Napoli, campi rom spuntati ovunque:
oltre 2mila abitanti, l'ira dei residenti

di Gigi Di Fiore

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Sono una realtà di 2230 persone. Molti sono a Napoli da diversi anni e quasi non ricordano più il loro Paese d'origine. È il mondo rom, diviso tra etnie differenti della ex Jugoslavia dai nomi incomprensibili. Dasikhané o korakhanè, che si aggiungono ai tantissimi romeni. Profughi della ex Jugoslavia, europei scappati da una guerra non lontana con carichi di stracci, miseria e capacità di adattamento. Commercio di rame, rivendita di materiale raccolto con sistematicità dai rifiuti, elemosina sono le attività principali di guadagno. Una bomba economica e sociale che ha proprio nella provincia napoletana, insieme con quella milanese e romana, i numeri più alti. Di presenze e di insediamenti.

UNA STORIA VECCHIA
Una bomba che viene da lontano, almeno dagli anni Novanta del secolo scorso. E la Prefettura ha il suo gran da fare a disinnescare le micce di proteste dei residenti contro gli insediamenti. In città, i campi non autorizzati sono tre, tutti in periferia, e hanno storia antica. Prendete via Mastellone a Barra dove, secondo le stime dell'assessorato comunale alle Politica sociali, vivono 450 persone. I rom hanno cominciato a trasferirsi in quest'area, a ridosso di una discarica, una decina di anni fa. Qui sono quasi tutti romeni, sistemati in baracche con tettoie di amianto tra pozzanghere e topi. Un anno fa, il Comune ha installato nel campo bagni e docce, ma l'allarme igienico-sanitario resta.

CUPA PERILLO
Ma è Cupa Perillo a Scampia l'insediamento abusivo più antico nel tempo. L'associazione onlus 21 luglio parla di «comunità di 106 nuclei familiari, originari principalmente della ex Jugoslavia, radicati da circa 30 anni nel tessuto sociale e urbano di Napoli». Qui, gli insediamenti rom risalgono al 1987, in un crescendo arrivato oggi a 650 persone. Un'area particolare: anni fa, era un insediamento riconosciuto. Oggi è «declassato» a campo non autorizzato. A luglio 2017, le tre aree di Cupa Perillo sono state sequestrate per uno sgombero. Fu premessa ad una vicenda ancora misteriosa: l'incendio doloso del 29 agosto di alcune baracche del campo dove abitavano 52 persone, tra cui 27 minori. Per loro soluzioni temporanee, con fondi e strutture del Comune. C'è un progetto definitivo, che incontra ostacoli, per la chiusura del campo e il trasferimento di tutti i 650 rom in una struttura controllata. Come la ex caserma Boscariello a Miano. Ma ci sono problemi.

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Giovedì 14 Giugno 2018, 09:08 - Ultimo aggiornamento: 14-06-2018 09:08
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 5 commenti presenti
2018-06-14 20:55:37
Hai dimenticato di scrivere che sono ladri e non piace lavorare, fanno solo del male alla società vedi ultima settima cosa hanno combinato un giovame morto invesito e una rissa tra loro per la "spartizone" di un ragazzina prostituta rom, ma per favore
2018-06-14 16:56:21
Questi fanno concorrenza ai nostri corregionali della TERRA DEI FUOCHI,che ci hanno distrutto il futuro e hanno sulla coscienza la morte di tanti bambini.A quelli Salvini non presta attenzione.
2018-06-14 14:51:39
Ed anche qui Cr8 nulla ha a che fare con questo degrade. Sempre lui, il CheGuevara 2.0 complice e colpevole.
2018-06-14 14:10:24
Forza salvini siamo con te
2018-06-14 12:50:47
Come fonte di guadagno sono soliti incendiare rifiuti, quali pneumatici, scarti di tessuti provenienti da opifici clandestini, guaine di plastica per ricavarne rame...insomma una bella schifezza.

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