Spallanzani: «I casi di colera a Napoli primi in Italia da 10 anni»

«I due casi di colera, in una donna e nel figlio di due anni, rientrati da poco dal Bangladesh, ed attualmente ricoverati presso l'ospedale Cotugno di Napoli sono i primi casi dopo ben 10 anni dal precedente di Milano del 2008. In Europa gli ultimi casi risalgono al 2015: uno in Germania ed uno in Belgio». Lo ricorda Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto nazionale medicina infettive (Inmi) Lazzaro Spallanzani di Roma.
Durante l'allarme colera del 1973, aggiunge Ippolito, «l'Istituto nazionale per le malattie infettive ricoverò 4 dei 9 casi di colera diagnosticati in Italia e gestì in regime di ricovero circa 3000 persone con diarrea con diversa causa infettiva. La precoce identificazione dei 2 casi di Napoli evidenzia il ruolo rilevante dalla rete dei reparti di malattie infettive distribuiti capillarmente su tutto il territorio italiano che, attraverso una approccio sindromico, riescono a gestire efficacemente anche patologie inusuali come il colera virtualmente assente da anni sul territorio nazionale».

Il colera, spiega ancora il direttore scientifico dello Spallanzani, «è una malattia infettiva batterica causata da un vibrione caratterizzata da vomito e numerose scariche di diarrea con feci acquose e profonda disidratazione. Il colera può portare a morte neonati o anziani che non vengano prontamente reidratati per via orale e/o endovenosa».

«La presenza di colera in Paesi poveri è direttamente associata a un generale stato di povertà e di degrado con carenza di acqua potabile e a inadeguate condizioni sanitarie. Attualmente nella penisola arabica in Yemen è presente la più grande epidemia di colera al mondo favorita dalla completa assenza di sanità pubblica e dalla guerra civile in atto nel paese ignorata dai mass media italiani. Sono stati segnalati più di 1.100.000 casi e 2.300 morti negli ultimi 14 mesi».
Giovedì 4 Ottobre 2018, 12:04
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