Tutti pazzi per Liberato: festa show sul Lungomare

di Federico Vacalebre

Arriverà davvero in motoscafo, su quel ramo del mare di Napoli dove un tempo sfrecciavano i contrabbandieri? Liberato mostrerà il suo volto, lo coprirà in qualche modo, manderà qualcuno altro al posto suo? Al tramonto sapremo chi è o continueremo ad arrovellarci su chi si celi dietro il Banksy postmelodico, l’Elena Ferrante della trap verace, il fantasma glocal dello showbusiness hip hop? Ai posteri l’ardua sentenza, a noi, per ora, l’ennesima puntata della telenovela urban più seguita dagli italiani. Sei, finora, i brani incisi dal misterioso music maker e dal collettivo alle sue spalle, dal primo, «9 maggio» - proprio oggi - a «Je te voglio bene assaje», titolo-assalto al cielo della canzone napoletana, in un eccesso di sicumera, ma forse anche di consapevolezza: cantaNapoli, da Carosone a Daniele, dai Co’Sang a... Liberato si è rinnovata nelle contaminazioni, facendo l’americana, soffrendo tutte le appucundrie di chi tene ‘o mare, di chi sa comme fa ‘o core, di chi ha visto la Campania Felix diventare Gomorra.
Che Liberato sia napoletano, che dietro di lui ci sia uno staff partenopeo, è probabile, ma non certo, anche se il regista dei suoi videoclip, Francesco Lettieri, ha giurato sui suoi natali sotto il Vesuvio. Eppure, anche se fosse nato la porta accanto a quella di Salvini, l’operazione è la dimostrazione che può ancora esistere una moderna canzone napoletana capace di oltrepassare i confini del Garigliano. Come successo con «Napule è», con «Caruso» (del bolognese Dalla), con «Cu’mme», anche se i paragoni sono altisonanti.
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Martedì 8 Maggio 2018, 22:58 - Ultimo aggiornamento: 09-05-2018 17:29
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