Tramonti, il paese delle viti giganti
caccia ai grappoli tra boschi e greggi

Una pianta di tintore
di Luciano Pignataro

La Costiera che non conosci. Quella dove vivono nascoste dietro boschi di castagno e querce silenti le viti secolari di tintore, avvolte nella nebbia. Si riconoscono subito, in movimento sui terrazzamenti ricavati nel corso degli ultimi mille anni in un territorio difficile, avvolto nelle nebbia.
Parliamo di Tramonti, il polmone agricolo della Costiera Amalfitana, conosciuto solo perché attraverso il Valico di Chiunzi è la porta di accesso alle spiagge del jet set internazionale. Poco più di 24 chilometri quadrati divisi fra 13 frazioni, 4145 abitanti con una densità di 167 persone per km (pensate che a Portici sono 11.942!), dall'inizio del 900 sino al 2001 il paese si è letteralmente dissanguato per sfuggire alla fame vera. Solo negli ultimi dieci anni c'è stata una ripresa con un saldo demografico positivo di circa 200 unità rispetto al minimo storico: questo vuol dire che grazie all'ospitalità rurale, all'agricoltura, all'attività dei caseifici, si è riusciti ad evitare il tracollo tipico delle zone pedemontane del Sud.
Tra gli emigranti conosciuti, oltre i circa tremila pizzaioli che si radunano ogni anno ad agosto, la famiglia dell'ex governatore di New York Mario Cuomo la cui casa di origine oggi è un rustico diroccato e abbandonato.
Pochi sanno che questo è un micro distretto vitivinicolo di eccellenza, riferimento delle guide specializzate, grazie alle condizioni assolutamente uniche: la forte escursione termica grazie ai venti di mare e di terra che soffiano incessanti nelle vallate, e il suolo formato da tufo e materiale vulcanico eruttato nel corso dei millenni dal Vesuvio che è proprio di fronte ai Monti Lattari. Si tratta di un paesaggio lunare, spesso si incrociano ancora greggi di capre che bloccano le due arterie principali che dal Valico scivolano verso Maiori o a Ravello.
Qui, in questo territorio ricco di biodiversità, operano cinque piccole aziende: Apicella, il primo ad imbottigliare il vino di Tramonti che veniva venduto sul Valico per diventare Gragnano; Reale di Gigino e Gaetano, proprietari dell'omonima osteria circondata da Vigne; Tenuta San Francesco, chiocciola Slow Food; Monte di Grazie del dottore Alfonso Arpino e, ultima nata, la Cantina Tagliaferro fondata dal giovane Raffaele. Tutte insieme non superano le duecentomila bottiglie, una goccia nel mare di vino campano. Ma una goccia preziosa di biodiversità perché quello che caratterizza queste cantine, oltre la produzione di bianco, è il Tintore, un rosso ricco di antociani, da cui il nome appunto, considerata in passato una qualità importante per fare salire il prezzo.

Grazie al lavoro di queste aziende le piante giganti di tintore di sono salvate dopo essere sopravvissute alla fillossera, una malattia della vite che colpì l'Europa tra Ottocento e Novecento distruggendo praticamente quasi tutti i vigneti. Ma qui, sul suolo vulcanico, queste vite hanno resistito, anche alle indicazioni di spiantarle per inserire nuovi impianti moderni a spalliera. E adesso questa diversità costituisce una ricchezza di valore inestimabile ed è il motivo per cui le bottiglie di questo rosso sono sempre più care e ricercate.
Il vino rosso di Tramonti, lo testimoniano le ultime verticali, è praticamente immortale grazie alla acidità che lo conserva giovane per molti anni. Confuso a lungo con l'Aglianico, ha raggiunto da poco più di dieci anni la propria identità grazie ad un lavoro rigoroso e sapiente degli enologi impegnati nelle aziende. E la storia continua.
 
Lunedì 20 Marzo 2017, 19:31 - Ultimo aggiornamento: 20-03-2017 19:31
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