Tra saperi e informazione
un «patto» per la crescita

di Antonio Pescapè*

Più o meno dodici mesi fa, con Gaetano Manfredi, Rettore dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, incontrai il direttore de Il Mattino Alessandro Barbano ed il responsabile economia del giornale Nando Santonastaso. L'incontro serviva a capire se e come mettere in piedi un nuovo progetto, Mattino 4.0: un inserto che raccontasse l'innovazione e la ricerca, a Napoli ma con un respiro internazionale, in collaborazione con l'Università di Napoli Federico II. Da un lato i giornalisti de Il Mattino a raccontare il territorio, la sua economia, le sue aziende. Dall'altro i ricercatori universitari a raccontare il loro lavoro e le loro storie.

Ero stato al Mattino da piccolo in gita con la scuola, non ricordo bene quanti anni avevo. Entrare di nuovo in quelle stanze, sedersi alle scrivanie dei giornalisti, guardare alle pareti le prime pagine di alcuni numeri che hanno fatto la storia del giornale e della città nella quale sono nato e vivo, fu talmente forte come emozione che quando parlammo del progetto e delle cose da fare non mi resi bene conto in cosa esattamente mi stavo andando a ficcare. E quindi preso anche dall'entusiasmo dissi «sì, benissimo, lo facciamo».

Ma non mi era ben chiaro né cosa dovessimo fare né tantomeno come farlo.

Le prime email, le prime riunioni di redazione del martedì mattina, il caffè al bar del giornale, il viaggio che comincia ed il percorso che pian piano si fa strada sotto le prime idee, le discussioni, le letture e le dita che picchiano i tasti del portatile.

I primi numeri. I primi commenti.

L'obiettivo era di raccontare l'innovazione, la ricerca, la tecnologia, la scienza, i suoi presupposti, i suoi limiti. La sua importanza ed il suo impatto sulla società, nelle cose e nel lavoro che facciamo ogni giorno, nel lavoro che faremo domani. Di come la complessità del cambiamento non possa essere affrontata con un approccio esclusivamente tecnologico e di come, nel contempo, le tecnologie possano e debbano guidare lo sviluppo di un paese moderno ma la loro applicazione sia spesso bloccata da una burocrazia inutilmente antiquata, da approcci completamente inadeguati e da un paese a cui manca una visione ed una cultura tecnologica.

In dodici mesi abbiamo raccontato diverse storie ed attività di ricerca che si svolgono nel nostro Ateneo, abbiamo raccontato delle nuove iniziative che sono nate - grazie ad un lavoro enorme di gruppo ed una squadra che ha fatto sistema - alla Federico II e nel nuovo Campus di San Giovanni a Teduccio. Abbiamo raccontato di robotica, di cybersecurity, di big data e privacy, di innovazione e digitalizzazione nel settore delle costruzioni, in quello aeronautico, in quello dei materiali, in quello della salute, in quello della gestione del territorio, in quello agroalimentare, in quello automotive, in quello degli impianti industriali e delle catene di produzione, del trasferimento tecnologico e dei nostri spin off, di digital humanities. Ma abbiamo anche raccontato di etica e tecnologia, di come le tecnologie siano trasversali a diversi ambiti applicativi e di come, in quella che viene definita quarta rivoluzione industriale, sia necessario il dialogo ed il lavoro congiunto di umanisti, giuristi, economisti, matematici ed ingegneri. Abbiamo raccontato diverse innovazioni tecnologiche e l'impatto di queste ultime sul presente e sul futuro (prossimo). Innovazioni tecnologiche che, ad esempio, hanno fatto registrare un enorme interesse al recente CES 2018 tenutosi a Las Vegas dal 9 al 12 gennaio dove 5G, AI ed IoT sono state tra le tecnologie più citate per lo sviluppo delle Smart City o alla recente Maker Fair tenutasi a Roma dal 1 al 3 dicembre 2017 dove la robotica ha avuto un successo enorme.

Io non so se siamo riusciti a fare fino in fondo quello che volevamo fare e quello che Il Mattino si aspettava da noi, da professori universitari che di mestiere fanno principalmente didattica e ricerca e che provano ogni giorno a capire come la ricerca debba entrare nella società, e renderla migliore, e la società entrare nella didattica, senza alterarne i principi e le linee guida.

Io non lo so se quello che abbiamo scritto è servito alla città ed a tutti quelli che ci hanno letto in questi mesi.

So però quello che mi hanno detto i miei studenti il lunedì successivo all'uscita del numero di Mattino 4.0. Studenti che hanno discusso con me - in aula e fuori - le tematiche degli articoli. Studenti che a un certo punto mi hanno cominciato a chiedere «prof, ma esce Mattino 4.0? E con quali contenuti questa volta?».

So che amici e colleghi mi hanno detto «Mio figlio esce a comprare l'inserto». So che in alcune scuole diversi docenti hanno fatto leggere i nostri articoli ai loro studenti. So che mi hanno invitato a raccontare le cose che abbiamo scritto sul giornale nelle scuole.

So quello che un amico giornalista (non del Mattino) mi ha detto: «State parlando di Innovazione e Ricerca. E lo state facendo sul giornale di Napoli».

So che colleghi di altre città mi hanno detto che sarebbe bello fare una cosa simile anche da loro; e so che ci proveranno. So che qualcuno mi ha detto «Grazie. Ci stiamo finalmente capendo qualcosa anche noi».

So che mi hanno chiesto di capire ancora di più e meglio di quello che abbiamo scritto e sono andato a raccontarlo in giro per la città in diverse occasioni.

So che le aziende e le persone del nostro territorio ora ci conoscono meglio e noi conosciamo meglio loro.

So che a casa, la sera, le famiglie parlano della scuola e dell'università che fanno e faranno i loro figli citando Mattino 4.0.

Ma so anche che quello che abbiamo fatto non è ancora niente e non basta. So che abbiamo cominciato ad imparare a fare una cosa che non avevamo mai fatto prima e che quando la facciamo ci fa stare bene. E ci fa stare bene perché parliamo di noi e del nostro lavoro. Quello che, per noi, è il lavoro più bello del mondo. Raccontiamo quello che facciamo nelle nostre aule e nei nostri laboratori, come lo facciamo e perché. Raccontiamo che l'innovazione e la tecnologia sono innanzitutto passione, conoscenza e competenza. Raccontiamo che il cambiamento o lo governi o governa lui te. Raccontiamo che il cambiamento fa paura, soprattutto se non sei preparato o non sai come prepararti ad esso, e che per innovare spesso devi disubbidire a qualcosa più che a qualcuno. Raccontare tutto ciò ci ha fatto capire ancora meglio il nostro lavoro ed il nostro ruolo, ci ha aiutato a capire ancora di più che non dobbiamo e non possiamo restare chiusi nei nostri laboratori.

E so tutte queste cose perché in realtà Mattino 4.0 non è stato solo scrivere e raccontare. Mattino 4.0 è per noi un dialogo, è ascoltare, è imparare.

* Università degli Studi di Napoli Federico II
 
Giovedì 1 Febbraio 2018, 18:36
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