Abbattimenti, in campo i comitati:
«Ddl Falanga contro l'abusivismo»

di Nico Falco

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Il 17 ottobre la Camera tornerà sul disegno di legge Falanga. Un passaggio che dovrebbe essere una formalità perché, spiega il senatore primo firmatario del ddl, il testo ha già passato il doppio esame di Camera e Senato ma è ritornato ai voti per una modifica che riguarda soltanto l'anno di stanziamento dei fondi, che nella stesura già vagliata era il 2016 ed è stato quindi aggiornato. La preoccupazione, però, è che l'ordine del giorno possa essere stravolto col solo scopo di ritardare l'approvazione definitiva. Ieri, all'hotel Ramada, si sono confrontati i comitati contro gli abbattimenti e diversi sindaci campani. Tutti a favore del disegno di legge e convinti che un ennesimo slittamento sia deleterio in un settore così delicato. Tra gli organizzatori dell'incontro anche Raffaele Cardamuro, attivista dei comitati, la cui casa di Bacoli fu abbattuta nel 2011. «Il ddl Falanga è una legge giusta perché distingue le costruzioni di chi ha speculato e quelle pericolose dalle case di chi ha commesso un abuso per necessità - dice - introduce criteri che in un Paese civile sarebbero automatici». «Queste norme servono a regolamentare ma anche a salvare beni pubblici e aree demaniali - spiega Ciro Falanga - se gli ambientalisti e il ministro Franceschini si oppongono significa solo una cosa: non ci hanno capito niente». 

Il disegno si legge interviene sui criteri con cui viene deciso l'ordine degli abbattimenti, facendo una distinzione tra gli edifici commerciali, le abitazioni costruite su aree demaniali, quelle edificate con soldi illeciti e, infine, quelle che, seppur abusive, sono state costruite su terreni di proprietà. Ovvero: tra l'abusivismo speculativo e quello di necessità. Ed è su questa ultima categoria che si concentra: in un elenco numerato di case da buttare giù, gli abusi di necessità dovranno essere in fondo alla lista e venire abbattuti dopo tutti gli altri. Il che potrebbe anche significare mai: è impossibile per i Comuni accollarsi le spese per le demolizioni. Servirebbero circa 100mila euro per ogni casa, in pratica le amministrazioni dovrebbero sborsare decine di milioni di euro. «Molti dei Comuni sono in predissesto - dice Dino Ambrosino, sindaco di Procida - e non possono caricarsi anche le spese di demolizione, anche se anticipate dallo Stato. La legge è un primo passo: almeno il cittadino saprà secondo quale criterio è stato scelto l'ordine degli abbattimenti». Per Renato Natale, sindaco di Casal di Principe, l'ostacolo dei fondi potrebbe aggirarsi con una soluzione diversa. «La nostra terra esce da una dittatura di decenni, dove è stata abbandonata alla camorra - dice - e gli abitanti dovrebbero essere coinvolti nella ricostruzione. Invece di abbattere e ritrovarci con un deserto inutilizzabile si potrebbe pensare a un piano di rigenerazione partecipato in cui i cittadini collaborano nella messa in sicurezza e negli interventi urbani».
Venerdì 13 Ottobre 2017, 11:12 - Ultimo aggiornamento: 13-10-2017 11:12
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