno alle 23.30, entrano in azione le donne legate alla famiglia di Valentinelli. Una rappresaglia: «Si tratta di tre donne arrivate sotto casa di mia nonna - ha spiegato la ragazza -, armate di mazze e coltelli, urlavano contro la mia famiglia, dicendoci di andare via dai Quartieri Spagnoli, altrimenti ci avrebbero ammazzato». Urla ferine, odio tribale, senza un motivo concreto, secondo quanto emerge dalle testimonianze messe agli atti. E c’è dell’altro. Come la scena di violenza ricostruita grazie alle indagini dei carabinieri di Napoli centro e del comando provinciale di Napoli, riguarda un ferimento a colpi di pistola: siamo nella zona di via Nuova Marina, di sera, nel traffico incontrollato all’esterno di focaccerie e cornetterie, quando ad entrare in azione sarebbe stato lo stesso Francesco Valentinelli, evidentemente in attesa della propria preda: impugna l’arma, secondo la ricostruzione fatta da una testimone, spara e colpisce alle gambe un altro esponente del gruppo di famiglie rivali.

 

Ed è ancora una donna a decidere di rompere il silenzio, denunciando un episodio subìto negli ultimi due anni: «A marzo del 2016, sono stata accoltellata alla fronte da una stretta congiunta di Francesco Valentinelli, avvenne in pieno giorno, scoppiò una lite per motivi banali, poi fui colpita con un coltello alla fronte. In ospedale, al Vecchio pellegrini, per paura di una ritorsione dissi che ero caduta». Ma perché tanto odio? Agli atti finiscono anche le dichiarazioni rese dallo stesso assassino, che ammette di aver ucciso Verrano, ma sostiene di aver premuto il grilletto in quanto suggestionato dalla posizione assunta dal guidatore in sella allo scooter, temendo che Verranno stesse per ucciderlo. Una ricostruzione che non ha convinto il gip, che si è invece fermata sul clima di violenza che da tempo si respirava tra gruppi familiari contrapposti, residenti nella stessa zona, a ridosso di via Toledo. Una vicenda che ha visto protagoniste soprattutto le donne. Prima con gli insulti, le aggressioni fisiche e verbali denunciati dalle parenti delle vittime, poi con il tentativo di coprire la latitanza di Valentinelli, subito dopo il delitto. Stando alla ricostruzione fatta dalla Procura di Napoli, infatti, a prelevare in auto l’assassino ci avrebbe pensato un gruppo di sue parenti. La corsa in auto, la raccolta di soldi e indumenti, la copertura nei primi giorni di fuga. Quanto basta a spingere gli inquirenti a denunciare per favoreggiamento due donne, mentre verifiche sono in corso anche per eventuali episodi di violenza. Ma torniamo alla prima scena, a quella che si consuma dopo le quindici di un venerdì pomeriggio di metà novembre. Scrive il gip: «Non vi è dubbio che dopo l’aggressione raccontata dalla teste, subita tre giorni prima dell’omicidio, dopo l’imposizione di lasciare i quartieri spagnoli, il clima si era fatto incandescente. Valentinelli è armato e scende in strada, e lì decide di aspettare la vittima, descritta nel corso dell’interrogatorio (dallo stesso assassino reo confesso) come un violento. Si avvicina e spara e continua a sparare anche dopo averlo ferito, preso da una furia incontrollabile». Uno scenario che ora fa i conti con un processo per omicidio, con gli spari contro un uomo e il balzo via dallo scooter di una donna incinta, riuscita comunque a difendere se stessa, la vita del nascituro e quella del cagnolino che aveva portato con sé, in sella allo scooter guidato dal marito. 
Venerdì 15 Dicembre 2017, 22:56 - Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre, 14:33
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