Napoli, se la violenza si prende la festa

di Pietro Treccagnoli

La buona notizia c’è. A Napoli per i botti di fine anno, per quel rito che troppo spesso trasforma la gioia in tragedia, ci sono stati appena 22 feriti. Sono ancora troppi, ma sono molti di meno dei passati San Silvestro. È un dato che si va consolidando in un fenomeno strutturale perché le corse al pronto soccorso sono in diminuzione ormai da anni. Potremmo consolarci con questa disaffezione e con la crescita di una maggiore consapevolezza e prudenza verso i fuochi pericolosi e proibiti. Più luci e colori meno rumore e sangue.

Ma c’è sempre una cattiva notizia che scaccia via la buona. Da tempo a apoli la festa di Capodanno è inquinata da balordi e piccoli criminali che usano armi, pistole, fucili e altro, per fare il tiro a bersaglio. Sparano in aria, indifferenti all’effetto dei colpi. Nove anni fa ci restò secco un uomo dei Quartieri Spagnoli, ucciso sul balcone di casa da un proiettile sparato da basso e da un basso. La tradizione beduina, quasi fossimo a Bagdad, quest’anno ha fatto segnare un salto di qualità. Tre episodi, almeno tre quelli noti, tra la serata di domenica e le prime ore del 2018 hanno innalzato il numero dei feriti. Non erano botti, ma colpi d’arma da fuoco. L’antica tradizione barbarica s’è sposata con le contemporanea tecnica di controllo del territorio della camorra (o di chi per lei) e dell’illegalità della città autogovernata, ovvero con le famigerate «stese».

A via Carbonara, nella zona tra la Sanità e Forcella, contesa nei turbolenti ultimi anni tra bande di giovani criminali, intorno alle 18 di domenica un uomo che passava in macchina è stato ferito da una pallottola. In questi casi si usa l’infelice aggettivo di «vagante», come se fosse una monade persa nell’aria e non un volontario atto di morte. L’uomo, per fortuna, non è in pericolo di vita.

A San Giovanni a Teduccio, periferia orientale, quattro ore dopo, quando i più impazienti già lanciavano qualche tracco, due scooter sono sfrecciati all’impazzata, colpendo a caso un’auto ferma e un ragazzino di dodici anni, affacciato al balcone, rimasto ferito alle gambe dalle pallottole. In strada gli investigatori hanno raccolto ben 25 bossoli. L’Arenella, quartiere collinare borghese, è stato il palcoscenico di una stesa per fortuna senza vittime. All’una di notte, quando si stava lentamente spegnendo la festa dei razzi e dei bengala, hanno sparato all’impazzata da una vettura in corsa, usando una pistola modificata, di quelle che normalmente si usano nelle rapine per costruirsi un’eventuale attenuante. Sedici i bossoli raccolti. Una chiara forma di emulazione: una stesa-non-stesa, purché si spari e si incuta paura.

Questi in sintesi i fatti che da soli potrebbero bastare a far comprendere quanto l’asticella della sicurezza in città si sia alzata e quanto sia difficile raggiungerla. Chi ha approfittato del frastuono della festa per esibirsi nelle proprie gesta da Far West l’ha fatto per nascondersi o per mostrarsi? Per la natura stessa della stesa, che è esibizione di potenza, i colpi di pistola esplosi senza apparenti bersagli, dove colgo colgo, vuole essere esclusivamente un’espressione dichiarata di controllo del territorio. La forma dei tre casi che hanno chiuso il 2017 e aperto il 2018 va ancora chiarita completamente, almeno quello di via Carbonara, ma che ci si risvegli il primo giorno dell’anno nuovo con l’asfalto, i bàsoli e i sanpietrini puntellati di bossoli pone ciascuno di fronte alle proprie responsabilità. 
Siamo tutti coinvolti. E valgono a poco le prese di posizioni notarili di chi dice: non è affar mio. In questo modo pilatesco ci si lava le mani con il sangue. Lamentarsi, poi, dei controlli al concerto di piazza del Plebiscito, ritenendoli eccessivi come ha fatto il sindaco Luigi de Magistris, segna un nuovo passo verso una deriva autolesionista, spacciata per libertà. In libertà sembrano invece solo le parole. Ammesso che non sia l’ennesima occasione per distrarre l’attenzione dallo sfascio dei servizi e dei trasporti pubblici che hanno lasciato a piedi napoletani e turisti nella notte più affollata dell’anno.

La criminalità è fenomeno complesso. Per combatterla e ridurla ai minimi termini c’è bisogno di concretezza e collaborazione. L’impunità è il brodo di coltura in cui sguazza un esercito di veterani e di giovani, sempre più giovani, armati di coltelli e di pistole. Sono pochi, sono tanti? Ci sono e fanno sentire i loro colpi e fanno vedere i loro fendenti. E non vanno in ferie mai, schiacciando con la loro ferocia le buone notizie.
Martedì 2 Gennaio 2018, 08:26
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COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2018-01-02 18:28:08
Che bell'articolo ha scritto il Sig.Treccagnoli.In poche righe ha fatto il riassunto di tutte le nefandezze che succedono in citta'!Una piccola considerazione: non ha indicato mai quale sistema si puo'usare per combattere questo "sconcio"Ha parlato di collaborazione e concretezza,ma a Napoli da quando tempo si dicono o si scrivono queste cose?
2018-01-02 10:17:13
"L' autorità dello Stato è come un rotolo di carta igienica: se non c'è tutti protestano, se c'è ciascuno ne strappa un pezzo" (Cesare Mori). Caro Treccagnoli, tutto il peggio è possibile quando alla latitanza dell'autorità costituita si congiunge un patetico pensiero rivoluzionario/garantista che, tra l'altro, rappresenta null'altro che un ossimoro. Per intravedere uno spiraglio basterebbe semplicemente che ciascuno facesse sul serio la sua parte.

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