Napoli, San Gennaro non tradisce: il sangue del patrono si è sciolto alle 10.05. Lieve malore per Sepe

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di Marco Perillo

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Ore 10.05. Il cardinale Sepe annuncia lo scioglimento del sangue del patrono di Napoli, san Gennaro. La reliquia era già allo stato liquido al momento del prelievo dalla cassaforte. 
 

Appalusi e grande commozione come ogni anno in una cattedrale affollata, da un lungo applauso dei fedeli presenti. Il ripetersi del miracolo è letto come un buon auspicio per la città di Napoli e per la Campania. Il miracolo avviene tre volte l'anno: a settembre, nel giorno appunto di San Gennaro, nel sabato che precede la prima domenica di maggio e a dicembre.
 
 

Un po' di apprensione per il cardinale Sepe che ha avuto un malore durante la cerimonia. Probabilmente a causa del gran caldo, il presule è apparso bianco in volto; le persone che erano vicine a lui lo hanno invitato a lasciare l'altare, ma Sepe ha declinato l'invito. Attorno a lui, sull'altare maggiore, il segretario del cardinale, don Giuseppe Mazzafaro. Il cardinale Sepe a causa del malore non ha potuto portare l'ampolla all'esterno della Cattedrale come avviene ogni nano in occasione del miracolo.

Il presule si è però prontamente ripreso dal breve malore che è stato dovuto al forte raffreddore in atto e al grande sudore per il calore intenso. Domani l’Arcivescovo partirà regolarmente per Lourdes,


«Napoli va amata, come l'ama San Gennaro. Ciò significa che, guardando alla città, il nostro sguardo deve andare oltre la cronaca che appare una continua condanna per Napoli, con le cifre agghiaccianti prodotte da una violenza che coinvolge non pochi giovani e giovanissimi e in alcuni casi, come una terribile bestemmia davanti a Dio, addirittura i bambini» ha detto l'arcivescovo nella sua omelia in occasione della festività di San Gennaro. «La violenza purtroppo - ha aggiunto il cardinale Sepe - cerca continuamente di avvelenare anche i pozzi delle acque pulite di cui la città è sempre e ancora ricca. Tra i mali di Napoli la sofferenza più nuova e più orribile di tutte racconta la storia atroce e beffarda di una città malata in una parte della sua stessa gioventù. Sembra non bastare neppure la nomenclatura più ordinaria: quella delle baby gang è una definizione che sa già di muffa e le stese sono diventate così ordinarie da non fare quasi più notizia».


«Ai giovani va data ragione della speranza che essi stessi dovrebbero incarnare» ha proseguito il cardinale. «Non sono pochi - ha ricordato il cardinale Sepe - i giovani che arrivano già stanchi e consumati alle prime soglie della vita sociale, già caricati, per esempio, dal peso di difficoltà familiari che, a loro volta, incidono o impediscono un normale corso degli studi e mostrano la strada come la prima palestra di vita». Secondo il cardinale, «quando a profilarsi più vicina e praticabile è la prospettiva del non andare per il sottile, il piano inclinato è già in atto e pronto a preparare la strada della deriva. È questo ciò che con tutte le forze, come comunità e come singole persone, come istituzioni o come organismi della società civile, siamo chiamati a contrastare e a non rendere possibile. È questo il nostro primo compito anche come Chiesa». Napoli, ha concluso il suo arcivescovo, «ha bisogno di tornare a volare potendo contare prima di tutto sui suoi giovani. Ad essi deve appartenere sempre più anche il presente. Neppure il più grandioso dei monumenti che fanno bella e ricca Napoli può illuminare e far splendere la città come riesce a farlo la speranza dei giovani, se sostenuta, protetta e accompagnata dalla famiglia, dalla scuola, dalla Chiesa, dalle istituzioni».


«La celebrazione di San Gennaro è il momento bello di Napoli a cui bisogna far seguire il lavoro serio, rigoroso, ordinato, disciplinato, perché la realtà si cambia con la fatica, non con le chiacchiere. Da questo punto di vista San Gennaro dovrebbe ispirare alcune persone a Napoli» ha detto il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, entrando nel Duomo di Napoli per partecipare alla celebrazione del santo Patrono. Ai cronisti che gli domandavano cosa chiederebbe a San Gennaro, De Luca ha risposto: «Ognuno faccia il proprio lavoro, il proprio dovere, questi momenti servono a dare il senso della grande famiglia che è Napoli. Il lavoro per i napoletani? Viene dall'attenzione amministrativa, dalla capacità di investire, di aprire cantieri e anche da qualche idea coraggiosa come quella che stiamo cercando di realizzare noi con il piano per il lavoro della Campania».

«Non so se la grande spiritualità in Campania sia legata ai tanti problemi sociali che abbiamo, ma in ogni caso è anche una delle risorse su cui dobbiamo far leva, i percorsi della fede possono essere momento di raccoglimento ma anche opportunità per innescare un flusso di turismo religioso ed è quello che stiamo cercando di fare» ha aggiunto De Luca.- «Tra le tante cose belle in Campania - ha ricordato il governatore - c'è anche la presenza di momenti religiosi e figure spirituali che hanno valore mondiale come San Gennaro, San Pio a Pietrelcina, la Madonna di Pompei, San Matteo, che ci regalano ricchezza interiore e spiritualità».
Mercoledì 19 Settembre 2018, 10:10 - Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 08:32
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5 di 13 commenti presenti
2018-09-20 08:08:24
San Gennà svacanta la tua città da tutta questa marmaglia extracomunitaria facci sta grazia !!
2018-09-20 07:40:24
Ok, ok. Ma non sarebbe meglio se non si sciogliesse?
2018-09-20 07:26:14
San Gennaro liberaci da i parcheggiatori abusivi solo quando non ci saranno più avrai fatto il miracolo!
2018-09-20 02:07:20
Un altro miracolo del sangue ???? Qualcuno mi può dire dove nella Bibbia si legge che un Santo morto fa apparire il sangue ?? ...e per fare cosa ? Non dimenticate che nel Libro di Giacomo dice che anche i Demoni fanno miracoli .
2018-09-19 14:59:20
Negli ultimi anni si sta verificando un increscioso problema, si dà più importanza a gli ospiti, le autorità, che al Santo, e una festa mondana più che religiosa ha perso la tradizione , vi è poi un lasso di tempo dove più che una Cattredale sembra una piazza,un grande vociferare non degno di una Chiesa come il Duomo di Napoli.

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