Credito e startup: si riparte dal Sud
Intesa Sanpaolo sceglie Napoli

di Marco Perillo

L’innovazione è alla base dell’evoluzione della società. Un concetto valido per tutte le epoche storiche, non ultima la nostra, che si appresta ad affrontare quella che si chiama quarta rivoluzione industriale. Di fronte alle possibilità che il nuovo tipo d’industria 4.0 offre, occorre guardare più avanti degli altri e cooperare. A cominciare dalle banche come Intesa Sanpaolo, che nel 2014 ha dato vita a un Innovation Center di primo livello sotto la guida di Maurizio Montagnese, manager di grande esperienza, con il compito di presidiare i processi e i piani di sviluppo del gruppo in una fase di grande cambiamento a livello internazionale. Con una sede centrale al 31esimo piano del grattacielo di Torino, quartier generale del gruppo, e un network nazionale e internazionale, l’Innovation Center è un motore abilitatore di relazioni con gli altri stakeholder dell’ecosistema dell’innovazione come imprese, startup, incubatori, centri di ricerca e Università, promuovendo nuove forme d’imprenditorialità nell’accesso ai capitali di rischio. Non a caso venerdì 19 maggio nello storico Palazzo Zevallos Stigliano, sede delle Gallerie d’Italia, il progetto culturale di Intesa Sanpaolo, si aprirà la due giorni #SharingInnovation, la via italiana al 4.0 che vedrà tra gli altri la partecipazione di Francesco Guido, direttore regionale Campania, Basilicata, Calabria e Puglia Intesa Sanpaolo; Mario Costantini, Head of Innovation Research and Acceleration Intesa Sanpaolo; Giorgio Ventre dell’UniversitàFederico II e Marco Taisch del Politecnico di Milano. Sono previsti tavoli di lavoro e osservatori per un focus a 360 gradi su idee e strumenti a supporto della nuova rivoluzione industriale.

L’innovazione non è nulla senza la condivisione. Montagnese, perché questo evento? 
«Proprio perché per noi la condivisione è una mappa, una stella polare che ci fa muovere fin da quando siamo nati. Da Torino ci siamo allargati su scala nazionale e internazionale. Il nostro è un ecosistema che vuol coinvolgere tutti quegli attori che sul territorio si occupano di innovazione: dalle istituzioni alle aziende, dagli incubatori ai clienti. Le direttrici su cui ci muoviamo sono la crescita della banca, la crescita delle imprese sul territorio e la crescita delle persone, intesa come qualità della vita. Ne siamo certi: se cresce una banca, crescono le imprese e viceversa». 

Perché avete scelto proprio Napoli per il vostro incontro? 
«Napoli è un punto di riferimento del Mezzogiorno del Paese. Per la nostra azienda è una sede importante da sempre, per la sua ricchezza culturale e per quella nel mondo dell’imprenditorialità. Non dimentichiamo l’humus a livello accademico. Con la Federico II, ad esempio, abbiamo sviluppato un rapporto solido sul tema dell’innovazione. Consideriamo il polo federiciano un Innovation Hub di grande livello. In Italia sono diverse le università con le quali abbiamo una partnership e con cui scambiamo conoscenze».
Che effetto le fa sentir parlare di quarta rivoluzione industriale? «È qualcosa che ai più spaventa.
E invece è una grandissima opportunità. Non deve spaventare, perché oggi il 4.0 rappresenta la vera sfida dell’Europa e del mondo occidentale. Come tutte le vere rivoluzioni si parte con dei dubbi, ma siamo di fronte a una grandiosa chance per tutte le imprese. Investendo sul digitale, favorendo la messa a disposizione dei dati e sviluppando l’intelligenza artificiale ne beneficeranno non solo le aziende ma anche le loro filiere».

Da dove si può partire?
«Dalle piccole cose. Sfruttiamo tutto ciò che abbiamo a disposizione, consapevoli che cominciando oggi a investire sulle nuove tecnologie, i risultati si vedranno nei prossimi anni. Da una grande potenzialità, un grande sviluppo». 
Quali sono, secondo lei, i trend tecnologici del 4.0?
«Ovviamente la robotica; le aziende che si sono mosse in anticipo da questo punto di vista, oggi hanno un valore aggiunto notevole. Poi c’è la conoscenza dei dati, grazie alla quale fattori come la gestione di vendita e la gestione dei magazzini avranno una forte scossa. Anche i droni con una regolamentazione appropriata possono contribuire a un cambio di marcia, a un business model».

Com’è nato il vostro Innovation Center? 
«Da un’idea dell’amministratore delegato Carlo Messina, tre anni fa, in coincidenza del nostro arrivo nel nuovo centro direzionale di Torino. Ci chiese d’immaginare un punto di sintesi dell’innovazione per tutto il gruppo. Ovvero un’area composta da specialisti presenti in azienda e inseriti in varie unità. Prima non c’era sinergia, ora sì. E oggi gli specialisti in innovazione sono presenti in tutti i nostri territori. Anche a Napoli, dove i risultati qualitativi sono avanti rispetto alle aspettative. Creiamo occasioni costanti di confronto quotidiano, cercando di trasferire la cultura dell’innovazione. Dal punto di vista operativo abbiamo una piattaforma, la Tech Marketplace, che incrocia domanda e offerta in termini di innovazione. Oltre cinquemila imprese hanno aderito finora e circa 1.200 startup hanno sottoscritto un accordo. Anche questo deve fare una banca: favorire l’incontro».

Valorizzare, comunicare e sperimentare sono del resto le vostre parole chiave.
«E sono le parole fondamentali dell’innovazione: occorre esplorare, avvicinarsi il più possibile alla realizzazione di una sperimentazione condivisa con le linee del business».
Lei ha detto più volte che bisogna anticipare il futuro per vincere la sfida globale.
«Chi per primo coglie la sfida del 4.0 e comincia a sperimentare e investire in tecnologie sarà avvantaggiato. Pensiamo a qualche anno fa: chi avrebbe immaginato Whatsapp, Facebook o il low cost nelle compagnie aeree? Invece, avendo coraggio, si possono creare cose straordinarie».

Una grande opportunità, la tecnologia. Ma come armonizzare il suo rapporto con l’uomo?
«L’uomo non si è mai fermato di fronte all’avanzare della tecnologia. Muoiono i mestieri ma ne nascono altrettanti. L’essere umano ha un ruolo sempre fondamentale nella gestione delle nuove realtà. Se sapremo utilizzare quel che di buono la tecnologia può fornire in termini qualitativi e quantitativi - pensiamo alla robotica in campo medico - la nostra qualità della vita può migliorare. E non crediate che la tecnologia possa sottrarre posti di lavoro: Big Data negli Usa nei ha creati un milione in più». 
Giovedì 18 Maggio 2017, 22:48
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