«Malori, improvvisazione e disagi:
il mio viaggio-incubo sul Frecciarossa»

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«Tre ore fermi in una galleria della variante di valico tra Firenze e Bologna, nei vagoni surriscaldati di un Frecciarossa in panne, senza aria condizionata, senza luce, nell'impossibilità di aprire gli sportelli per prendere aria per mancanza di personale, tra i malori e l'incredulità dei passeggeri in attesa di sapere con precisione cosa fosse successo. È accaduto stamattina a me, uno dei passeggeri del treno 9514, partito da Napoli alle ore 7 e mai giunto a Milano, dove era atteso alle 11.40.
 
 


L'incubo è iniziato intorno alle 10.10, 18 chilometri dopo la stazione di Firenze Santa Maria Novella, in una delle prime gallerie della variante di valico. Il treno si è fermato e da subito si è compreso che i circuiti elettrici erano saltati, poiché non era più possibile caricare il cellulare. Abbiamo invano atteso di sapere cosa fosse successo, ma il personale di bordo brancolava nel buio. Dopo mezz'ora si è compreso che il locomotore di testa era in panne e che anche il locomotore di coda era guasto. Circostanza quest'ultima che dovrebbe far riflettere le autorità di vigilanza. Da quel momento siamo rimasti altre due ore e mezzo in attesa di un locomotore di soccorso che agganciasse il treno e lo riportasse indietro a Firenze.

Eppure la stazione di Santa Maria Novella distava solo 18 chilometri. Nel frattempo è venuta a mancare l'aria condizionata e l'ossigeno ha iniziato a scarseggiare. Poi l'illuminazione del treno si è interrotta, creando disagio e  panico tra i passeggeri. Il personale a bordo scarseggiava e quindi era impossibile tenere aperti e presidiare gli sportelli dei vagoni per far circolare l'aria. Quando alla fine è giunto il locomotore di soccorso, un fortissimo odore di bruciato ha invaso i primi vagoni, qualche passeggero ha avuto un malore. L'incubo, ma non l'odissea, è finito alla stazione di Firenze, dove, i passeggeri sono stati trasferiti su un altro treno diretto a Milano. Non avendo io più nessun motivo per andare a Milano, poiché nel frattempo il mio appuntamento era saltato, sono stato costretto a rifare il biglietto per salire su un altro treno e tornare a Napoli, poiché l'addetta di Trenitalia presente sui binari si è rifiutata di convertire il mio biglietto, affermando che questa operazione sarebbe stata possibile solo alla biglietteria centrale della stazione, dove in quel momento c'era una fila di decine di persone.

Stremato da un'esperienza allucinante, ho rifatto il biglietto di ritorno e sono salito su un altro treno. Considerazione finale: l'improvvisazione del personale e i tempi dell'operazione hanno messo in luce la totale inadeguatezza di Trenitalia di fronte a un'emergenza. Mi chiedo che cosa sarebbe accaduto se, oltre che produrre fumo, il pantografo fosse andato in fiamme sviluppando un incendio. Quale sarebbe stata la capacità di gestire un incidente più grave se la sola rottura di un locomotore ha provocato un enorme disagio? Lascio a voi, lettori del Mattino.it, la risposta. E alle autorità di vigilanza, ammesso che in questo Paese ci siano, il dovere di verificare come un'azienda erogatrice di servizi essenziali in condizioni di quasi monopolio risponde alle emergenze».

Lettera firmata
Lunedì 17 Luglio 2017, 15:28
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