Gaetano, le frasi choc del branco
«Stasera ho voglia di pestare uno»

di Leandro Del Gaudio

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Doveva finire in quel modo, con un ragazzo a terra con la faccia sanguinante e i suoi amici in fuga. Doveva andare così, perché era quella la missione del capetto, del ragazzino che venerdì pomeriggio ha chiamato a raccolta il proprio gruppetto di amici, per atteggiarsi a boss in erba e rimarcare la propria leadership. Un particolare agghiacciante che emerge dalle indagini condotte per incastrare il branco che a Chiaiano ha rischiato di uccidere Gaetano, studente minorenne, ennesima vittima sacrificale sull'altare della esaltazione e della vigliaccheria collettiva.

Eccolo il retroscena messo agli atti al termine dei primi interrogatori dei presunti responsabili della rappresaglia avvenuta all'esterno della stazione della metropolitana di Napoli nord, grazie al lavoro della polizia, sotto il coordinamento della Procura minorile. Lesioni gravissime, uno scenario investigativo abbastanza chiaro: ci sono dieci minori identificati, quattro di questi sono stati denunciati e interrogati fino a tarda notte - tra sabato e domenica -, assistiti da un avvocato e, come previsto dalla legge, anche dai rispettivi genitori.
Ed è proprio dalla presenza delle madri e dei padri di almeno tre minori indagati che emerge uno spettacolo vergognoso, a dispetto della gravità delle indagini, con un ragazzino in sala di rianimazione, dopo essere stato pestato senza un motivo. Adulti, al cospetto della legge, dunque, cosa fanno mamma e papà? Zittiscono ripetutamente i figli, quando capiscono che stanno per ammettere qualcosa di compromettente per sé e per gli altri del branco. È così che tre coppie di genitori su quattro chiedono ai figli di «avvalersi della facoltà di non rispondere»; poi se la prendono con l'avvocato quando sembra che stia venendo fuori la verità su quel maledetto pomeriggio alle porte di Napoli.

Ma torniamo alla ricostruzione dei fatti, secondo quanto emerge dal lavoro dei poliziotti di due commissariati (Scampia e Chiaiano, guidati rispettivamente dai dirigenti Bruno Mandato e Sergio Di Mauro), sotto il coordinamento del pm dei minori Emilia Galante Sorrentino.

Venerdì pomeriggio, dunque, a prendere l'iniziativa è un ragazzino di quindici anni. Mingherlino, si atteggia a capo. Chiama alcuni amici, li invita a scendere in strada, invocando la loro presenza al citofono. Qual è il motivo di tanta fretta? Perché invitare in strada una decina di ragazzini in fretta e furia?
A spiegarlo agli inquirenti sarà uno dei ragazzini presenti sul posto venerdì pomeriggio, uno studente che decide di rompere il muro di silenzi e idiozia che mediamente protegge gli aspiranti capi. Ha saputo delle condizioni di Gaetano, ne ha parlato con i genitori e ha trovato terreno fertile. Stando a quanto riversato agli atti, il bulletto aspirante boss in erba aveva le idee chiare: «Devo spaccare la faccia di qualcuno, ora vi faccio vedere come picchio qualcuno, andiamo alla metropolitana...».
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Lunedì 15 Gennaio 2018, 11:50 - Ultimo aggiornamento: 15-01-2018 17:31
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