La Procura sui Cesaro: «Usata la società Armena per favori e voti»

di Marilù Musto

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C'era un certa fretta in procura a Napoli nord nel chiudere il fascicolo che riguardava i 29 indagati nell'inchiesta sul «voto di scambio» con al centro i Cesaro. L'indagine ha travolto imprenditori in cerca di appalti, medici in cerca di un contratto a tempo indeterminato, una serie di dipendenti pubblici e persino un'impiegata dell'«Armena Sviluppo Spa», la chiacchierata società «in house» sotto il controllo della neonata Città metropolitana con 415 dipendenti. Niente «giustizia a orologeria» in vista della presentazione delle liste, tuonano i ben informati dai corridoi della Procura. La fretta era dovuta solo alla necessità di non far prescrivere il reato entro i sette anni che separano i fatti contestati (2015) dal giudizio in Cassazione.

Se ci sarà il rinvio a giudizio, facendo bene i calcoli, il processo dovrà superare il primo grado, l'appello e poi la Cassazione entro il 2022. Un miraggio, conoscendo i tempi della giustizia penale. Ma tutto è possibile.

L'inchiesta era stata «girata» dalla Dda alla Procura ordinaria con una certa impellenza e con altrettanta sollecitudine, sabato, è stato notificato l'avviso di conclusione delle indagini.

Cauti, per ora, gli indagati. Il deputato Luigi Cesaro e suo figlio, il consigliere regionale Armando, non intendono essere ascoltati nell'immediato dai magistrati. «Vogliamo studiare gli atti e capire quali riscontri ci sono alle intercettazioni. Solo in seguito chiariremo la posizione dei miei assistiti», spiega l'avvocato Vincenzo Maiello, difensore assieme a Paolo Trofino dei Cesaro.
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Lunedì 22 Gennaio 2018, 08:23 - Ultimo aggiornamento: 22-01-2018 09:38
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