Napoli, viaggio tra il degrado e la disperazione dei clochard di Gianturco: «Possiamo sperare solo in Dio»

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di Oscar De Simone

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Freddo, pioggia e degrado. Questa la vita di chi è in strada, di chi non ha altra compagnia se non quella della miseria e della disperazione. Sono centinaia i clochard in giro per i diversi quartieri di Napoli che necessitano di cure e assistenza costante, soprattutto in questi giorni di freddo e piogge intense. Un “esercito” di senzatetto a cui vanno in soccorso, più volte alla settimana, volontari e associazioni presenti su tutto il territorio cittadino.

Di notte, così, capita d'incontrare uomini e donne che portano con loro i ricordi di un passato e di una vita ormai lontana. Come Lucia, 60enne che vive ai margini di un edificio abbandonato a Gianturco. «Io vengo dalla Polonia - afferma e li ho ancora una figlia e una famiglia. Qua però devo cavarmela da sola, confidando solo in Dio e dando fondo a tutte le mie forze». Racconta la sua storia, Lucia; di come lavorava fino a poco tempo fa e di come oggi sopravvive nell’incertezza del domani e nel costante pericolo di subire vessazioni e violenze. «Ho lavorato come badante in molte città d’Italia, da Modena a Bologna e Mestre. Poi sono venuta in Campania, tra Napoli e Nola, ma le donne che assistevo sono decedute e io mi sono ritrovata in strada. Qui la vita è dura e rischiamo ogni giorno. Sono stata anche picchiata, come me tanti altri clochard. Sono i pericoli che corre chi vive in questo modo. Per fortuna ci sono anche tante persone buone che ci soccorrono e ci portano assistenza».
 

È questo l'obiettivo di associazione come “Luna Nuova” di Paolo de Lucia, sempre più attivo e pronto a supportare e promuovere iniziative di sostegno: «Queste donne e uomini vivono in condizioni indescrivibili - spiega Paolo - e dormono tra i rifiuti, esposti alle intemperie. Proprio qualche giorno fa, a seguito di una delle ultime grandi piogge, abbiamo comprato un grande telone in plastica per coprire e cercare di ripararli al meglio. Mangiano quello che le associazioni come la nostra riescono a portare ogni giorno, ma di certo non basta. La loro vita trascorre in maniera lenta e triste, nella ricerca di un rifugio o di qualcosa da indossare per ripararsi dal freddo. Ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte. Queste sono condizioni di vita inaccettabili per qualsiasi essere umano».
Domenica 17 Dicembre 2017, 13:45 - Ultimo aggiornamento: 17-12-2017 18:31
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