La morte sotto le macerie di Torre Annunziata: i parenti straziati davanti ai corpi

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«Quando hai sposato mia figlia, dicesti: sarà sempre vostra. Invece ora me la porti via per sempre». È straziante la frase del papà di Anna, che parla con lo sguardo rivolto alla bara in cui giace la salma del genero, Pasquale Guida, mentre il carro funebre si allontana per accompagnare il defunto all'obitorio del cimitero di Castellammare di Stabia.
 
 

Alcune delle otto vittime del crollo del palazzo di Rampa Nunziante, a Torre Annunziata, si trovano adesso nel cimitero stabiese. Quella della 65enne Giuseppina Aprea, è stata portata a Boscoreale. Giacomo Cuccurullo ed Edy Layola sono stati portati sin da ieri sera al cimitero di Castellammare di Stabia, le cui porte sono rimaste chiuse per l'intera mattinata. Parenti e amici sono passati per un saluto, davanti alla porta sbarrata. Poi, silenziosamente, sono andati via. Il 25enne, Marco Cuccurullo e l'intera famiglia Guida, trasportati nell'obitorio dell'ospedale stabiese, sono stati vegliati dai parenti fino all'arrivo dell'azienda funebre che ha ricomposto le salme per trasferirle al cimitero di Castellammare di Stabia. Le operazioni sono terminate alle ore 15.
 

Silenziosi, con il capo tra le mani, o con i fazzoletti stretti nei pugni, i parenti delle vittime del crollo, erano accostati l'uno all'altro, sfiniti. Sono svegli da più di 24 ore, senza mangiare nulla. Hanno occhi gonfi e rossi e le voci roche. Ancora si chiedono come sia potuto accadere. Riflettono sul modo in cui il soffitto sia imploso coprendo tutti i loro cari mentre erano ancora a letto. «Se i bambini fossero stati almeno estratti feriti, ma vivi?», si lamenta una zia dei piccoli. E poi ricorda Francesca: «Che bella»
 
 

Una familiare accenna al racconto di un parente che si trovava nella palazzina al momento del crollo: «Dice che ha sentito Pasquale che chiamava Anna e gli è parso anche di sentire la voce di Anna che gli rispondeva, poi più nulla. Il portone si era bloccato, e lui, per uscire ha dovuto rompere il vetro con un calcio». Il fratello di Pasquale, che ha avuto un malore quando ha visto l'uomo estratto dalle macerie e coperto dal telo nero, attende come in trance. Fuma. Ma di tanto in tanto ha un sussulto, il dolore lo riassale come in un incubo e si dà forti pacche delle mani sulle ginocchia. «Come farò senza di te?», sussurra piangendo.
Sabato 8 Luglio 2017, 17:22 - Ultimo aggiornamento: 09-07-2017 09:18
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