Astronomia: il futuro è “Vst”
l’occhio che mappa le stelle

La nebulosa Tarantola: una delle spettacolari immagini riprese da Vst
di Cristian Fuschetto

A catturare il fascio di luce che in un lampo ha decretato la fine di un’era e l’inizio di una nuova è stato anche il suo potentissimo obiettivo. Celebrata da Science come la “scoperta che spacca” (breakthrough) dello scorso anno, per la prima volta nella storia dell’esplorazione spaziale è stato osservato il segnale generato dalla collisione di due stelle di neutroni, un evento cosmico semplicemente mostruoso che oltre rendere conto dell’oro e del platino disperso tra le stelle, ha confermato in modo incontrovertibile l'esistenza delle onde gravitazionali, le singolari “perturbazioni” dello spazio-tempo teorizzate da Albert Einstein un secolo fa. Avvenuto a 130 milioni di anni luce da noi, questo epocale scontro galattico non solo è stato registrato da strumenti complessi come interferometri ipersensibili alle increspature dell’universo, ma molto più semplicemente è stato visto. Sono state rilevate insieme le onde gravitazionali e le onde elettromagnetiche di uno stesso evento e se questo è stato possibile lo si deve anche a un prodgioso occhio napoletano, il “Vst” (Vlt Survey Telescope).

Realizzato a Napoli dall’Istituto Nazionale di Astrofisica sotto la guida dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, “Vst” sforna dal 2010 immagini astronomiche e dati scientifici dall’altopiano cileno del Cerro Paranal, per posizione e condizioni ambientali la migliore “finestra sul cielo” presente sulla Terra, oltre che luogo di grande suggestione (è stato il set di “Quantum of Solace”, uno degli ultimi film della serie 007). Con ottiche concepite per preservare le caratteristiche di elevata risoluzione del sito di Paranal entro un campo di vista tanto grande che potrebbe accogliere quattro lune piene messe l'una accanto all'altra, Vst produce immagini con caratteristiche attualmente insuperate fra i telescopi della sua classe.
 
A fare un punto sui traguardi raggiunti e soprattutto a immaginare il futuro del telescopio napoletano saranno da oggi, martedì 5 giugno, a venerdì 8 giugno 70 astronomi provenienti da tutto il mondo nel corso della conferenza “Vst in the era of the large sky surveys” in programma presso l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte. «Sarà l’occasione per confrontarci sui programmi scientifici in corso – spiega Pietro Schipani, responsabile nazionale del Vst e ricercatore dell’Inaf-Napoli – e si avvierà la discussione sull’utilizzo del telescopio dal 2021 in poi, quando verrà stipulato un nuovo accordo quadro con l’Eso, lo European Southern Observatory, che potrebbe far avere un maggior tempo di osservazione agli astronomi italiani per i loro progetti scientifici». Lo European Southern Observatory è il principale ente internazionale per la ricerca astronomica da terra, responsabile del Very Large Telescope (Vlt), un insieme di telescopi che forma quello che viene considerato il migliore osservatorio al mondo. In Vlt solo il napoletano Vst e un analogo progetto britannico sono gli unici due telescopi “esterni” realizzati come contributi individuali di stati membri e non direttamente dal colosso europeo.
 
 

Vst è dunque uno strumento prezioso per scandagliare nel dettaglio ampie regioni di cielo in poco tempo, ossia per svolgere un prezioso lavoro di “survey”, di mappatura. Ma perché fare delle continue mappe del cielo? «Il principale motivo – osserva Shipani – discende dalla natura stessa dell'astronomia, una scienza che ha come laboratorio un cosmo immensamente vasto, in costante evoluzione, popolato di una inesauribile varietà di oggetti e fenomeni ignoti a priori e talvolta variabili anche in tempi molto brevi. Per scoprire gli elementi rari, i cosiddetti “sconosciuti" nel mare magnum dello spazio e del tempo, per monitorare i "noti" e per collezionare "campioni" ricchi, completi e liberi da effetti di selezione, agli astronomi servono telescopi veloci, potenti, con un grande campo di vista e tuttavia capaci di mantenere una buona risoluzione».

VST è dunque uno strumento scientifico ma anche una complessa opera di ingegneria, frutto delle sinergie tra numerose discipline: dall’ottica alla robotica, passando per la meccanica, l’elettronica, l’informatica. Un elemento qualificante del telescopio è il sistema di “ottica attiva” tramite il quale vengono controllati i difetti generati da imperfezioni nella lavorazione degli specchi, da variazioni di temperatura che modificano la distanza fra le ottiche, e dalla gravità che, a seguito dei movimenti dello strumento, disallinea gli specchi e li deforma. Le correzioni sono quasi impercettibili, ma tali da migliorare enormemente la qualità delle immagini prodotte. 

In occasione della conferenza la storica maison Cilento, attiva a Napoli dal 1780, ha realizzato una cravatta dedicata al telescopio napoletano e ispirata al motivo della Croce del Sud, da sempre utilizzata dai naviganti per individuare il polo sud e simbolo dell’ESO. Nel programma degli eventi del convegno anche una conferenza pubblica di Massimo Capaccioli che la sera del 6 giugno traccerà un percorso astronomico al confine con il pensiero filosofico.
 
Martedì 5 Giugno 2018, 12:28 - Ultimo aggiornamento: 05-06-2018 12:28
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