Riselda, dal carcere alla startup:
il cassonetto che abbatte le tasse

di Rossella Grasso

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Spesso le idee che possono cambiare il mondo nascono nei luoghi e nei momenti più impensabili. È successo così anche per «Riselda», il cassonetto intelligente, nato in un carcere, e che adesso, da semplice sogno di un detenuto, vuole diventare realtà e apportare ai i cittadini i benefici che le nuove tecnologie possono offrire. L’idea l’ha avuta Fernando, brasiliano detenuto a Bollate, nato in una favela di San Paolo. Era il 2012 quando Francesco Pomicino, ingegnere e Carlotta Carbonai, architetto, lo hanno conosciuto mentre facevano volontariato lì, hanno visto il suo progetto e hanno deciso di dargli una mano a realizzarlo. Accanto ai tre si sono aggregati due ricercatori della Federico II, Flavio Farroni e Marco Di Michele, che hanno curato la parte meccanica ed elettronica e Giovanni Tallini, un designer fiorentino che ha disegnato la struttura per renderla più bella. Quello che per il momento è solo un gruppo di amici sogna di diventare una vera e propria startup e mettere in commercio il proprio prodotto.

Per Fernando la spazzatura è qualcosa che può continuare a vivere, per questo ha inventato una macchina che incentivi le persone a riciclare di più. Lui ha realizzato il progetto con carta e matita e poi ha fabbricato un prototipo con materiale riciclato che ha trovato in cella. Il brasiliano ha anche cominciato a fare la raccolta differenziata «cella a cella» nel carcere di Bollate, lo ha fatto con tanta convinzione che l’ex ministro per l’integrazione Cecile Kyenge ha raccontato la sua storia nel libro «Ho sognato una strada. I diritti di tutti» come esempio di buone pratiche messe in campo da immigrati. «Quella di Fernando è una storia sul rifiuto – ha detto Flavio Farroni R&D del progetto – Anche il detenuto spesso lo è e noi riqualifichiamo il rifiuto».
 
 

Riselda è un cassonetto intelligente e brevettato  con una filosofia innovativa, che premia il cittadino riciclatore. Ogni utente avrà a disposizione una card personale per buttare qualsiasi tipo di rifiuto, indifferenziato, plastica, carta e organico. Si inserisce la card nel cassonetto e in questo modo la macchina riconosce e stampa un’etichetta adesiva con un codice a barre. L’etichetta va applicata al sacchetto e poi si seleziona sul cassonetto il materiale che si desidera buttare. La macchina pesa e smista il sacchetto nel contenitore ed è in grado di fornire dati su quanto un determinato cittadino ha riciclato e su cosa. In questo modo gli enti preposti potranno calcolare la tassa sui rifiuti non più sul metraggio delle abitazioni ma su quanta spazzatura  effettivamente produce un cittadino.

«Fondamentalmente funziona come il porta a porta – spiega Francesco Pomicino, coordinatore del progetto - ma senza dover tener presenti i giorni di  consegna. Questo innovativo cassonetto è pensato per essere posizionato nei condomini in modo da rendere più semplice la consegna e la raccolta dei materiali». Varie aziende si sono dimostrate interessate al progetto. Tra queste Publiambiente, l’ente che gestisce i rifiuti nel fiorentino, che è diventato uno dei suoi primi finanziatori. «Abbiamo attivato un  crowdfounding sulla piattaforma di Eppela – spiega Pomicino - per ultimare e potenziare la parte elettronica e informatica della macchina, renderla più ergonomica con un pannello touch screen e un’etichettatrice industriale. Dobbiamo poi passare alla fase di industrializzazione per riprodurre la stessa macchina abbattendo i costi, magari con materiali migliori, per esempio di plastica riciclata e non più di alluminio come è il nostro prototipo. Per completare il tutto ci servono 10.000 euro. Poste Italiane ha deciso di finanziare il progetto se raggiungiamo 5.000 euro entro l’8 novembre con il crowdfounding di Eppela, aggiungendo alla fine quanto manca». Il progetto ha già ricevuto alcuni premi tra cui «Scintille», del Consiglio Nazionale degli Ingegneri e «Sterminata bellezza» di Legambiente. La storia di Riselda racconta come, partendo da zero, solo con uno schizzo a matita fatto da una mente lungimirante, si possa realizzare un sogno.
Venerdì 6 Ottobre 2017, 10:30 - Ultimo aggiornamento: 06-10-2017 10:30
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1 di 1 commenti presenti
2017-10-12 11:51:57
Grandissimo progetto,ancora più nobile se in futuro gli interi guadagni vengano devoluti a figli e parenti delle vittime dei vari detenuti o a chi è stato recato danno.......