Materazzo, la mossa di Luca
«Bisognava indagare altrove»

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di Leandro Del Gaudio

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Altro che scorciatoie o richiesta di sconti e benefici. Altro che rito abbreviato e a porte chiuse, magari in vista di una confessione a cuore aperto. La mossa di Luca ha tutt’altro segno: indagate altrove, che in questa vicenda avete proceduto a senso unico, puntando sul più debole, sul più isolato, sull’indiziato numero uno, sul colpevole perfetto, quello che all’esterno appariva come uno squattrinato, un inconcludente, incapace di costruirsi un futuro. È in questa logica, che Luca Materazzo ieri ha scoperto le carte, dando inizio a una strategia destinata a portare in aula, nel corso di un processo pubblico, un pezzo del suo mondo familiare e relazionale, tra testimoni e consulenti, amici e parenti costretti a raccontare pezzi di vita vissuti all’ombra della dinasty di viale Maria Cristina di Savoia.

Ed è in questa logica, che l’imputato per il delitto di Vittorio Materazzo, ingegnere ucciso il 28 novembre del 2016 sotto casa, si appella al gup, in quella che sembra una sorta di provocazione: «Indagate altrove. Finora avete puntato solo su di me, ora bisogna ampliare lo spettro delle indagini sui computer di Vittorio, sui conti correnti personali, sulle sue relazioni lavorative, finanche su un debito contratto con il salumiere o sul contenzioso aperto dinanzi al giudice civile dalle sorelle sulla gestione dell’eredità», secondo quanto hanno chiesto ieri in aula gli avvocati Gaetano e Maria Luigia Inserra, difensori di Materazzo jr. 

Aula 410, la svolta arriva intorno alle undici: Luca Materazzo dice no all’abbreviato, ma chiede una integrazione delle prove. Tre ore dopo, è il gup Alfonso Sabella a firmare un dispositivo che accoglie solo in parte le sue richieste: viene disposto il rinvio a giudizio per il delitto Materazzo, dinanzi alla prima Corte di assise (presidente Provitera) a partire dal prossimo dieci aprile. Contestualmente però il giudice rigetta la richiesta di riaprire il processo: non ci sarà integrazione probatoria - scrive il gup - dal momento che il materiale raccolto dalla Procura è sufficiente a determinare il rinvio a giudizio. Omicidio volontario e premeditato, secondo i pm Francesca De Renzis e Luisanna Figliolia (sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso), c’è un movente economico, legato alla gestione del patrimonio di famiglia. Facile a questo punto immaginare che il tema anticipato ieri dall’imputato, su pista e moventi alternativi verrà riproposto ad aprile in Corte di assise. Stando alla difesa di Luca Materazzo, alcuni punti legati al delitto di Chiaia non sono stati esplorati e restano degni di approfondimento. Insomma, chiara è la strategia difensiva: cercate anche altrove - sembra dire Luca - in questa storia si è indagato a senso unico, la sua stessa latitanza finita in Spagna a gennaio ha eliminato la ricerca di moventi alternativi. 

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Mercoledì 14 Febbraio 2018, 23:05 - Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio, 09:41
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