Il riconoscimento Unesco va all'arte del pizzaiuolo napoletano: al metodo, non alla pizza

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di Ilenia De Rosa

NAPOLI - «E' l'arte del pizzaiuolo napoletano che ha avuto il riconoscimento Unesco, quindi il metodo di lavoro del Pizzaiuolo». Lo spiegano in maniera chiara e con grande soddisfazione Antonio Pace, presidente associazione Verace pizza napoletana e Sergio Miccù, presidente associazione Pizzaiuoli napoletani. Dopo anni di negoziati internazionali e l’impegno delle associazioni, il Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco, riunito in sessione sull’isola di Jeju in Corea del Sud, ha valutato positivamente, e con voto unanime, la candidatura italiana, concedendo il riconoscimento storico e meritatissimo. L’arte dei pizzaiuoli napoletani è diventata Patrimonio dell’Umanità. «Ora si lavorerà con maggiore orgoglio» continuano i presidenti.
Si tratta del 58esimo bene tutelato in Italia, e ben il nono nella sola Campania, che con questo evento si è fregiata di una nuova importante vittoria nel rispetto di chi ha fatto del valore artigianale, della qualità e della professionalità il proprio mestiere. «Mi sono battuto in prima persona per anni affinché arrivasse questo riconoscimento che è la riaffermazione di una tradizione storica – afferma Alfonso Pecoraro Scanio, promotore della World Petition #pizzaUnesco che ha sostenuto la candidatura italiana – e che rappresenta una vittoria che non va circostritta solo a Napoli, ma all'Italia».
Lunedì 11 Dicembre 2017, 18:42
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