Il miracolo del genetista di Portici:
«Il futuro lo costruiamo così»

di Chiara Graziani

Guardate bene questa foto: i bambini dalle grandi ciabatte e dagli sconfinati sorrisi che vi salutano da Bevalala, Madagascar, andranno se vorranno all'università. Potranno essere medici o filosofi ma anche, sempre se vorranno, agricoltori sapienti, commercianti capaci, idraulici intelligenti, eremiti autosufficienti. Sceglieranno. Avranno, infatti, l'arma della conoscenza per non essere dominati e la forza per scrivere un'altra storia. Una storia alternativa a quella alla quale il mondo li ha destinati. In un'isola poverissima, affollatissima e oppressa dall'analfabetismo sembrano concepiti in massa apposta per la solita storia da pezzo di ricambio umano infilato nell'ingranaggio a logorarsi di fatica sino alla morte. Invece no. I miracoli esistono e li fanno le persone normali.

Questi sono i 497 bambini del professor Donato Matassino, scienziato, teologo, filosofo, contadino, allevatore e praticamente ogni altra cosa l'abbia incuriosito nella sua lunga vita durante la quale ha ampiamente restituito mentre riceveva da prestigiose cattedre universitarie, soprattutto quella di miglioramento genetico animale della storica facoltà di agraria di Portici. Oggi che è in pensione, una pensione intensa, di fatto una terza esistenza dopo quella da figlio e studente e quella da cattedratico in carriera, Matassino è tutto teso a cogliere i segni del futuro che - è un suo pallino - sono già tutti, misteriosamente, nel passato. È uno scrittore di storie alternative a quella predestinata. Ed alla sua visione sapiente - che lavora in laboratorio al ritorno dall'estinzione di specie animali preziose per l'ambiente, ad organismi vegetali trasformati in squadre per bonificare i mari, a territori organizzati con intelligenza da una comunità dove i sapienti lavorano con i capaci per costruire un sistema di benessere - mette al servizio gli strumenti della genetica: ma anche quelli della teologia alla pontificia facoltà Tommaso D'Aquino di Napoli. Crede in un sapere globale, non strumentale o settoriale, nel quale biologia, genetica, fisica, matematica sono una sola orchestra.

La scuola cattolica Magnificat, dalla quale si levano quelle mille manine, fa parte del sogno razionale costruito da uno scienziato credente: il professor Matassino l'ha fatta aprire con la sua liquidazione(e da quest'anno la Magnificat avrà anche le prime due classi del liceo). L'edificio principale, il campo da pallacanestro, la sala computer. E la mensa. Sulla quale il professore è esigente: da autorità nel campo della nutraceutica e dell'impatto di nutrizione ed ambiente sul Dna animale e umano, sa che il futuro di questi bambini sarà anche quel che mangiano oggi. Anche sulla forma dei banchi ha messo bocca con suor Maddalena e suor Cyprienne. Perchè, ha detto, l'uomo è un tutt'uno indivisibile. E in ogni momento della sua vita l'ambiente lo deve mettere nelle migliori condizioni possibili per sviluppare le sue potenzialità. «Il modello deve essere la gestazione di un bambino» è uno dei suoi esempi. «Ogni essere umano al momento della nascita - spiega - è stato portato dalla madre al massimo delle potenzialità che l'ambiente consente. Se l'ambiente è scadente minori saranno le potenzialità». L'ambiente è dunque (nel caso inteso come banco e mensa) il primo diritto. E la terra dei fuochi, innanzitutto, è devastazione dei diritti fondamentali dell'uomo.

Matassino, da anni porticese, ma nativo di Ariano Irpino, è stato scelto come «Irpino dell'anno» e premiato pochi giorni fa insieme a Giovanni Solimine, presidente del premio Strega, al saggista Ugo Piscopo e la giovanissima filosofa Viviana De Santis. È l'ultimo di una serie infinita di premi, pubblicazioni e progetti scientifici. Il riconoscimento che ama di più ricordare, il premio Invernizzi è detto Nobel italiano e già nel 98 riconobbe - con borsa di 500 milioni ridistribuita a favore dei giovani ricercatori - il suo contributo fondamentale alle biotecnologie innovative che proteggono i tipi genetici in via di estinzione. Oggi, con espressione in voga, la si chiama tutela della biodiversità. E nessuno, a parte il presidente Usa Trump, si sognerebbe di negare che dalla biodiversità passano la sopravvivenza del pianeta ed un modello di sviluppo sostenibile ed intelligente. Matassino, figlio di forestale che gli ha insegnato a proteggere e comprendere la risorsa natura, in questo è stato uno dei pioneri su una strada obbligatoria dove stanno finendo tutti, scienziati, sociologi, economisti, filosofi (mancano all'appello i politici, per drammatica mancanza di visione oltre l'ombelico).

I progetti ai quali Matassino ancora lavora febbrilmente ad 83 anni, collaborando anche con università ed enti di ricerca stranieri alla guida del national focal Point della Fao per il Mediterraneo, sono tutti concreti e visionari. Fra i più celebri quello per la de-estinzione del bovino primigenio, l'uro. L'ultimo esemplare è morto in una riserva polacca nel 600. Questo imponente animale, rustico, capace di sopravvivere da solo - senza inquinanti allevamenti intensivi - nel Neolitico aveva modellato l'ambiente a misura d'uomo arginando sterpi e foreste, spianando e concimando spazi coltivabili. Il suo Dna è sparso nelle specie bovine attuali. Matassino ha individuato le sue caratteristiche nei più antichi ceppi genetici ed ha fornito a ricercatori stranieri il seme degli animali. La sfida, che pare vicina alla vittoria, è recuperare i tasselli del puzzle e - incrocio dopo incrocio - riportare in vita un animale del quale l'ambiente ha bisogno e che potrebbe nutrire il pianeta. Se qualche centinaia di capi già vicini al modello - fra Olanda, Spagna e Romania - calpestano di nuovo le foreste e si riproducono allo stato brado, lo si deve anche, e moltissimo, a Matassino. Fra le sue creature c'era - c'è - anche il Conbsdabi, il consorzio scientifico per biotecnologie innovative al quale faceva riferimento la Fao per il Mediterraneo. Naviga in acque tristi, fra promesse, impegni e obiettivi da raggiungere. La politica pare non trovi la maniera di consentire ad una realtà di riferimento di sopravvivere. Uno scienziato può fare i miracoli. Ma al resto dovrebbe pensare la politica.
 
Domenica 12 Novembre 2017, 13:24 - Ultimo aggiornamento: 12-11-2017 13:24

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1 di 1 commenti presenti
2017-11-12 15:18:40
trump nega l'importanza della biodiversità? Chiara Graziani posi il vino.