Napoli, il default dietro l'angolo: pressing per l'aiuto sui debiti

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di Luigi Roano

Un'ossessione i conti del Comune, una montagna di debiti complessivi pari a 1600 milioni che rischia di mandare in default la terza città d'Italia. Un futuro più tranquillo - si fa per dire - passa per il Parlamento, per la commissione Bilancio del Senato e per quella della Camera alle quali l'Anci ha fatto esplicite richieste con tanto di documento non solo per gli enti in predissesto come Palazzo San Giacomo, ma per tutti gli enti locali del Paese stremati dai tagli e, perché no, anche dalla cattiva gestione attuale che si associa a quella del passato spesso anche remoto. Un mix da paura che si traduce per i cittadini nel pagare tasse al top e avere servizi spesso sotto il minimo della decenza.

Il sindaco Luigi de Magistris marca a uomo la situazione e ripone speranze per il documento presentato dall'Anci - di cui è vicepresidente - che i sindaci sperano si traduca almeno in parte in emendamenti. «Tutto si gioca in questi giorni - racconta l'ex pm - questa settimana finiscono le audizioni e la prossima si vota in Commissione, e inizieremo a capire quello che è stato fatto per gli emendamenti».

Ma cosa chiedono i Comuni e in particolare Napoli? Per Palazzo San Giacomo è vitale poter presentare un nuovo piano di riequilibrio del debito alla «luce della modifica di numerose norme cambiate dal 2013 a oggi nella redazione del bilancio e dei tagli ricevuti, a Napoli sono stati tagliati 500 milioni. E bisogna allentare un po' le norme per liberare la spesa». Il riferimento è al Patto di stabilità, alla composizione del «Fondo crediti di dubbia esigibilità» e soprattutto al blocco della spesa imposto dalla Sezione regionale della Corte dei conti che, nei fatti, ha respinto al mittente il piano di riequilibrio presentato dalla giunta arancione che dovrebbe entro fine dicembre presentare correttivi. Al momento impossibili da soddisfare se non ci sarà un intervento di legge. Nella sostanza Napoli - e gli altri enti in predissesto tra cui Catania, Reggio Calabria e altri 300 Comuni - vorrebbero spalmare il debito in 30 anni e chiedono che per i Comuni si metta in pratica quanto fatto un lustro fa per le Regioni.

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Martedì 14 Novembre 2017, 08:56 - Ultimo aggiornamento: 14-11-2017 08:58


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