Buoni libro, Fedeli contro il Comune: «Fondi erogati: perché non spesi?»

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di Mariagiovanna Capone

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È dura la ministra Valeria Fedeli. Proprio non ci sta a veder vanificati gli impegni profusi per accelerare gli iter ministeriali riguardo i buoni libro per le famiglie meno abbienti. Troppi i ritardi in Campania sebbene i fondi Miur siano «arrivati nelle casse delle Regioni il 3 agosto», e qui ripartiti ai comuni con il 14 settembre, «mentre i decreti di liquidazione sono invece di novembre» precisa l’assessore Lucia Fortini. Troppi i comuni in alto mare perfino con la pubblicazione dell’avviso pubblico per l’assegnazione dei contributi. Napoli ha iniziato a ricevere le richieste da ottobre al 6 novembre. Una volta controllate le credenziali, risulteranno 12.533 beneficiari in una graduatoria approvata il 21 dicembre. Da allora in poi è iniziata la lunga snervante e incomprensibile attesa. Alla luce di ciò, la ministra va dritta al punto attraverso una nuova lettera inviata al «Mattino», lanciando il monito: «Mi auguro che i Comuni ritardatari si mettano rapidamente in regola. L’anno scolastico è ormai a metà e non sono ammissibili ulteriori dilazioni. Soprattutto quando c’erano tutti i tempi per poter fare presto e meglio».

 

Da due mesi infatti si potrebbero pagare i 12.533 beneficiari napoletani, ma a Palazzo San Giacomo non si emettono gli assegni come evidenziato sul sito del Comune di Napoli, dove «verrà data notizia della data di inizio dei pagamenti» e come conferma l’assessore Annamaria Palmieri che ha puntualizzato «è questione di giorni». Il problema è che per 12.533 studenti napoletani non si tratta di giorni ma di mesi. Ragazzi già penalizzati in partenza. I beneficiari dei buoni libri statali, lo ricordiamo, sono coloro con un Isee sotto i 10 mila 663 euro. Cioè famiglie dove entrano meno di 900 euro al mese. Viene da sé la difficoltà di poter affrontare la spesa per acquistare i libri di testo. La ministra Fedeli non nasconde lo stupore per i ritardi in Campania di cui «sono responsabili Regioni e Comuni. Le difformità sul territorio chiamano in causa la responsabilità di tutti i soggetti coinvolti. Noi siamo pronti a fare la nostra parte. E l’abbiamo fatta. Ma occorre che a velocizzare i tempi siano poi anche coloro che stanziano direttamente le risorse alle famiglie. Non c’è anticipazione dello Stato che tenga, se poi chi deve erogare il servizio al cittadino fa saltare tutti i tempi». 
Nel frattempo come si sono arrangiati gli studenti napoletani? Con le fotocopie. La legge sul diritto d’autore stabilisce che il limite massimo fotocopiabile è il 15 per cento di un libro ma molti ragazzi li fanno in toto. «Così si alimenta un’illegalità» interviene Gianfranco Lieto, presidente dell’Associazione Librai della Provincia di Napoli (Ali-Concommercio). «A differenza di altri Comuni, poi, Napoli ha autorizzato una pratica che sta danneggiando le librerie: il bonus quest’anno è una sovvenzione poiché saranno versati soldi senza obbligo di spesa. Nelle richieste non era necessario allegare fatture, scontrini o prenotazioni dei libri, ma un’autocertificazione. Chi controlla quasi 13 mila famiglie per verificare che ciò che attestano è vero? A oggi, mi risulta invece che c’è un calo del 30 per cento nelle vendite dei libri per i quali valgono i bonus». Trenta per cento in meno che starà studiando su fotocopie, con i genitori che intascheranno da 84 a 212 euro ad alunno. «A luglio abbiamo proposto all’assessore Palmieri di fare come a Roma e Milano: ripristinare le cedole collegate al codice fiscale dell’alunno. Tutto sarebbe stato informatizzato e libri dati immediatamente a settembre. All’assessore l’idea piaceva, ma al dirigente Giovanni Paonessa no, alludendo a decisioni del consiglio comunale che non ci sono mai state». Lieto poi precisa che «i pagamenti non avvengono entro i 60 giorni di legge ma dopo 9-10 mesi. L’anno scorso ci hanno pagato a luglio». Altro punto oscuro per il presidente Ali è la modalità di invio delle domande, da quest’anno tramite Caf: «Perché tramite i patronati? Mi auguro che la Procura indaghi, perché da cittadino la vicenda è poco chiara». 
Martedì 13 Febbraio 2018, 09:55
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