L'orgoglio di Alessandra: «Ecco perché Napoli non dimenticherà mai Luigi Necco, mio padre»

di Oscar De Simone

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È il 13 marzo quando, a seguito di una grave insufficienza respiratoria, si spegne il giornalista Luigi Necco. Per decenni è stato uno dei cronisti simbolo della città di Napoli, di cui ha raccontato le vicissitudini, le contraddizioni, le delusioni e le vittorie. Oggi, a distanza di poche settimane, la figlia Alessandra lo ricorda tra gioie, sorrisi e memorie dell’infanzia.
 
 

«Il primo ricordo che ho di mio padre - dichiara - risale a metà degli anni '60, in una casa che avevamo lungo il Corso Vittorio Emanuele, da cui era possibile affacciarsi sul mare. Ricordo mio padre come una specie di “miraggio” perché era sempre al lavoro e quando tornava a casa usciva poco dopo per altri servizi. Alla fine di quel decennio poi, quando Neil Armstrong sbarcò sulla luna, ricordo l’intervista che mio padre volle fare a una bambina come testimonianza di uno degli eventi più importanti del secolo. La bambina ovviamente ero io e quell’esperienza me la porto dentro come uno dei momenti più belli perché guardavo il cielo con mio padre con serenità e tanto amore».
 

Poi arrivarono gli anni di 90° minuto e della consacrazione di Necco come cronista e come giornalista sportivo che lo resero noto in tutto il paese.

«Quelli furono gli anni in cui attendevo con ansia il collegamento di mio padre  delle sue battute. Attendevo 90° minuto con ansia e ricordo di quanta gioia avevo nel vederlo in televisione. Ma la passione di mio padre, quella vera, è sempre stata l’archeologia. Una passione che nacque quando era ragazzino e portava la corrispondenza al famoso archeologo Amedeo Maiuri. Quello però fu anche il suo ultimo periodo in Rai, quando con la trasmissione “L’occhio del Faraone” portava nelle case degli italiani la cultura e la divulgazione della ricerca archeologica. In quel periodo ormai ero grande e ricordo che vivevo a Roma per completare i miei studi. Mio padre mi chiamava spesso per informarmi sugli orari in cui andava in onda e che venivano posticipati sempre più spesso ed io anche in quel caso ero molto ansiosa nel vederlo e lo seguivo con gioia».
 
 

L’ultimo periodo di attività di Luigi Necco però, è in una rete locale – Canale 9 – dove per quattordici anni conduce la trasmissione “L’emigrante”. Una trasmissione di attualità che riporta Necco alla sua attività di cronista e “interprete” delle vicende partenopee.

«Il periodo de L’emigrante - conclude Alessandra - è un periodo in cui mio padre tornò alle sue origini di cronista. Commentava con passione e vero amore per la proprio terra gli eventi che accadevano in città. Ricordo dei suoi cambi di tono e di come urlava sinceramente arrabbiato quando si trovava a commentare le ingiustizie che accadono sotto gli occhi di tutti. In quel caso mio padre tornò ad essere la voce di tutti i napoletani che ancora adesso continuano a dimostrare di non averlo mai dimenticato».
 
Domenica 8 Aprile 2018, 07:59 - Ultimo aggiornamento: 08-04-2018 13:45
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1 di 1 commenti presenti
2018-04-08 09:43:18
lo scrissi all'indomani della sua fine , lo ripeto per onesta' intellettuale : non mi piaceva perche' lo vedevo troppo pendente a sx pero' gli riconosco di essere un Napoletano che ha Amato Napoli prova ne sia che il programma su una tv privata intitolato " l' Emigrante " che apriva con le note di un antico successo ( a' Canzone e Napule ) , quando potevo me lo vedevo ben volentieri.....tuttaltracosa ad es di sandro ruotolo ....tanto per far un es.

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