Elezioni amministrative, il centrodestra conquista Genova, Verona e Catanzaro. A Parma rieletto Pizzarotti

Salvini e Bucci (Ansa)
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Il centrodestra unito è tornato. È questo il dato più eclatante, e in alcune città clamoroso, che emerge dai risultati dei ballottaggio nei 22 capoluoghi di Regione e Provincia dopo il secondo turno delle amministrative 2017. Un turno «funesto» per il Pd di Matteo Renzi che assiste alla storica caduta di Genova, città da sempre amministrata da sindaci «rossi», e vede perlomeno ribaltato il risultato ottenuto nel 2012 negli stessi Comuni. Il voto vede allo stesso tempo rinvigorita quell'alleanza Fi-Lega Nord-Fdi che, a livello nazionale, da tempo appare fragilissima. «Notizie positive, andiamo a governare», esulta Matteo Salvini «vedendo» un centrodestra a trazione leghista.

Genova, tra i 22 capoluoghi in ballo, segna il risultato simbolicamente più importante dei ballottaggi: più di undici punti separano il candidato del centrodestra Marco Bucci dall'avversario del centrosinistra Gianni Crivello: è la
conferma che il cosiddetto «modello Toti», dopo la conquista della Regione, mantiene il suo appeal. E il centrodestra, stando alle proiezioni, avanza a La Spezia - altra roccaforte del centrosinistra - Lodi e Pistoia. Prende, di fatto, l'emiliana Piacenza e la veneta Verona, dove Federico Sboarina ha oltre 15 punti di vantaggio su Patrizia Bisinella, compagna dell'ex sindaco Flavio Tosi e sostenuta dal Pd. E conquista Sesto San Giovanni, l'ex Stalingrado d'Italia.

Il centrodestra si impone in 16 comuni (Alessandria, Asti, Frosinone, Rieti, Como, Gorizia, La Spezia, Lodi, Genova, Monza, Oristano, Piacenza, Pistoia, Verona, Catanzaro, l'Aquila), il centrosinistra in 6 (Padova, Belluno, Lecce, Lucca, Taranto, Cuneo); Pizzarotti, ex M5S e ora con una lista civica, si conferma sindaco di Parma. Leoluca Orlando, «civico» di centrosinistra, resta primo cittadino di Palermo, mentre Trapani (dove non è raggiunto il quorum) dovrà tornare alle urne. Questo è il quadro che si delinea dalla tornata amministrativa nei 25 capoluoghi - quattro di Regione e 21 di Provincia - chiamati alle elezioni amministrative. Una fotografia che ribalta i colori dei municipi in cui si è votato: le amministrazioni uscenti erano in 15 casi targate centrosinistra, mentre il centrodestra governava in sole 5 città. Padova e Lodi erano commissariate; Parma era guidata da Pizzarotti (ex M5S) e a Verona il primo cittadino era l'ex leghista Flavio Tosi.

È una valanga, quella del centrodestra, che vede tra l'altro vicini alla vittoria candidati tutt'altro che moderati, come Alessandro Tomasi a Pistoia e Pierluigi Biondi a L'Aquila, entrambi in «quota» Fdi. Proprio nel capoluogo abruzzese si registra una probabile debacle per il centrosinistra: il primo turno si era concluso con un netto vantaggio di Americo Di Benedetto, al ballottaggio, si registra un possibile ribaltamento a favore proprio del centrodestra. Centrodestra che, inoltre, conquista Catanzaro con Sergio Abramo e Lecce con Carlo Maria Salvemini.

Il centrodestra si ferma invece a Padova, dove vince Sergio Giordani, e a Lucca dove viene eletto Alessandro Tambellini. Anche a Taranto vince il centrosinistra con Rinaldo Menucci che supera sul filo Stefania Baldassarri. A Trapani, infine, il candidato del centrosinistra perde contro se stesso: Pietro Savona (senza avversario dopo il ritiro di Girolamo Fazio) non riesce, infatti, ad ottenere l'affluenza del 50,1% necessaria. E la città va verso il commissariamento.

Domani toccherà a Renzi tirare le fila del post-sconfitta: ma il rischio è che la debacle mini, in maniera corposa, la sua leadership. Se, infatti, il renzianissimo Andrea Marcucci motiva la sconfitta con il fatto che l'elettorato M5S «abbia scelto la destra» da Mdp arrivano già i primi fendenti in chiave leadership di coalizione: «la destra è forte. O si cambia o si muore», è il tweet di Arturo Scotto. Dall'altra parte è Toti a mandare un chiaro messaggio a Salvini e Silvio Berlusconi: «è un risultato storico, il centrodestra ne faccia tesoro». Mentre Giorgia Meloni twitta: «uniti si vince, è il nostro tempo».

E il M5S? Si «consola» con la vittoria di un ballottaggio sui due capoluoghi in ballo, conquistando Carrara con Francesco De Pasquale e perdendo invece ad Asti, dove vince il centrodestra. I grillini vincono anche a Guidonia, terza città del Lazio. Ma a Parma a festeggiare è anche il simbolo del dissenso interno al Movimento: trionfa Federico Pizzarotti con la sua lista «effetto Parma». 










 
Sabato 24 Giugno 2017, 20:41 - Ultimo aggiornamento: 25 Giugno, 12:46
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2 di 2 commenti presenti
2017-06-26 08:54:51
Anche di fronte all'evidenza, il "pifferaio magico" di Rignano, non ammette che il PD ha subìto una sonora batosta. Tra poco toccherà anche a lui, a Gentiloni e alla Boschi.
2017-06-26 14:59:59
aggiungo: quando si dice che questo o quel comune da sempre "di sinistra" non lo sono più significa esattamente che io, elettore di sinistra, perchè dovrei votare una sedicente sinistra che è oramai indistinguibile dalla destra? semplificando oltre il lecito il ragionamento: di meno in peggio in meno peggio, in 25 anni la sinistra è passata dall'abolizione della scala mobile all'introduzione del precariato all'abolizione dell'art. 18. tradotto in nomi: da pajetta a occhetto, da occhetto a fassino da fassino a bersani da bersani a renzi. tradotto in gesti: tutta gente che nel marzo 2002 ci aveva portato a milioni a passeggiare per roma contro l'abolizione dell'art 18 e poi silente o appena appena mormorante ha lasciato che lo cancellasse. insisto sull'art. 18 perchè da solo metaforizza il concetto: se NEI FATTI non c'è più sinistra perchè dovrei continuare a votare una pura e semplice finzione nominalistica? NEI FATTI mi cambia qualcosa? 25 anni dimostrano che no, non mi cambia niente. nè nel portafoglio nè nei principi ideologici e/o etici. quando gli eredi (SEDICENTI) del berlinguer delal questione morale accettano tranquillamente di fare un governo con un pregiudicato che sta scontando la pena, non mi possono chiedere di votarli come niente fosse. io ti voto in virtù di quello che SEI ORA non in memoria di quello che SONO STATI I TUOI ANTENATI. ulteriore riprova di quel che dico è il (non) voto dei venti-trentenni: loro, paragoni con il secol oscorso ovviamente non li posson fare. per loro, non c'è bisogno di tante argomentazioni: per loro è evidente, scontato, che SONO LA STESSA COSA. e non li votano. nè papi bunga silvio nè matteo "se perdo lascio la politica". e se li votano, ovviamente vanno secondo convenienza: tanto, sono la stessa cosa, vediamo chi mi conviene di più.

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