Abusi di necessità, verso una legge per sanarli

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di Gerardo Ausiello

Una legge regionale per sanare gli abusi di necessità, quelli cancellati dalla legge approvata dalla Camera. Eccola la strada che giunta e Consiglio potrebbero decidere di percorrere nelle prossime settimane per tentare di risolvere un’emergenza che dura ormai da troppi anni. Precisamente dal 2003, quando l’allora governatore Antonio Bassolino spinse il Consiglio regionale ad opporsi al condono edilizio varato dal governo Berlusconi. Così una valanga di nuove pratiche si è aggiunta alle migliaia ancora in attesa di essere valutate nell’ambito di altri due condoni, quelli del 1985 e del 1994.

Che fare, dunque? Dopo i tentativi, falliti, della delegazione parlamentare di Forza Italia ci aveva provato il senatore-avvocato Ciro Falanga (Ala) con un disegno di legge approvato a Palazzo Madama anche con i voti dei senatori del Pd. Ma l’altro ieri i deputati del Pd, ribaltando la posizione dei compagni di partito, hanno stravolto il testo eliminando la distinzione tra abusi a fini speculativi e abusi di necessità, introdotta come criterio per stabilire le priorità nel lungo elenco delle demolizioni. A questo punto l’unica soluzione possibile sembra essere quella di una norma regionale.

Si dovrà però procedere con cautela perché la materia è di competenza dello Stato. E allora la norma ad hoc dovrebbe prevedere esclusivamente la possibilità per i Comuni di acquisire al patrimonio solo i manufatti abusivi non realizzati nelle aree vincolate o in quelle a rischio idrogeologico e vulcanico, che diventerebbero alloggi di edilizia residenziale pubblica. Si potrebbe a quel punto immaginare di lasciare le case a coloro che le hanno costruite ma con una differenza fondamentale: i trasgressori non sarebbero più proprietari bensì inquilini.

Una proposta che era contenuta in un emendamento presentato in aula dal deputato del Pd Marco Di Lello, poi accantonato proprio perché potrebbe essere oggetto di un’apposita legge regionale. «Ne ho parlato - spiega Di Lello - con il governatore Vincenzo De Luca e con il vicepresidente della giunta Fulvio Bonavitacola, che sono favorevoli a questa ipotesi». Del resto De Luca ha più volte affermato che una soluzione dovrà essere trovata. «Anche senza la legge nazionale, che avrebbe dovuto dare un ordine di priorità agli abbattimenti, noi andremo avanti per affrontare il problema in Campania» ha ribadito, a caldo, l’ex sindaco di Salerno al termine del dibattito a Montecitorio. Quello che era tempo fa un problema è diventato nel frattempo una bomba ambientale.

Sono quasi 70mila, infatti, le ordinanze di demolizione in attesa di essere eseguite mentre tra 200mila e 300mila alloggi risultano abusivi e mai regolarizzati. Le aree più colpite sono soprattutto le mete turistiche come le Costiere amalfitana e sorrentina, l’isola di Ischia, i Campi flegrei ma anche Napoli città, il Vesuviano e le province di Caserta e Salerno. Contro tutti questi abusi si procede spesso con armi spuntate. Le ruspe si muovono, ma a rilento: a conti fatti, sono poche centinaia le demolizioni eseguite ogni anno. A frenarle sono le lungaggini e i ritardi, fisiologici in un Paese complesso come l’Italia, nonché una serie di problemi irrisolti: i Comuni non hanno abbastanza fondi per procedere in danno e non è sempre facile individuare i siti dove smaltire i materiali di risulta. E poi ci sono ovviamente le resistenze di coloro che hanno commesso gli abusi e che si oppongono alle demolizioni. Il risultato è una miscela esplosiva, che finora nessuno è riuscito a neutralizzare.
Venerdì 20 Maggio 2016, 00:02 - Ultimo aggiornamento: 21-05-2016 09:27
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