Nuova tassa sui rifiuti a Napoli: ​esplode la protesta per le multe

di Pierluigi Frattasi

Code e caos agli uffici dei tributi di corso Lucci, presi d’assalto in questi giorni per gli avvisi di accertamento della Tari 2014. Un anno discrimine per la tassa sui rifiuti, segnato dal passaggio dalla vecchia Tares, calcolata sui metri quadrati degli appartamenti, alla nuova imposta, che include oltre alla metratura anche il numero dei componenti del nucleo familiare. A quattro anni di distanza, il Comune sta chiamando i contribuenti a versare le differenze di importo, dovute alla diversa modalità di computo. Al danno, però, anche la beffa. Oltre all’integrazione, infatti, alcuni cittadini lamentano di dover pagare anche la sanzione amministrativa al Comune, pur avendo saldato all’epoca tutte le rate dei bollettini nel 2014, stampati e inviati, peraltro, dallo stesso Municipio.
 
Negli avvisi di accertamento, infatti, oltre all’integrazione, è prevista anche la multa, pari al 30 per cento dell’importo, più gli interessi e le spese di notifica (queste ultime di 5,88 euro). Con cifre che si aggirano anche attorno ai 30-40 euro in più a famiglia, rispetto alla sola integrazione. Agli uffici di corso Lucci montano le proteste. Da una parte c’è la volontà di pagare il dovuto al Comune, come richiesto dai nuovi calcoli, ma dall’altra c’è chi si domanda: «Perché essere anche multati come se non avessimo mai pagato?». «Non è la prima volta che accade una cosa del genere – commenta Vincenzo Moretto, consigliere comunale di Prima Napoli – Bisogna, però, analizzare caso per caso e accertare se è il Comune che ha sbagliato nel fare il ricalcolo dalla Tares alla Tari, o se ha tardato nella comunicazione, emettendo in un primo tempo bollettini non aggiornati. Oppure, se c’è qualche errore da addebitare alla dichiarazione del contribuente. Nel primo caso, il cittadino non dovrebbe essere tenuto a pagare i nuovi addebiti. E noi presenteremo un ordine del giorno in consiglio comunale che vada in questa direzione». Sulla vicenda interviene anche Aniello Esposito, consigliere comunale Pd: «Verificheremo se ci sono state inadempienze da parte dell’Ente. In tal caso, non si può certo punire ulterioramente il cittadino che ha pagato correttamente le imposte, sanzionandolo anche con la multa. Ma bisogna valutare caso per caso».

«Rispetto e comprensione per i cittadini – spiega l’assessore al Bilancio, Enrico Panini – ma il Comune non può agire diversamente, perché c’è una legge nazionale che regola le sanzioni sui mancati pagamenti. La norma sulla Tari prevedeva che i cittadini dovessero fare l’integrazione nello stesso anno, in autoliquidazione. Una volta accertato che la somma non è stata versata interamente, siamo obbligati a richiedere l’integrazione e la sanzione per il ritardato pagamento. Non farlo, sarebbe un comportamento censurabile dalla Corte dei Conti». I cittadini, intanto, avranno 60 giorni di tempo per pagare gli avvisi di accertamento, attraverso il modulo F24 spedito dal Comune assieme alla lettera, con la possibilità di spalmare l’integrazione fino a 24 rate, oltre interessi, per gli importi superiori a 300 euro, saldando subito un dodicesimo del totale. Mentre per gli importi superiori a 10mila euro, la concessione della dilazione è subordinata alla presentazione di una polizza fidejussoria o bancaria. Nel caso in cui si ritenga che l’importo sia sbagliato, invece, si può segnalarlo agli uffici di corso Lucci o fare ricorso alla Commissione Tributaria, sempre entro due mesi dalla notifica. 
 
Mercoledì 14 Marzo 2018, 10:15 - Ultimo aggiornamento: 14-03-2018 10:15
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