Salumi campani in cerca di dop
Paola Spiezia sollecita la Regione

di Luciano Pignataro

Non meno di 10mila lavoratori e circa 500 aziende. 850 milioni di euro di fatturato complessivo, pari al 10% del risultato nazionale. Sono i numeri del comparto della produzione, artigianale o industriale, dei salumi campani. Un settore strettamente legato alle tradizioni del territorio che sconta, ad oggi, l'assenza di una dop o di una igp e che reclama oggi a gran voce l'attribuzione di un marchio di tutela.
Lungo l'elenco delle lavorazioni di pregio. Salame Napoli, Palla di Nola, Mugnano, salsiccia Napoli sono solo alcuni esempi delle produzioni tipiche del territorio, che avvengono con procedimenti tramandati di madre in figlia come la legatura e l'insacco a mano piuttosto che la procedura di essiccazione.
A intraprendere la battaglia per far valere le ragioni della Campania e del Sud è Paola Spiezia, direttore commerciale dell'azienda più grande del Mezzogiorno per numero di addetti, con 100 dipendenti, e per estensione: lo stabilimento di San Vitaliano del Salumificio Spiezia si estende su 30mila chilometri quadrati e quest'anno compie 110 anni.
Con lei, immediatamente, si sono schierati Nunzio Vitolo, presidente regionale della Federazione Autonoma Commercio Campania e il vicepresidente regionale di Confagricoltura, Angelo Frattolillo. Insieme hanno chiesto e ottenuto l'istituzione di un tavolo presso l'Assessorato all'Agricoltura della Regione Campania.
Un progetto che viaggia di pari passo con un altro: quello di creare un patto di filiera.Un passo importante, se si considera che sono 142mila i capi allevati in Campania (dati Ismea) e 225 le imprese di trasformazione con 1.509 addetti, secondo il censimento Istat.
Per questo, Paola Spiezia, ha chiesto e ottenuto anche un incontro con il Presidente della Regione Vincenzo De Luca, al quale ha illustrato i dati del comparto e le possibilità di sviluppo del settore.
«Non vogliamo incrementare le vendite aziendali tout court - dice - ma innalzare la qualità delle produzioni salumiere tipiche della Campania, sia attraverso lavorazioni artigianali che mediante l'uso di carni di altissima qualità provenienti da allevamenti selezionati del territorio di appartenenza. La capacità produttiva delle industrie campane di trasformazione è storicamente molto superiore - incalza Paola Spiezia - alla capacità produttiva degli allevamenti del territorio. Così come i consumi. Per questo è necessario sviluppare la filiera, in modo da sostenere gli allevatori e i produttori, garantire un'alta qualità territoriale e incrementare il nostro export verso altre regioni d'Italia, invertendo la tendenza attuale».
A fornire il quadro relativo allo sviluppo del comparto è Nunzio Vitolo: «Avere un marchio di tutela - afferma - significa aumentare del 20-30 per cento le vendite e, dunque, la produzione nostrana. Siamo la Campania che non si arrende perché dobbiamo ottenere un risultato che, per una volta, vede uniti imprese e lavoratori e fa l'interesse di un intero comparto e non del singolo produttore o allevatore».
Angelo Frattolillo inquadra la questione dal punto di vista di Confagricoltura: «Una battaglia importante per l'intera filiera e lo sviluppo economico del settore. Encomiabile l'impegno del salumificio Spiezia sia per far partire le procedure per il marchio di tutela che per la rete di impresa che sicuramente nell'arco del primo semestre del 2017 sarà un fatto compiuto. Per la dop o l'Igp ci aspettiamo il sostegno pieno della Regione, come sta già dimostrando di fare».
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Giovedì 9 Febbraio 2017, 21:05 - Ultimo aggiornamento: 09-02-2017 21:05
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