Un robot salernitano per i tetti della Bretagna
Laminati, a Baronissi la bottega 4.0

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di Cristian Fuschetto

Per costruire i tetti a cuspide nel Nord della Francia servono delle piccolissime staffe in laminati che solo una fabbrica di Baronissi è riuscita a progettare. Anzi, non solo le ha progettate ma ha realizzato un robot in grado di produrne una ogni due minuti.

Un opificio 4.0 nella Valle dell'Irno 
Nel cuore della Valle dell’Irno, oPm Stampi da circa 30 anni produce macchine per chiunque si occupi di punzonatura. Per usare una metafora sartoriale, se lamiere e profilati sono la stoffa con cui piccoli e grandi aziende cuciono serrande, infissi, porte e portoni, le macchine inventate dagli ingegneri salernitani sono le forbici in grado di esaltare la creatività del sarto. Le stampatrici presenti sul mercato riescono a coprire un gran numero di performance ma chiaramente non possono coprire tutte le tendenze del mercato. Se un produttore ha un’esigenza particolare o vuol testare una sua idea, due sono le opzioni: o crea una nuova macchina o rinuncia alla sua idea. Il che, com’è facilmente comprensibile, non è molto conveniente. “E qui arriviamo noi: ascoltiamo le esigenze del cliente e gli disegniamo una macchina punzonatrice su misura” spiega il patron di oPm Lorenzo Palmieri, che nel 1989 restituisce un assetto industriale all’officina per macchine agricole fondata nel 1945 da suo padre Clemente. Col tempo la oPm si specializza  nella produzione di macchine punzonatrici speciali, tutto quel che serve per tranciare, stampare, imbutire, coniare, premere, intagliare laminati viene progettato e realizzato dall’azienda, 15 dipendenti tra ingegneri e operai specializzati. Tutto, purché il prodotto sia fuori standard e debba essere cucito addosso alle esigenze del cliente.

L'isola robotica esportata in Bretagna
E così è accaduto anche con un grosso opificio di Nantes, da tempo in cerca di una soluzione per la fornitura di piccole staffe indispensabili alla coibentazione dei celebri tetti spioventi dal sapore gotico molto diffusi nel nord Europa. L’inclinazione dei lati del tetto di queste abitazioni è tale da richiedere un fissaggio particolare ai pannelli coibentanti, altrimenti destinati facilmente (e pericolosamente) a cadere già in fase di montaggio.    
Un produttore della città francese ha immaginato la soluzione, al resto ha pensato l’azienda salernitana. La oPm ha progettato e realizzato un’isola robotizzata che in modo del tutto autonomo gestisce l’intero processo, dal caricamento del materiale alla lavorazione fino all’imballaggio delle staffette. L’impianto è composto da un unità di svolgimento e taglio nastro, da un robot che si occupa della manipolazione del materiale dalle unità per la lavorazione.

Transizioni digitali per produzioni flessibili 
“La digitalizzazione della manifattura è un trend irreversibile, se prima ai nostri clienti fornivamo macchine tendenzialmente statiche, oggi dobbiamo proporre robot sempre più intelligenti e flessibili” spiega Clemente Palmieri, laureato in Ingegneria dell’Automazione e terza generazione di Palmieri in azienda. Il robot spedito in Francia ha una velocità di 2 metri al secondo e, grazie ai software elaborati dalla oPm dialoga con ciascun macchinario coinvolto nel processo tanto da creare intorno a sé una vera e proprio “isola” di lavoro. “Noi elaboriamo un software per le varie interconnessioni tra il robot e i vari impianti e poi un software superiore, per dir così, che coordina le singole operazioni”, continua Clemente. La chiave dei processi produttivi 4.0 sta nel cervello non nel braccio meccanico, così se serve cambiare qualcosa si interviene sul software e si adatta il processo alle innovazioni di prodotto. La transizione verso il digitale serve anche a questo, rispondere rapidamente ai cambiamenti senza rivoluzionare ogni volta la catena produttiva.

Perché i robot fanno bene al lavoro
Il robot made in Salerno ha aperto alla fabbrica di Nantes le porte delle agevolazioni previste dalla legge voluta dal presidente Macron sull’industria 4.0. “Un aspetto molto interessante della robotizzazione del lavoro è l’alfabetizzazione digitale che investe gli operai” osserva deciso Clemente. “Innestare un robot in aziende come la nostra o come quelle dei nostri clienti significa professionalizzare tutti i lavoratori. Spesso anche in modo inconsapevole, il fatto è che comunque matura e si diffonde la necessità di avere konw-how capace di migrare da un mondo analogico a uno sempre più informatizzato”. 
La oPm non produce direttamente i robot, li adatta all’esigenza. Su questo fronte è in fase conclusiva un accordo commerciale con Kuka, gigante tedesco della robotica europea. Il modello seguito dalla piccola officina 4.0 di Baronissi è quello di fare da interfaccia tra grossi produttori di macchine e operatori della media carpenteria. “In pratica siamo degli integratori – chiarisce l’ingegnere Lorenzo Palmieri – creiamo un’interfaccia tra robot che asserve e macchinario che viene asservito”.

Un laboratorio di ricerca per un mercato in crescita
Il piglio per l’innovazione fa parte del Dna aziendale. Sono decine le collaborazioni con università e istituti di ricerca e il Laboratorio della oPm è accreditato dal Ministero dell’Istruzione. “Ai colpi della concorrenza possiamo e dobbiamo rispondere solo puntando sulla solidità della ricerca e su una professionalità maturata in trincea nel corso di decenni. Nel nostro piccolo riusciamo a essere presenti su mercati abbastanza grandi come Sud America, Europa dell’Est ed Emirati Arabi. Siamo ottimisti, burocrazia permettendo” conclude Palmieri senior. 
Lunedì 9 Ottobre 2017, 17:51 - Ultimo aggiornamento: 09-10-2017 17:54
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