Tasse record nel 2019: per imprese e banche un conto da 7 miliardi

di Michele Di Branco

Nella roulette russa del fisco italiano, sono banche e imprese quelle destinate a restare fulminate nel 2019. La manovra ha preparato un menù indigesto, tanto che le varie misure che le riguardano rischiano di assorbire circa 7 miliardi di euro. Un pò meno del mezzo punto di pressione fiscale aggiuntiva (dal 41,9 al 42,4%) che l'Ufficio parlamentare di bilancio prevede per il prossimo anno. Le imprese devono però dire addio ad oltre 2 miliardi di incentivi per l'aiuto alla crescita economica e al taglio fiscale previsto con l'introduzione dell'Iri. Il credito d'imposta su ricerca e sviluppo viene praticamente dimezzato, così come viene ridimensionato il superammortamento. E lacrime amare si apprestano a versare banche e assicurazioni in quanto la legge di Bilancio introduce una modifica del trattamento contabile di perdite e svalutazioni dei crediti che portano ad un incasso per lo Stato di 3,5 miliardi. Le assicurazioni invece dovranno fare i conti con un aumento degli acconti fiscali da 900 milioni. Giro di vite pesantissimo per gli operatori del gioco. C'è l'aumento del Preu, il prelievo erariale unico, sugli apparecchi per il gioco: la percentuale destinata alle vincite (pay-out) passa dal 69 al 68% e dall'84,5 all'84%. Confermato l'aumento dell'imposta unica dovuta sui giochi a distanza (che dal 20% passa al 25% del margine), sulle scommesse a quota fissa su rete fisica. Nel mirino, anche se sono stati annunciati cambiamenti, anche il terzo settore, penalizzato da un aumento dell'Ires. Guai in vista per gli operatori on-line: l'accordo con l'Europa per evitare la procedura di infrazione fa resuscitare la tassa del 3% sul digitale. Riguarderà le imprese con oltre 750 milioni di fatturato di cui 5,5 milioni almeno prodotti online. La web tax colpisce non solo colossi come Google e Amazon ma tutte le vendite online, la pubblicità, la trasmissione dati e le piattaforme digitali, quindi anche le imprese editoriali e alcune partecipate pubbliche. Il governo ha rimosso lo stop, che durava da tre anni, nei confronti di Comuni e Regioni che dunque, dal 2019, potranno liberamente aumentare Imu, Tasi e addizionali Irpef. La Cgia stima un salasso da circa un miliardo di euro ma occorre ricordare che potranno aumentare le tasse solo sindaci e governatori che ha già portato le aliquote al massimo.
Lunedì 31 Dicembre 2018, 10:00
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