Opere d'arte e monete antiche rubate: riflettori puntati su un sacerdote

di Viviana Lanza

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Quadri d’autore rubati rivenduti ad acquirenti che bisognerà vedere se e quanto ignari fossero e qualche crosta fatta passare per autentica opera d’arte. E poi monete antiche. Ne sono state recuperate circa duemila tra le trentadue perquisizioni eseguite ieri mattina dai carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale nell’ambito di un’indagine della Procura di Napoli coordinata dal pm Giancarlo Novelli del pool guidato dal procuratore aggiunto Rosa Volpe. Si ipotizzano i reati di associazione a delinquere e ricettazione. Seguendo la traccia di alcune opere in particolare, l’attenzione degli inquirenti sarebbe arrivata a concentrarsi anche su un sacerdote, il cui ruolo è ora al vaglio di chi indaga. Le perquisizioni hanno riguardato soprattutto botteghe di restauratori e negozi di antiquariato, oltre ad abitazioni private. Gli investigatori hanno acquisito quadri, documenti e oggetti ritenuti di interesse investigativo muovendosi soprattutto tra via Costantinopoli e via Salvator Rosa, e nel centro della città. C’è già una pista investigativa, si segue una traccia. Le perquisizioni di ieri dovrebbero svelare come procedere per i prossimi step. Indagine delicata, nata dalla denuncia di un furto di opere d’arte che conteneva anomalie, fatta non dal legittimo proprietario delle opere, e che ha insospettito fin da subito. Di qui l’input a fare approfondimenti, a cercare anelli di congiunzione, a fare chiarezza tra i sospetti. Potrebbe esserci un gruppo di esperti d’arte, interessati soprattutto a monete antiche e quadri della scuola napoletana, che avrebbero fatto affari mettendo in commercio opere di dubbia provenienza.
 
In questa fase dell’inchiesta gli inquirenti non trascurano l’ipotesi. Intanto si comincia a lavorare sul materiale acquisito nel corso delle perquisizioni scattate ieri in case, negozi, laboratori di restauratori. L’indagine va avanti in uno scenario che promette di creare scompiglio nel mondo dei collezionisti e degli appassionati di arte. Non tutti i destinatari delle perquisizioni possono dirsi, in questa fase dell’inchiesta, indagati. Le perquisizioni sono un mezzo di ricerca della prova e servono per verificare ipotesi investigative, trovare conferme o smentite a una tesi di partenza degli inquirenti. Si indaga dunque per stabilire i ruoli di ciascuno dei personaggi in qualche modo coinvolti, e le eventuali responsabilità. Tra coloro che hanno ricevuto ieri mattina la visita degli investigatori potrebbero esserci anche potenziali parti offese, acquirenti ignari della provenienza o della autenticità delle opere di cui sono entrati in possesso.
 

E poi ci sono alcuni restauratori: anche la loro posizione è tutta da chiarire. Complici o inconsapevoli?
Si indaga. Il fascicolo al momento procede parallelo rispetto a un’altra indagine che la Procura di Napoli sta portando avanti in questo periodo e che un mese fa rese necessari sopralluoghi in dimore private tra il Vomero e Posillipo alla ricerca di indizi sui tredici indagati per un presunto business di quadri falsi. L’attenzione, in quel caso, si era concentrata su esperti e appassionati di arte contemporanea, su compravendite ritenute sospette, su mediazioni e contatti tra chi vive l’arte come passione e chi come business, su una serie di professionisti, non soltanto napoletani, che nelle loro case, esposti in bella mostra nei loro salotti, potrebbero avere opere false a loro insaputa. Ricettazione e false attestazioni sono tra le contestazioni ipotizzate. L’indagine in questo caso è condotta dai pm Converso e Orlando. Si punta a fare chiarezza su acquisti di opere d’arte in un arco temporale lungo anni, dal 2014 al 2017. Si va alla ricerca di mail, contratti, bozze. E si compiono verifiche anche in qualche casa d’asta, ipotizzando che ci siano state una o più opere falsificate in maniera tanto sofisticata da trarre in inganno anche gli occhi più esperti. 
Mercoledì 21 Febbraio 2018, 22:58 - Ultimo aggiornamento: 22 Febbraio, 09:38
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