Napoli capitale
della trasformazione digitale

di Antonio Pescapè *

Nelle ultime settimane Napoli è stata al centro di un dibattito - dal mio punto di vista e lo dico subito davvero poco interessante - relativo al suo posizionamento nella classifica nazionale per qualità della vita. Classifica, quella stilata da Il Sole 24 Ore, che ha visto la nostra città alla 107esima posizione. 107 su 110, confermando la posizione rispetto all'ultima versione della stessa classifica e con alle spalle solo Caserta, Reggio Calabria e Vibo Valentia. Sebbene io creda poco nelle verità assolute delle classifiche - di qualsiasi natura e su qualsiasi tema in quanto esse devono sempre essere analizzate considerando in maniera approfondita i dati e i criteri utilizzati, ritengo che esse richiedano comunque attenzione e ho pertanto ascoltato il dibattito nato in città provando a comprendere le ragioni dei partecipanti.

Quello a cui ho assistito è stato un dibattito che ha visto la contrapposizione, insopportabilmente anacronistica, dei difensori a spada tratta e dei detrattori - critici ed implacabili - di Napoli, della «napoletanità» e delle sue storiche «caratteristiche». Ancora una volta, una narrazione quella uscita da questo dibattito, che vede contrapposte tradizione ed innovazione; come se l'una fosse di ostacolo all'altra, come se l'una fosse da preferire all'altra.

Io credo che questo modo, sbagliato, di guardare e di raccontare Napoli è diventato poi anche il modo in cui abbiamo vissuto la nostra città. Ed è il modo in cui è stato erroneamente pensato il suo disegno, impedendo di tracciare la strada e di costruire il percorso verso il tema più importante: il futuro della nostra città e dei nostri giovani. Giovani che oggi, insieme ai prodotti per i quali siamo famosi nel mondo, esportiamo ovunque. Insieme alle immagini della mozzarella e degli altri prodotti tipici, andrebbero messe anche le foto delle migliaia di ragazzi che lasciano Napoli, la Campania ed il Sud: Napoli, la Campania ed il Sud sono infatti oggi tra i principali esportatori di capitale umano ad elevato profilo culturale e tecnico.

E questo accade anche perché - come tra l'altro evidenzia la stessa classifica de Il Sole 24 ore, che considerando la sola colonna della cultura vede Napoli fare un passo avanti di più di 35 posizioni - Napoli ha sempre fatto della conoscenza una sua risorsa. Quella conoscenza cresciuta anche e soprattutto intorno all'Università di Napoli Federico II, che con i suoi 793 anni è l'Ateneo laico e statale più antico del mondo. Quella conoscenza che oggi si sta attualizzando seguendo lo sviluppo della scienza e delle tecnologie, soprattutto digitali, e che può rappresentare, se opportunamente supportata, il vero ed unico volano per il progresso della nostra città e del Sud in generale. A Napoli ci sono eccellenti realtà accademiche e di ricerca, ci sono infatti in città le sedi dei cinque Atenei campani e molte sedi di centri di ricerca, tra cui Cnr, Enea e tanti altri. A Napoli c'è un enorme numero di giovani diplomati e laureati molto bravi. A Napoli ci sono le sedi dei sei distretti tecnologici regionali: aerospazio, beni culturali, edilizia ecosostenibile, biotecnologie, energia, trasporti e logistica. Questo enorme potenziale in termini di formazione, conoscenza ed innovazione ha favorito un movimento molto forte, con un trend in crescita, di start up innovative, facendo della Campania e di Napoli rispettivamente una delle regioni e delle città italiane con il numero più alto di start up. Movimento che la Federico II ha seguito con attenzione al punto da partecipare alla realizzazione del primo incubatore per startup certificato del Sud, Campania NewSteel. Federico II che, insieme a tutti gli Atenei regionali, ha recentemente ospitato il Premio Nazionale dell'Innovazione che dopo dieci anni è nuovamente tornato a Napoli. Federico II che, prima istituzione italiana, è entrata con FedericaX nella rete di edX, la piattaforma di Harvard e MIT leader nel panorama internazionale dell'apprendimento online con i MOOC (Massive Open Online Courses). Federico II che in collaborazione con il Mibac e il Complesso dei Girolamini ha istituito la Scuola di Alta Formazione in Storia e filologia del manoscritto e del libro antico. Federico II che sta lavorando all'apertura di una Scuola Normale del Sud in collaborazione con la Scuola Normale di Pisa.

Questo enorme potenziale e questo enorme fermento non è sfuggito a chi sulla conoscenza, sulle competenze e sull'innovazione fonda il proprio business. Le recenti esperienze dell'iOS Developer Academy in partnership con Apple e della Digita Academy in partnership con Deloitte sono due dei principali importanti esempi concreti di come a Napoli si possano fare iniziative di qualità e di come si possa costruire il futuro investendo nella formazione sulle tecnologie digitali. Questo enorme potenziale non è sfuggito ai cittadini ed ai nostri giovani che, in controtendenza nazionale ed in particolare in controtendenza con i dati che purtroppo si registrano al Sud, vede il numero di immatricolati della Federico II crescere da qualche anno dopo anni di decrescita.

Napoli oggi propone un variegato e completo sistema di eccellenti competenze con cui le tecnologie digitali si stanno integrando sempre più e che spazia dall'aeronautica all'energia, dalle biotecnologie alla genetica, dalla logistica all'agroalimentare, dal turismo ai beni culturali, dai materiali alla robotica, dalle scienze umane a quelle della vita. Napoli e le sue enormi competenze di ricerca e innovazione sono nuovamente al centro del dibattito nazionale ed internazionale. Non dobbiamo (nuovamente) disperdere quanto fatto sinora e si devono creare le condizioni di sistema, soprattutto investendo sui servizi, per dare ai nostri ragazzi che vogliono restare la possibilità di farlo, anche per poter dare alla collettività ed al territorio il proprio contributo. E dobbiamo nel contempo, come stiamo ad esempio cominciando a fare con le iniziative elencate sopra, finalmente attrarre nuove energie fuori dalla regione e fuori dal paese, creando infrastrutture materiali e immateriali adeguate ad un contesto aperto ed internazionale.

Viviamo in una società che si dematerializza sempre più, in cui la tecnologia digitale e l'innovazione ci accompagnano in ogni cosa che facciamo. Napoli può diventare la capitale della Trasformazione Digitale in Italia e la porta verso l'importante bacino del Mediterraneo. Senza scomodare la Silicon Valley e la San Francisco Bay (che vengono raccontate nelle solite narrazioni mainstream in un modo che personalmente seppur con caratteristiche differenti mi ricorda il modo stereotipato di raccontare Napoli), ci sono altri esempi in Europa come il parco tecnologico di Sophia Antipolis in Francia, tra Cannes e Nizza, che mettendo insieme Università, centri di ricerca, grandi aziende e start up ha creato un sistema dell'innovazione tecnologica ed un contesto socio economico di livello internazionale. I numeri del parco sono impressionanti: oltre 30.000 persone impiegate che provengono da più di 60 paesi diversi e oltre 1100 imprese. Un'area, quella della Costa Azzurra, con un clima, un cibo ed una bellezza incredibili. Un'area alla quale in termini di bellezza, clima e cibo Napoli e dintorni non hanno nulla da invidiare. Il parco di Sophia Antipolis ha riconvertito un'area, senza cancellare storia e passato.

E Napoli ora deve fare questo. Si deve riconvertire e forte del suo passato e delle sue tradizioni deve lavorare alle «tradizioni del futuro». Una riconversione economica basata sull'economia della conoscenza, sulle tecnologie e sul digitale. Una riconversione da cui nessuno vorrà stare fuori. Una riconversione che dovrà e potrà poi guidare anche la riconversione sociale della città. Una città, che oggi rischia di diventare sempre più chiusa su sé stessa e con una impressionante attitudine a guardare sempre più spesso al passato.

* Università degli Studi di Napoli Federico II
Giovedì 1 Febbraio 2018, 18:52 - Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre, 00:00
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