Usa, l'economia vola
e i tassi Fed rimbalzano

di Flavio Pompetti

ROMA. Nessuna sorpresa da Washington. L'incontro di calendario del direttivo della Banca centrale americana si è concluso come previsto con la decisione di aumentare il tasso dei prestiti federali alle banche di un quarto di punto, e di portarlo ad una forchetta che oscilla tra l'1% e l'1,25%. Il dato come sempre è fornito sui due valori, che indicano il costo dei prestiti su diverse porzioni dei fondi forniti dalla Fed. L'1% si applica ai fondi presi in prestito overnight, tra la chiusura del giorno precedente e l'apertura delle operazioni bancarie il giorno successivo, in modo da garantire la parità di bilancio richieste dai regolamenti federali. L'1,25% è invece il tasso applicato alle riserve superiori alla quota strettamente necessaria per arrivare alla parità. La decisione era tanto scontata in Borsa, che gli indici di Wall Street ne hanno a mala pena risentito, in una giornata di sostanziale stabilità delle trattative. Il comunicato che accompagna l'annuncio parla di una sostanziale conferma dell'andamento dell'economia americana, rispetto all'ultima analisi di aprile. »Crescita moderata ma stabile», disoccupazione livellata al 4,3% in un mercato del lavoro che non è più capace di proporre la stessa offerta robusta di impiego che ha espresso negli ultimi anni. L'unica novità nella lettura dei 16 direttori regionali dell'istituto è l'andamento dell'inflazione che sta rallentando, e che si assesterà su base annuale all'1,7%. Crescerà ancora di poco l'anno prossimo all'1,8%, e poi ancora di un decimo nel 2019 prima di tornare al livello ideale del 2% nell'anno 2020.

Erano state proprio le preoccupazione per un'inflazione crescente a giustificare nelle parole della direttrice della Fed, Janet Yellen, un anno fa la ripresa degli aumenti dei tassi. Se la tendenza continua a dispetto di un calo oggi, è perché il resto del quadro generale continua a indicare una crescita dell'economia nazionale, sia pure al passo rallentato del dopo crisi. Il governo Trump ha promesso politiche di rilancio e una crescita turbo, ma al momento i dati non sono ancora in grado di confermarla. La decisione del Fomc è stata collegiale, con il solo dissenso di Neel Kasshkari della sede di Minneapolis. Dodici dei sedici direttori concordano invece nel prevedere che un terzo aumento dei tassi sarà ancora necessario prima della chiusura dell'anno. Un ulteriore ritocco dello 0,25% potrebbe arrivare con la seduta di settembre, e portare il costo del dollaro a quota 1,25 1,50%.L'opposizione di Kashkari riguarda la mancata azione immediata sul pesante bilancio di 45.000 miliardi in assets che la Fed si trova a gestire al termine delle operazioni di pulizia e di incentivazione del dopo crisi. Il banchiere di Minneapolis avrebbe voluto vedere approvato un piano organico di dismissioni, prima di procedere con l'aumento del tasso. La Fed ha invece deciso di rinviarle all'inizio del prossimo anno. Procederanno a pieno regime con un ritmo di vendite mensile di 30 miliardi di dollari in obbligazioni statali, e 20 miliardi in securities legate ai mutui immobiliari.
Giovedì 15 Giugno 2017, 11:03 - Ultimo aggiornamento: 15-06-2017 11:05


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