Napoli, hackaton per gli sviluppatori:
«Costruiamo il software dell'Italia»

di Rosita Rijtano

È il più grande evento dedicato agli sviluppatori organizzato dalla pubblica amministrazione in Italia. Due le date da segnare sul calendario: il 7 e l'8 ottobre. E venticinque le città coinvolte nel nostro paese, tra cui Napoli, e una negli Stati Uniti: a San Francisco. A metterci la faccia e la tastiera c'è Giovanni Bajo: il responsabile delle relazioni con gli sviluppatori del team per la trasformazione digitale, guidato da Diego Piacentini.

Una sorta di Virgilio hi-tech che punta a traghettare i programmatori nella pubblica amministrazione. Da quando è entrato a far parte del gruppo di Piacentini, Bajo lavora per costruire una comunità che avvicini i due mondi: nata con il nome di Developers Italia. E eventi come l'hackaton, spiega, sono «fondamentali». «Costruiamo insieme il sistema operativo dell'Italia», è l'appello. ​

Bajo, cos'è developers Italia?
«Una comunità in cui gli sviluppatori possono trovare il codice sorgente nonché documenti e supporto sulle tecnologie della pubblica amministrazione. Il fatto che esista è standard nel mondo privato, ma non in quello pubblico. Tanto che fino a marzo i programmatori che, per esempio, volevano integrare sui loro siti SPID, cioè il sistema pubblico per la gestione dell'identità digitale, non avevano alcun supporto. Il risultato? Tutto, a livello tecnico, era più difficile di quel che avrebbe dovuto essere. Adesso le cose sono cambiate». 

In che consiste il suo lavoro?
«Viaggia su due binari paralleli. Perché, da un lato, bisogna coinvolgere gli sviluppatori. Dall'altra far entrare i progetti. Quindi è necessario iniziare  un percorso anche con tutte le pubbliche amministrazioni per convincerle ad adottare questo approccio». 

Che cosa l'ha colpita di più da quando ha iniziato a lavorare con il team per la trasformazione digitale?
«Mi ha sorpreso trovare subito tanta voglia di sviluppare: molti programmatori contenti di poter aiutare il proprio paese. Una bella risposta che non mi aspettavo».

Le difficoltà maggiori.  
«Vengo dal mondo open source e di questo modello, nella pubblica amministrazione, non si conosce ancora quasi nulla. Così stiamo lavorando per diffondere questa cultura: mettere a fattore comune il software che si acquista e si produce all’interno della pubblica amministrazione». 

Perché?
«Il software open source non è zero euro, si paga l'assistenza al pari della formazione. Ma il suo vantaggio economico è notevole, soprattutto in termini di scala. Basta immaginare di non dover acquistare la stessa licenza per tutte le amministrazioni italiane».

Che si aspetta dall'hackaton?
«Al momento, ci risultano più di 1300 iscritti: metteranno mano al codice open source che stiamo rilasciando come integrazione a supporto delle tecnologie della pubblica amministrazione. Così, da un lato, mi aspetto che questi sviluppatori contribuiscano a implementare il software e creino tanti nuovi progetti per facilitare l’integrazione di queste tecnologie. Dall'altro, che si creino le competenze necessarie. Perché con la digitalizzazione della pubblica amministrazione, ne avremo sempre più bisogno». 
Venerdì 6 Ottobre 2017, 20:57 - Ultimo aggiornamento: 07-10-2017 18:06
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