Materazzo in carcere a Rebibbia:
​«Vorrei parlare con le mie sorelle»

di Gerardo Ausiello

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Dalla capitale andalusa a una cella striminzita, con le pareti aggredite dalla muffa. È cominciata così la terza vita di Luca Materazzo, da pochi giorni detenuto a Rebibbia con un'accusa infamante, quella di aver ucciso a coltellate il fratello Vittorio. Le prove sono schiaccianti, ma il 36enne di Chiaia continua a professarsi innocente. E chiarisce subito che combatterà la sua battaglia legale fino in fondo. Lui che ama la legge e, al consigliere regionale del Lazio Fabrizio Santori che l'ha incontrato in carcere nel corso di una visita ispettiva, dice di essere avvocato. «Conosco bene i miei diritti, sono tranquillo», assicura interrompendo il pranzo, che gli è appena stato portato dagli agenti. Occhiali, tuta e scarpe da ginnastica, Materazzo è sempre lo stesso. Sicuro di sé, lo sguardo acuto, intelligente, e quella freddezza che mette un po' a disagio, gli occhi di ghiaccio che difficilmente dimenticheranno anche i suoi ex compagni di lavoro, alla Terraza, nel cuore pulsante di Siviglia, dove il 36enne sognava di ricominciare, lasciandosi alle spalle il sangue, e il dolore.

Per un anno Luca ha fatto perdere le sue tracce, ingannando le polizie di mezza Europa che lo hanno inseguito prima nei Paesi dell'Est, poi in qualche paradiso esotico. E invece il rampollo di Chiaia era a meno di due ore di aereo da Napoli. Tanto che tra i suoi amici e conoscenti c'è chi giura di averlo visto fare la spesa al supermercato sotto casa, come se non fosse mai successo nulla, come quando, finito l'allenamento in palestra, andava a rifocillarsi, mentre per qualcuno era addirittura tra gli invitati a un matrimonio della Napoli bene. Una sorta di mito negativo, un'ossessione, la primula rossa dalle mille identità. Fino a quella soffiata alla polizia spagnola, probabilmente ad opera di qualcuno che Luca conosceva, e a cui Luca non piaceva. Ora che è di nuovo in Italia, la realtà lo investe. Fa male. Gli affetti rimasti qui, la sua prima vita. «Mi mancano i miei nipoti, vorrei riabbracciarli» racconta. Il pensiero va anche alle sorelle: «Sarei felice di avere un contatto, di parlare con loro. Mi dispiace per quello che è successo, per l'avviso di garanzia...». E agli amici: «Vorrei riabbracciarli, non li sento da quando sono andato via, sarebbe bello se venissero a trovarmi». Ha voglia di aprirsi Materazzo, come uno che è rimasto zitto per troppo tempo. È un fiume in piena. «A Rebibbia mi trattano bene, il personale è meraviglioso, ma Madrid era un'altra cosa. In quel carcere sono rimasto un mese. Lì c'è grande rispetto per la dignità dei detenuti, se hai bisogno di un medico o di un infermiere ci sono sempre. È tutto pulito, mentre qui, guardi - dice a Santori - c'è la muffa. Mi hanno dato il sapone, la carta igienica, ma si stanno esaurendo e non vorrei attingere alle risorse personali, non posso utilizzare i miei soldi altrimenti finiranno».
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Lunedì 5 Febbraio 2018, 07:12 - Ultimo aggiornamento: 05-02-2018 10:15
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2018-02-05 09:59:48
Non si lagni tanto: grazie alle comode leggi italiane, con un buon avvocato, tra 10 anni sara' gia' fuori, altro che in Spagna!
2018-02-05 08:39:52
le " famose " sorelle Materazzo

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