I giornali tedeschi: «Thyssen
vuole lasciare la siderurgia»

di Vanna Ugolini

TERNI La notizia parte dal magazine Handelsblatt, un quotidiano tedesco di economia e finanzia che indica la notizia come uno scoop, tanto che viene annunciata il giorno prima. L’attacco del pezzo, firmato da due giornalisti economici, è molto chiaro: «Heinrich Hiesinger si trova ad affrontare la sua decisione più difficile della Thyssen-Krupp: in estate deciderà di separarsi dal settore siderurgico. Un ultimo periodo non particolarmente glorioso sta per finire». L’articolo poi continua parlando dei viaggi che il Ceo di ThyssenKrupp ha fatto soffermandosi su quello fatto verso l’India, per incontrare il ceo di Tata Steel. Sulla possibile Joint venture tra le due multinazionali si parla da mesi, anche se il progetto ha sicuramente subito un rallentamento, dato che era stato annunciato per maggio. Poi la Brexit e problemi di Tata hanno rallentato la marcia. Nel frattempo l’ad di Ast e Ceo di Thyssenkrupp Italia aveva spiegato al Messaggero come l’accordo interessasse la produzione di acciaio al carbonio e, quindi, lasciasse fuori Ast dalla trattativa. Ora l’annuncio dell’incontro che potrebbe tenersi in questi giorni è contemporaneo all’altra informazione fornita dal magazine economico secondo cui Tk vorrebbe detenere meno del 50 per cento delle quote della fusione. Un segnale, secondo il magazine tedesco, che viene visto come l’abbandono del settore della siderurgia da parte di Tk. E Ast in tutto questo susseguirsi di notizie cosa c’entra? Da viale Brin solo no comment così come tacciono i sindacati che pure da tempo hanno innalzato lo spauracchio della vendita. L’unico a uscire allo scoperto è Daniele Francescangeli, Ugl. In una nota Francescangeli spiega che «non è possibile che Ast sia fuori dalla trattativa. Ast è il pezzo pregiato di Tk, l’inossidabile, al contrario del carbonio, è ancora il futuro dell’acciaio. Personalmente credo che non sia corretto dire che Ast non è in vendita, perchè chi prende ast prende una quota importante del mercato e una struttura con grandi potenzialità. Se è vero che la partita dell’Ilva è tutta italiana - prosegue Francescangeli - ast è un sito di valenza europea- Chi lo compra è leader». Per questo, secondo Francescangeli, l’ad Burelli «deve dimostrare di avere una piena autonomia economica». «Mai come oggi - prosegue Francescangeli - si pretendono risposte sulla produzione di Titanio, la tutela dell’ambiente, il recupero scorie e sul tema della sicurezza: faremo di tutto per mettere nero su bianco gli obiettivi comuni, attraverso nuovi protocolli, condivisi ed esigibili per dare risposte alle criticità del territorio»
Mercoledì 5 Luglio 2017, 16:24 - Ultimo aggiornamento: 05-07-2017 16:40
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