Forum al Mattino per una nuova primavera dell'Università. Manfredi: «Occorre investire sul futuro». Fondi ridotti, aumenta il divario Nord-Sud

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di Maria Pirro



«Investire sul futuro significa investire sull'Università». Lo dice Gaetano Manfredi, rettore della Federico II e presidente della Crui, che interviene, per primo, nel dibattito organizzato al Mattino in vista della mobilitazione di professori, ricercatori e studenti in programma il 21 marzo. Obiettivo: «Non perdere il capitale umano qualificato, soprattutto nel Mezzogiorno». Luigi Nicolais, presidente uscente del Cnr, avvisa a proposito della fuga dei cervelli: «I giovani nascono nel Sud, ma non sono più del Sud». Carlo Trigilia, professore dell'ateneo di Firenze, aggiunge: «Le sorti, non solo del Meridione, ma di tutto il Paese, sono legate a una ripresa delle nostre Università. Colpevolmente, questo ruolo è stato sottovalutato negli ultimi anni».
 

Qualche cifra per capire. Dal 2008 il sistema accademico è colpito da «tagli lineari, progressivi delle risorse», superiori al 13 per cento del totale dei fondi. Ciò significa «non poter reclutare giovani meritevoli, il congelamento delle carriere e delle opportunità di crescita professionale», retribuzioni che disincentivano i migliori a restare, allontanano talenti italiani e ricercatori stranieri e «l’indebolimento del già precario e fragile diritto allo studio che sta riducendo iscritti e laureati».

Per superare la crisi, Andrea Graziosi, vicepresidente Anvur (agenzia di valutazione di università e ricerca), sottolinea che «non è possibile avere solo indirizzi di studio tradizionali». Come in Germania e in altri paesi europei, è decisivo puntare sulla formazione anche in settori diversi. «I parametri standard utilizzati per giudicare lo stato di salute degli atenei sono però lontanissimi da quelli usati a livello internazionale», interviene Giuseppe De Nicolao, fondatore del sito www.roars.it. Così la discussione si sposta sulla difficoltà «nel riformare certi meccanismi stagnanti». Ma un punto è anche «la scelta di polarizzazione del sistema, che ha premiato gli atenei considerati migliori sulla base di criteri assolutamente discutibili, e questa è stata a mio giudizio una delle peggiori politiche pubbliche», afferma Gianfranco Viesti, docente dell'Università di Bari, che cita l'ultimo decreto del ministero dell'Istruzione: «Addirittura, attribuisce due ricercatori per ogni ateneo, a prescindere dalle dimensioni della comunità accademica».

Mauro Fiorentino, docente dell'Università della Basilicata, fa notare invece «un errore dell'autonomia nei concorsi universitari, tra il 1999 e il 2006, che ha portato in alcune sedi a raddoppiare o addirittura aumentare del 250 per cento il numero di professori ordinari». Per Alberto Baccini, dell'Università di Siena, «il problema è che la valutazione, con meccanismi di finanziamento automatici, rinforzerà questa enorme disparità tra università, suddivise tra serie A e serie B».
 
«È fondamentale il confronto per ribadire che l'Università produce un servizio pubblico essenziale per guardare al futuro», afferma Lucio d'Alessandro, rettore del Suor Orsola Benincasa, unico ateneo non statale del Mezzogiorno. «Un segno, anche questo, della differenza con il Nord, dove le sedi private sono decisamente più numerose». Così, d'Alessandro fa notare «il rapporto decisivo con il territorio, come occasione di sviluppo per la stessa regione». In particolare a Napoli e in Campania, la crisi nei trasporti e il numero insufficiente di borse di studio sono considerati un motivo del calo delle iscrizioni e della fuga al Nord.

Al forum moderato dal direttore del Mattino, Alessandro Barbano, con il giornalista Marco Esposito, partecipa anche Francesco Prota, docente dell'Università di Bari, che sottolinea come «con una riduzione di risorse così forte non ci può essere margine di recupero», e ammonisce la politica che è chiamata a fare le scelte giuste. Invece, Chiara Patricolo, a nome dell'European Student Union, chiede di puntualizzare: «Siamo stanchi di sentirci dire che siamo il futuro. Noi siamo il presente e adesso stiamo pagando i costi di tutto quello che non funziona». Un esempio è la questione del numero chiuso per accedere ai corsi di laurea, dopo gli annunci e il caos registrati anche agli ultimi test di medicina. «Serve internalizzazione, merito e sostegno allo studio», sintetizza Graziosi. 

«Dobbiamo lavorare sui contenuti. Parliamo delle proposte, oltre che criticare. Senza trascurare che il sistema universitario è nazionale e deve avere una visione nazionale. Dobbiamo, per questo, cambiare le modalità di finanziamento universitario, per arrivare tutti allo stesso traguardo, di eccellenza, pur se il punto di partenza è diverso. Ma, se non ci sono più risorse vere, è meglio che chiudiamo qui la discussione», osserva Manfredi. 

Insomma, la mobilitazione ha tante argomentazioni. Prossimo appuntamento, il 21 marzo: «Per una nuova primavera delle Università» è la manifestazione organizzata in ogni sede degli atenei italiani, statali e non statali. In programma incontri e dibattiti pubblici per riaffermare il ruolo strategico della ricerca e dell'alta formazione, raccogliere idee e proposte da consegnare al governo in un documento di sintesi unitario che sarà redatto dalla Crui, la conferenza dei rettori delle università italiane. 
 
Mercoledì 16 Marzo 2016, 09:23 - Ultimo aggiornamento: 17-03-2016 08:35
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