Usa, fine del sogno:
la Rete non è più uguale per tutti

di Antonio Pescapè *

Il 24 ottobre del 2009, durante un Linux Day a Città della Scienza, raccontai cos'era la Net Neutrality (Neutralità di Rete) e perché era (ed è ancora oggi) una questione molto importante, ad una platea numerosa e curiosa (soprattutto di studenti universitari e delle scuole superiori).

In questi anni se ne è continuato a parlare - in Europa e negli Stati Uniti più che in Italia - ed il tema è tornato pesantemente alla ribalta dopo la recente decisione della FCC, la Commissione Federale delle Comunicazioni degli Stati Uniti d'America.

Ma cos'è la Neutralità di Rete? Cosa è successo in America e perché ne stiamo parlando? Perché è così importante?

La Neutralità di Rete è il principio, che ha radici lontane e si ispira alle reti ferroviarie e di trasporto in generale, secondo il quale le infrastrutture di rete devono trattare tutto il traffico, tutti i contenuti e tutti i bit allo stesso modo. Tale principio si concretizza in pratica nel diritto degli utenti, ad esempio, di accedere in egual misura al sito di un quotidiano, a quello del comune di residenza, a quello della scuola dei figli, a quello della banca, ai social network Facebook e Twitter.

Il dibattito, decennale, vede da un lato i sostenitori di questo principio (tra cui in prima linea oggi i fornitori di contenuti, tra cui ad esempio Netflix, Facebook, Youtube, Twitter, Google), dall'altro i telecom operator ed i fornitori di servizi di connettività di rete, i cosiddetti Internet Service Provider (negli USA, AT&T e Verizon, ad esempio). Questi ultimi si oppongono a questa visione e vorrebbero una rete a diverse velocità, facendo pagare diversamente agli utenti accessi alla rete a qualità e velocità differente per ricevere contenuti differenti, un po' come accade oggi per le televisioni a pagamento.

Nel 2014 Obama si schierò apertamente a favore della Neutralità di Rete e nel 2015 la FCC varò delle norme che chiarirono e definirono il principio di Net Neutrality. Principio che è stato recepito anche in Europa da regolamenti della Commissione Europea nel 2016.

Ma, a dicembre 2017, la FCC, guidata da Ajit Pai, ha cancellato quanto fatto in precedenza durante l'amministrazione Obama, realizzando quanto promesso da Donald Trump durante la campagna elettorale: cancellare il principio di neutralità.

In sostanza anche se la rete Internet oggi è molto diversa da quella inizialmente immaginata, ed è molto diversa da quella di quindici anni fa - viene meno il principio secondo cui gli Internet Service Provider non possono favorire certi contenuti rispetto ad altri; viene meno il principio di una rete uguale per tutti. Ripeto, il principio. Esistono infatti già oggi diverse politiche di gestione della rete che per certi versi violano la Neutralità di Rete nel senso che nel mettere in atto politiche di gestione, sicurezza e qualità del servizio trattano diversamente il traffico (si pensi ad esempio al comportamento di un firewall per garantire la sicurezza degli utenti oppure a quello di una Content Delivery Network per migliorare la qualità di fruizione dei contenuti del web).

Ma quanto fatto dall'amministrazione Trump punta ad incrementare ulteriormente le differenze tra gli utenti e potenzialmente ribalta i costi di una rete a più velocità su questi ultimi. E rappresenta inoltre una potenziale minaccia anche per le libertà (in generale) e la libertà di informazione (in particolare): la Neutralità di Rete, per come l'abbiamo definita, ha infatti un legame molto stretto anche con il tema della censura. Tema molto attuale e sentito in molti paesi.

Ai ragazzi nel 2009 a Città della Scienza, per spiegare cosa volesse dire neutralità su Internet usai la famosa immagine di Totò e Peppino a Milano che chiedono informazioni al vigile; immagine nella quale avevo scritto In Internet per andare dove (come e quando) vogliamo andare ci possiamo veramente andare?.

Negli Stati Uniti dopo quanto hanno deciso alla FCC, la risposta a questa domanda è no. I bit in transito sulla rete, per principio, non saranno più tutti uguali ma gli operatori decideranno come saranno trattati.

A scendere in campo a difesa della Neutralità di Rete sono state diverse personalità con ruoli chiave nello sviluppo della rete e dell'informatica così come la conosciamo oggi. Due su tutti, il padre del web, Tim Berners-Lee e il cofondatore di Apple, Stephen Gary Wozniak, e come loro associazioni che da tempo lottano per i diritti umani in relazione ad Internet, come Electronic Frontier Foundation, La Quadrature du Net, Free Software Foundation, e molte altre recentemente coalizzate nella Global Net Neutrality Coalition proprio per informare i cittadini e difendere la neutralità della rete.

L'Italia, presa da una quotidianità problematica, da un dibattito tecnologico tendenzialmente molto povero e con una scarsa conoscenza e competenza delle questioni digitali e legate alla rete, non ne parla come dovrebbe (se non tra gli addetti ai lavori). E fa malissimo, visto quanto la nostra vita oggi dipende dalla rete e quanto ancor di più ciò sarà vero per le generazioni a venire. Tutto quello che oggi facciamo passa per la rete, al punto che quasi sbagliamo a chiamarla rete, dovremmo riferirci ad essa con il termine infrastruttura. E questo per enfatizzare ancor di più che oggi le reti dati, Internet, rappresentano infrastrutture di importanza pari a quella elettrica, a quella stradale, a quella idrica. E forse anche più, visto l'importanza della rete oggi nei processi di informazione e formazione. Nel 2015 una commissione governativa guidata dal compianto Stefano Rodotà ha stilato la Carta dei Diritti di Internet che all'articolo 4 recita Il diritto ad un accesso neutrale ad Internet nella sua interezza è condizione necessaria per l'effettività dei diritti fondamentali della persona.

Un aspetto tecnologico come quello della Neutralità di Rete che quindi diviene anche, come spesso accade oggi con diversi altri temi di natura tecnologica (si pensi alla discussione sull'Intelligenza Artificiale), un aspetto rilevante dal punto di vista sociale, economico e politico. È chiaro pertanto, come in Italia la visione sia diversa da quella americana. E questa visione ci permette di guardare alla decisione americana anche come ad una grande opportunità. Se infatti la Comunità Europea e l'Italia, invece di seguire quanto fatto in America decideranno di mantenere la rete neutrale (e non sarà facile in quanto gli operatori lotteranno anche qui per una decisione che segua quanto voluto da Trump), il nostro continente potrebbe diventare un attrattore di innovazione e di aziende che hanno bisogno di una Internet come quella di oggi, di una rete senza corsie preferenziali, per poter erogare e diffondere i propri servizi.

Ironicamente grazie a Trump e alla sua amministrazione, i nuovi Facebook, Instagram, Netflix, Amazon potrebbero nascere in Europa. Potrebbero nascere in Italia. Potrebbero nascere qui a Napoli. Sì, a Napoli.

* Università degli Studi di Napoli Federico II
Sabato 30 Dicembre 2017, 18:00 - Ultimo aggiornamento: 30-12-2017 18:00
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