Cervelli in fuga alle Canarie, bye bye Italia per servire ai bar

di Paola Del Vecchio

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«Les aconsejo la paella marinera o el arroz caldoso con bogavante, las especialidades de la casa. Les prometo que no se arrepentiran de la elección». Al ristorante «Casa Rafa», accanto all'impressionante spiaggia vulcanica di El Golfo a Lanzarote, che ispirò Los abrazos rotos di Pedro Almodovar, oltre all'offerta gastronomica il servizio è eccellente. Sorprende l'amabilità del cameriere, il tratto distinto e garbato con cui sguscia fra i tavoli. Accento spagnolo senza inflessioni, se non fosse per le vocali aperte che ne tradiscono le origini. «E' italiano, vero?», insinuiamo. «Sì», ammette con un ampio sorriso, quasi come preso in fallo. «Da cosa l'ha capito?», chiede a sua volta. Difficile spiegargli che è l'ennesimo dei connazionali, di tutte le età e le regioni del Belpaese, incrociati ai tavoli di ristoranti e terrazze, bar e hotel nel nostro periplo estivo nell'isola delle Canarie. Si chiama Carlo Adinolfi, ha 56 anni, è sardo, e la sua storia non è affatto singolare. Emigrato per un decennio a Bilbao, impiegato in una compagnia navale sulla rotta col Regno Unito, era rientrato due anni fa al paese d'origine, Sorso, provincia di Alghero, sperando di restarci: «Ho chiuso casa e trasferito mia moglie, tre figli universitari e il cane. Ma dopo aver lavorato 8 mesi come responsabile di sala, me ne hanno pagati solo 2 e ho dovuto rifare le valigie per venire in questo pueblo di 200 anime, dove almeno mi danno 1.200 euro al mese. Non mi lamento dice - ma in Italia non ci posso tornare. Lì il salario minimo è un miraggio».

Italian first, titola un reportage su The Guardian, che sfoglia distratta una coppia britannica, mentre Angelo Pirotti, 34 romano, laurea in Legge alla Sapienza, gli serve due birre ghiacciate al Chiringuito con vista mozzafiato sulla Punta del Papagayo, nella riserva naturale di Los Ajaches. Gli italiani li riconosci subito: Angelo, come Gino e Maurizio, gli altri due trentenni impiegati da Pedro, il proprietario del bar, sono i più educati, amabili e dal sorriso aperto. «Cervelli in fuga? Sì, ma per finire a fare i camerieri in Europa, di certo in Spagna, basta guardarsi attorno», ironizza Angelo. «Fatichiamo fino al tramonto, con un giorno libero la settimana, per 1.100 euro, vitto e alloggio inclusi. Ci ho provato anche in Calabria, mi offrivano la metà per lo stesso lavoro. Nessuna scelta: o fai lo schiavo o parti. Almeno qui ti garantiscono dignità nelle condizioni di lavoro», aggiunge mentre si destreggia con un polso slogato con due piatti di «papas col mojo». I flussi di emigrati crescono. E negli ultimi tempi, il ritmo fisiologico di circa 40-50mila partenze l'anno ha superato i 150mila emigrati l'anno. Uno su tre ha un'età compresa fra i 18 e i 34 anni, si tratta soprattutto di giovani ma non solo - di ogni retroterra sociale, con elevato grado di scolarizzazione, molti di tipo accademico. Hanno invaso la Spagna, con i grembiuli bianchi.

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Venerdì 10 Agosto 2018, 09:44 - Ultimo aggiornamento: 11 Agosto, 12:25
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COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 6 commenti presenti
2018-08-10 13:25:06
Poco da dire, in un Paese dove i giovani sono visti come un problema (vero Poletti??) e non come una risorsa, e dove la gerontocrazia impera. Fate bene ragazzi, questo Paese non vi merita.
2018-08-10 15:34:47
Nessun sano di mente investirebbe in Italia, per pressione fiscale e malavita organizzata. Non ho ancora letto una parola sola di salvini a riguardo.
2018-08-11 08:12:59
Che tristezza, questo paese non riesce a regalare neanche la speranza ad un giovane...
2018-08-10 10:02:20
Bisognerebbe mettere al muro i governi da 30 anni a questa parte.
2018-08-10 10:44:55
meglio baristi alle canarie che senza un futuro grazie al decreto indegnità!!!!!!

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