Pizza Village, festa di popolo
da oggi 50 forni per nove giorni

di Luciano Pignataro

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La pizza ha un trend super favorevole per i prossimi anni, scoppia di salute e tutti ne parlano. Ormai i pizzaioli sono quasi più famosi degli chef e la gente si vuol far fotografare con loro e chiede autografi. Insomma un boom senza precedenti per un alimento povero, deriso in passato da tutti, tanto che nei testi sacri se ne è parlato poco e sempre a margine.
Ma la vera forza di questo cibo, di questo disco di sapori e di cultura, resta la sua radice popolare. Le file, le pizzerie affollate dove anche i bambini si divertono, le famiglie unite che possono affrontare la spesa nonostante i tempi difficili. Ecco, tutto questo è la sintesi del Pizza Village che apre da oggi sino al 25 giugno, organizzato da Claudio Sebillo e Alessandro Marinacci, e che nasce da una ambizione, quella di fare in prospettiva numeri più alti dell'Oktoberfest di Monaco. Cioè di far diventare questo appuntamento annuale una meta fissa per i turisti e la scelta di anticipare a giugno la manifestazione che si è sempre svolta a settembre va in questa direzione.
Dobbiamo dire che ci sono due contingenze generali che spingono in questa direzione: la prima è il positivo andamento turistico negli ultimi tre anni in Italia e in città dove gli alberghi ormai sembrano non bastare più nel corso di tutto l'anno. La crisi della spazzatura, la diossina e Terra dei Fuochi non hanno certamente contribuito a sostenere l'immagine di Napoli e della Campania nel recente passato, ma la nostra città è così bella, ricca di storia e di tradizione da superare alla grande anche queste ondate mediatiche.
Il secondo aspetto che contribuisce a fornire una cornice buona al Pizza Village è la crescita del pil nell'agroalimentare. Il Sud sta riconquistando il suo primato storico e millenario grazie ad una rinnovata spinta delle nuove generazioni e al fallimento di tutte le ricette proposte in alternativa. I nuclei industriali costruiti con i soldi pubblici sono spesso cattedrali nel deserto, i grandi centri commerciali vivono in affanno il cambiamento dei consumi. Resta la terra, non genericamente parlando, ma quella di chi la sa coltivare bene, onestamente e on passione. La pizza è una possibilità forte che viene data a tanti piccoli produttori che prima non avevano sbocchi commerciali e che adesso vengono pagati alla consegna senza dover rincorrere ai prestiti bancari per avere liquidità. Un fenomeno diffuso, sempre più grande.
Del resto basta girare nelle nostre campagne per cogliere la fine di quel senso di abbandono che si viveva sino a non molto tempo fa. Nell'agricoltura si investe e se il Mezzogiorno è una banca di biodiversità e ricchezze vegetali ineguagliabili la Campania è il caveau con il suolo vulcanico e le bellezze del Parco Nazionale del Cilento.
In questo contesto la nuova generazione di pizzaioli investe sulla pizza, studia, si appassiona agli impasti, nascono nuovi percorsi. Sono tramontati i tempi in cui anche sulla pizza persone prive di tradizione volevano dettare le regole: integrale, lievito madre e balle varie. La classicità della pizza napoletana è ineguagliabile e insuperata e non sono certo alcune esigenze commerciali che possono capovolgere una verità storica. Ma è anche vero che ci si era seduti troppo sul passato e sulla consuetudine, oggi è necessario studiare, spiegare, comunicare. Certo, ognuno per se e Dio per tutti, in questo mondo forse ci sono alcune risse di troppo, inutili e dannose. Ma il trend è positivo ed è per questo che il Pizza Village sarà, ancora una volta, una grande festa di popolo.
 
Sabato 17 Giugno 2017, 08:43 - Ultimo aggiornamento: 16 Giugno, 00:00
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1 di 1 commenti presenti
2017-06-18 07:36:25
Feste, farina e forca.

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