Bruno Barbieri: «4 Hotel, ho sofferto di vertigini a 76 metri»

di ​Francesca Cicatelli

Sarà per il suo accento romagnolo, predisposto all'ironia, se a Bruno Barbieri gli si perdona tutto al punto da affidargli sempre programmi in cui i partecipanti si giocano la reputazione.  

Come Masterchef ha cambiato il cibo in tv e il cibo nei ristoranti?
Masterchef ha sdoganato il mondo della cucina, rendendolo accessibile. La ristorazione crea posti di lavoro e racconta la storia del Paese al mondo. Prima di noi, lo faceva la Francia vendendo addirittura l’aria di Parigi. Chissà, magari noi arriveremo a vendere la pizza in scatola.

Masterchef per sempre o cosa potrebbe dissuaderla dalla conduzione? 
Ormai fa parte della mia vita e penso sia quasi difficile immaginarlo senza Barbieri. Un giorno arriveremo ad una fine, ma adesso non ci penso e vado avanti. Mi appassiona e mi diverte ancora cercare talenti.

Da Cracco alla Klugmann: ci voleva un po' di rigore al femminile? 
Sono due stelle nel firmamento gastronomico. Caratteri diversi,  ma sul piano personale non è cambiato molto. Con Carlo potevo forse permettermi battute che con Antonia trattenevo, per rispetto verso il gentil sesso.

Non è eccessivo che tutti oggi vogliano fare gli chef? 
No. È un mestiere con selezione naturale: ritmi e sacrifici portano a volte a capitolare.

La categoria si sente minacciata dall'inflazione di chef? 
No, gli chef sono ricercati. E' difficile restare disoccupato. 

Meglio un piatto buono ma impiattato male o meno buono ma impiattato bene? 
Meglio un piatto buono ma che contenga l’anima di chi lo prepara.

Il food è sovraesposto: non rischia di disgustare come un piatto mangiato tutti i giorni? Tramonterà il trend? 
Il food non tramonterà mai, ci saranno evoluzioni. È ormai chiaro che il cibo non significa solo riempirsi la pancia ma è un mezzo per trasmettere cultura. Raccontare tutto questo a stomaco pieno cambia la vita.

Napoli, con le sue botteghe, sbaglia a prediligere l'immortalità della tradizione? 
Le botteghe rappresentano il perno del Paese. I napoletani sono maestri in questo: vivono un trasformismo da film ricco di improvvisazione e stile. Se hai voglia di divertirti vai a Napoli, mettiti a sedere davanti ad un bar e goditi lo spettacolo. La adoro, vorrei esserne adottato.

C'è ancora oggi un piatto che non le piace cucinare o che le crea qualche ansia? 
Amo  cucinare tutto. Vorrei imparare bene a fare la pizza: sono bravino ma non ancora perfetto. Quando vengo a Napoli prendo un paio di ore di lezione da amici pizzaioli. 

Perché uno chef alle prese con giudizi sugli hotel? 
Quattro delle sette stelle ottenute nel corso della mia carriera sono state conquistate grazie ai ristoranti all’interno di hotel. Per questo ho una buona preparazione. Inoltre il lavoro televisivo mi fa sentire a mio agio.

Qual è la situazione dell’hôtellerie italiana?
Da 5 stelle in su la situazione è molto buona, su quella categoria lavorano ormai le multinazionali, mentre da 4 stelle in giù le gestioni diventano familiari, si investe meno. Lo Stato dovrebbe sostenere il settore con incentivi e agevolazioni.

Come si è sentito ad essere conduttore unico?
La voglia di avere un programma tutto mio era forte e ho avuto l’occasione di lavorare con grandi autori come Paola Costa, Alessandro Saitta e con un regista giovanissimo, Claudio Di Biagio.

La situazione più bizzarra girando "4 Hotel"?
Trovarmi a 76 metri d’altezza. Soffrivo terribilmente di vertigini.

Che ospite è Barbieri?
Esigente, non facile da incantare con le finzioni.

Perché guardare "4 Hotel"?
Offre uno sguardo inedito sull’hôtellerie. Il 27 marzo è partita questa nuova avventura, che per sei settimane mi vedrà al timone, accompagnato ogni volta da quattro albergatori professionisti.
Sabato 31 Marzo 2018, 10:44 - Ultimo aggiornamento: 31-03-2018 11:05
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